Sanremo 2020: La Scimmia premia i look più cinematografici

Quali sono i look più cinematigrafici, improbabili ed esageati di Sanremo 2020? La Scimmia Pensa assegna i suoi award ad Achille Lauro, Diletta Leotta & co.

sanremo 2020 Achille Lauro sul palco

Si spengono le luci sull’edizione numero 70 del Festival. Tra paillettes e lustrini, mantelli e volant, molti protagonisti di Sanremo 2020 hanno interpretato un immaginario fortemente cinematografico, con ispirazioni che arrivano anche da cartoon e piccolo schermo. Abbiamo classificato i look e gli outfit più provocatori, improbabili ed esagerati.

SANREMO 2020: Look e Cinema

Fuori Concorso. Diletta Leotta: Premio Ferrero Rocher


Presentatrice della prima sera, Diletta Leotta ha il sorriso della debuttante, ma gioca il tutto per tutto e si palesa in scena in un abito in seta mikado dal leggero motivo broccato, colore giallo acceso, con sottile cintura nera in vita. Abito da gran sera, che forse vorrebbe evocare La bella e la bestia, ma in effetti declama a gran voce un’altra idea di femminilità e classe. Ovvero, quella donna che non muove un passo se non in limousine, scortata naturalmente da un solerte chauffeur in divisa. E che non sia un autista qualunque. A questi livelli si accettano solo professionisti del calibro di Ambrogio. 

“Ma non è proprio fame, è più voglia di qualcosa di buono!”

Achille Lauro: Premio Draco Malfoy e Wizarding World

achille lauro sanremo 2020

La galleria delle trasformazioni di Achille Lauro rappresenta l’unica autentica nota glamour di Sanremo 2020.

I suoi alter ego spaziano da San Francesco D’assisi a David Bowie, passando attraverso la Marchesa Luisa Casati Stampa. Ma fin dalla primissima discesa di Achille Lauro lungo la scalinata di Sanremo 2020, il nostro irradiava la sua migliore magia oscura

Sarà stato il biondo platino, o magari l’ampio mantello dalle finiture in oro, ma nella prima apparizione il Principe delle Provocazioni si rivela chiaramente il fratello perduto di Draco Malfoy. E come si conviene a un giovine mago dell’Universo Harry Potter, Achille getta il manto di nero velluto per disvelare un incantesimo di nudità e pailletes.

Resterà il momento clou di questa intera edizione. Per quanto, in quella tutina e nel sospensorio luccicante, più che un dipinto di Giotto abbiamo visto l’incontro perfetto tra Freddie Mercury nel ’77 e Yuri Chechi alle Olimpiadi di Atlanta 1996. 

L’incantesimo comunque colpisce nel segno. Per l’intera edizione di Sanremo 2020, non si parlerà che delle trasformazioni di Achille Lauro e Boss Doms, realizzate con il contributo determinante della maison Gucci e il suo direttore creativo Alessandro Michele.

Chi altri avrebbe potuto costringere mezza Italia a parlare di Rinascimento, Surrealismo o della Marchesa Luisa Casati, dell’idea di esistere come un’opera d’arte vivente?

Per Achille Lauro Sanremo riserverà solo l’ottavo posto. Ma è lui il vincitore morale assoluto dell’edizione numero 70. Un vincitore che chiude in bellezza, interpretando un’avveniristica Elisabeth Tudor, che bacia un altro uomo davanti al mondo intero.

“Non voglio sembrare un lurido babbano!”

Elettra Lamborghini: Premio Mamma Mia!


Sul versante femminile, compete nella categoria Provocazioni una spregiudicata Elettra Lamborghini. Le stesse paillettes color champagne illuminano il suo primo outfit, che in compenso non è solo aderente come una seconda pelle, ma rincara la dose con un tripudio di flare e volant. Puntata dopo puntata, Elettra non cambia che il colore di questa formula soft-core, in perfetto equilibrio tra nostalgia 70s ed energiche Drag Queen.

Certi fuseaux a zampa d’elefante, con aggiunta di rouges a profusione, non si vedevano dai tempi del Musical Mamma Mia! O magari, da quegli sfrenati balletti che animavano i pomeriggi di Canale 5, quando Non è la Rai incarnava i sogni erotici degli italiani. Elettra aggiorna generosamente il mito col Twerking, ed ecco servita l’apoteosi di una femminilità iper-sessualizzata. 

“The winner takes it all!”

Elodie: Premio Blade Runner

Altra grande protagonista del Festival, la giovane Elodie esordisce nella prima serata sanremese con un look che è praticamente l’esatta replica di Zoe Kravitz sull’ultima copertina di Elle.

Stesso haircut, ma soprattutto stessa profonda scollatura, decisamente sexy, per quanto le linee ricordino le orecchie del prode Mickey Mouse. Peccato che l’outfit sia appesantito da maxi bottoni e cinturone in oro. Dettagli che bastano ad allontanare anni luce il fascino e quell’aura grunge e glamour di Miss Kravitz. Elodie, vestita dalla Maison Versace, darà il suo meglio nella serata cover. Qui gli stylist hanno optato per un outfit preso direttamente dal guardaroba di Blade Runner. Ma per certe voluminose spalline, servirebbe il fascino futuristico di Rachel, replicante dagli occhi tristi.

“Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione… E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser.”

Nina Zilli: Premio Mazinga Z


Le spalline di Elodie, in effetti, non sono le più esagerate di Sanremo 2020. Nina Zilli quest’anno non è in gara, ma si unisce a Diodato per una grintosa cover dei 24.000 Baci di Celentano.

Sarà che Diodato, vincitore annunciato del Festival, per il debutto aveva scelto un look decisamente anonimo, indossando un lungo trench nero, un po’ come un ritardatario corso in scena col cappotto. Per compensare i precedenti outfit, tra il minimal e lo sciatto, nella serata cover Diodato vira drasticamente su una giacca di paillettes rosse. Ma l’attenzione è tutta su Nina Zilli, che indossa un mini abito dai color fluo, dominato da due gigantesche spalline, degne di un grandioso robottone giapponese. E così, il premio Mazinga Z è tutto della cantante piacentina, al secolo Maria Chiara Fraschetta.

“Se hai bisogno puoi chiamarlo come un fulmine verrà! Mazinga!”

Raphael Gualazzi: Premio Paura e delirio a Las Vegas


Sanremo 2020 resterà comunque alla Storia per un dato incontrovertibile. Le prime donne di questa edizione, protagoniste di liti e capricci, bagarre e baruffe a colpi di stracci, sono decisamente gli uomini.

Tra i look più improbabili cominciamo a premiare Raphael Gualazzi. Apprezzatissimo cantautore e pianista Jazz, Gualazzi questa volta evoca emozioni e atmosfere Carioca, trovando probabilmente il prossimo tormentone dell’estate. E per quanto riguarda il look, il nostro non si risparmia e sembra disperatamente cercare un twist più moderno e glamour.

Il risultato non è forse quello sperato. Tra cappello sghembo, occhialoni a fanale e camicia stile tropical, dominata da un colletto esagerato, Gualazzi centra il pieno l’icona di Raoul Duke in Paura e delirio a Las Vegas. Peccato che evocare una delle migliori interpretazioni di Johnny Depp, ispirata alla vera storia di Hunter S. Thomson, cultore di coca e droghe lisergiche, non è mai una buona idea. E per paradosso, il nostro sembrerà ancora più goffo.

“Quelli di noi che erano stati in piedi tutta la notte non erano dell’umore giusto per caffè e frittelle, volevamo bere forte. Dopotutto eravamo la crema della stampa sportiva nazionale.”

Marco Masini: Premio Gandalf Il Grigio


Già da qualche anno il caro vecchio Marco Masini ha virato su un look decisamente Hipster. Forse per cancellare quell’immagine infelice degli anni ’80, quando cantava Perché lo fai con tanto di laccio emostatico al collo, indossato a mo’ di collana.

Ma anche l’understatement, se esasperato, può risultare involontariamente comico. E se gli occhiali dalla spessa montatura in celluloide, il look arruffato e una lunga barba fashion sembrano ormai i requisiti indispensabili per la credibilità di un cantautore, stavolta Masini travalica il limite col Fantasy. Per Sanremo 2020, grazie alla sua super barba, si aggiudica quindi il Premio Gandalf il Grigio. 

“Non essere troppo ansioso di elargire morte e giudizi. Anche i più saggi non conoscono tutti gli esiti. Il mio cuore mi dice che Gollum ha ancora una parte da recitare, nel bene o nel male.”

Morgan e Bugo. Premio Guerra dei Roses.

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Mentre Achille Lauro, con assoluta nonchalance, evoca la storia dell’Arte e del Rock, il narcisismo patologico di Marco Castoldi, in arte Morgan, cercherà in Sanremo 2020 una nuova consacrazione, trovando invece la più rovinosa caduta di stile di una carriera già al tracollo.

I dissidi tra Morgan e Bugo, forse costretti a un duetto forzato, che ha tutta l’aria dell’ultima spiaggia, sono palpabili dalla prima sera. E nella prima esibizione, vincono già il gradino più basso del Festival, incarnando il disagio più assoluto.

Da un lato Morgan, giacca da generale prussiano e ciuffo fuori controllo, saltella con falsa allegria. Dall’altro l’altissimo Bugo, immobile come uno stoccafisso, trasuda imbarazzo dallo sguardo vitreo. Questa strana coppia non è provocatoria né trasgressiva. Più cercano di apparire alternative, più risultano mestamente cliché.

Alla fine, sembreranno solo l’espressione di due opposti eccessi. Ovvero: il tipico megalomane, abituato a esagerare con eccitanti e manie di grandezza, accompagnato dal maggiordomo Learch, che se ne vorrebbe tornare dalla Famiglia Addams, ma si aiuta con barbiturici in dosi massicce.

Fin qui, Morgan e Bugo sarebbero stati tristi ma innocui. Purtroppo, la consapevolezza di aver fallito il grandioso ritorno in scena, trasformando il duetto in una farsa, doveva farsi insistente. E così, dopo la serata cover, si passerà direttamente dal disagio a una bagarre degna di Michael Douglas e Kathleen Turner ne La guerra dei Roses.

Dietro le quinte, a quanto sembra, saranno morsi e sputi. Ma è sul palcoscenico, in mondovisione, che Morgan pensa bene di battere i Roses e la più sfrenata immaginazione. Non bastava la cover di Canzone per te di Sergio Endrigo, interpretata come 2 ubriachi fuori osteria, che si strappano le strofe senza ritegno.

Morgan penserà bene di riscrivere l’intro di Sincero, il brano in gara, insultando il collega in base alla modalità solita, tra violenza e vittimismo. E Cristian Bugatti, che volta le spalle e abbandona il palco, trova l’unica soluzione dignitosa. Ovvero, il velo pietoso della squalifica da Sanremo 2020.

“Oliver Rose: Mi scusi, avvocato Thurmond, bieco, lercio, schifoso pezzetto di merda. adesso io vorrei dire due parole alla mia signora.

Barbara Rose: Se questa è una gara di caduta rapida verso il basso, hai vinto.”

Si chiude così il sipario sull’edizione numero 70 del Festival della Canzone italiana. Meriterebbero una menzione d’onore anche i sandali platform di Levante, il latex super fetish della vecchia volpe Piero Pelù, ma anche la verve inverosimilmente Metal dell’ultrasettantenne Rita Pavone. Su tutto, stravince almeno la classe assoluta della giornalista Rula Jebreal.

Stenderemo invece un altro, spesso velo pietoso sull’ultima parte del Festival. Amadeus e Fiorello si affannano a riempire un’insostenibile ora di attesa, mentre alle 2 del mattino si attende ancora l’annuncio del vincitore. Tra gli orrori di una chiusura che sfiora l’abisso, tornerà allora Diletta Leotta. Il suo remix di Ciuri Ciuri, tra ballerini siciliani con coppola, leggings e stivaloni argentei, conditi con felpone da vera rapper d’accatto, ammassa una tale serie di luoghi comuni da sembrare quasi un’allucinazione.

Si poteva tornare più indietro nel tempo, per restaurare direttamente l’Italietta delle maggiorate, le casalinghe, i gentiluomini machi e padroni degli anni ’50? Ai posteri l’ardua sentenza.

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