Sanremo 2020: le nostre pagelle, pt. 2

Le nostre pagelle della seconda serata di Sanremo 2020

Sanremo 2020 : teatro ariston
Fronte del Teatro Ariston a Sanremo. Credits: Jose Antonio
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Un’altra serata all’insegna della tradizione a Sanremo 2020: contenti famiglie, cinquantenni e “vecchi abbonati”

Amadeus sembra più che mai deciso a riportare il Festival di Sanremo sulla “vecchia via”, e lo fa con una serie di colpi sensazionali indirizzati al pubblico più “maturo”. Massimo Ranieri, Gigi D’Alessio, i Ricchi e Poveri (riuniti), Tiziano Ferro e Zucchero. Nomi solidi, sicuri, che ingombrano più o meno tutta la serata, assieme all’immancabile Fiorello e a diversi momenti impegnativi e fatti importanti messaggi sociali.

Le canzoni in gara? Ancora una volta, poco di notevole. Sono davvero rari gli artisti in grado di proporre qualcosa di davvero originale (originale, si intende, per il contesto di Sanremo). La classifica finale, di nuovo, penalizza le canzoni più impegnative, moderne, audaci, per lasciare spazio alla prevedibilità e alla canonicità. Poche eccezioni, e comunque non quelle che avremmo voluto vedere.

Ecco le nostre pagelle su tutte le canzoni della seconda serata. Per restare aggiornati sulla classifica e sul proseguimento (felice o meno) del Festival, continuate a seguirci sulla nostra pagina Facebook ufficiale, La Scimmia sente, la Scimmia fa.

Piero Pelù – Gigante [5/10]

La canzone di Piero Pelù è più o meno la stessa canzone che l’artista ha cantato per gli ultimi vent’anni. Poco può aiutare un millennial whoop infilato in sottofondo un po’ a caso, e che non regge un refrain orecchiabile ma fin troppo radiofonico. Inutile dire che l’aura rock della canzone si perde completamente negli arrangiamenti orchestrali, e viene così a mancare anche quel poco di energia che l’esibizione poteva avere.

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Elettra Lamborghini – Musica (e il resto scompare) [4/10]

Elettra Lamborghini si presenta con una regolare hit latina/reggaeton da radio che non tradisce affatto il suo ben noto afflato provocatorio. La voce è virtualmente incolore, e tutta la canzone si regge sugli usuali ritmi estivi di un qualunque tormentone di J Balvin. Un piccolo assolo di percussioni interviene a decorare un pezzo fin troppo spoglio, ma non lo salva. La completa dissoluzione nella mediocrità di un potenziale fenomeno memorabile.

Enrico Nigiotti – Baciami adesso [3/10]

Un altro pezzo “alla Sanremo” di una mediocrità inaudita, che aspira come al solito a riscattarsi “solo” in virtù dell’ottima voce dell’interprete. Una canzone che non ha assolutamente nulla da esprimere, e che si regge a fatica solo grazie all’alternanza molto anni ’90 tra strofa quieta e ritornello concitato. Si fa fatica ad arrivare alla fine.

Levante – Tikibombom [6/10]

Anche Levante subisce l’effetto “sbiancante” di Sanremo, lasciando da parte quasi tutta la sua caratteristica eccentricità per accontentarsi di un pezzo che perde ogni “spessore” itpop e si abbandona a musicalità regolari e convenzionali. La sua voce emerge come dovrebbe, e perlomeno il testo esprime un minimo di riflessione. Ma non c’è molto altro da dire, purtroppo.

Pinguini Tattici Nucleari – Ringo Starr [9/10]

Come c’era da aspettarsi, i Pinguini Tattici Nucleari emergono immediatamente per originalità e intelligenza, con un pezzo che ragiona, un po’ per paradosso, proprio sulla “malattia” che contagia Sanremo e che è vista come il morbo più incurabile e più nocivo per la società di oggi: la mediocrità. “In un mondo di John e di Paul io sono Ringo Starr” cantano i sei, tra fiati prorompenti e schitarrate rock, con la sicurezza di un gruppo che il suo nome sulla scena l’ha già impresso.

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Tosca – Ho amato tutto [2/10]

Un’espressione di pura emozione intimista completamente soffocata da una composizione che più tediosa e scialba non si può. Un “lento” nella peggiore accezione possibile del termine, che neanche l’abilità vocale di Tosca e la sua sentita interpretazione possono salvare dal baratro della noia. Un pezzo, purtroppo, irrecuperabile.

Francesco Gabbani – Viceversa [6/10]

La “magia” di Francesco Gabbani non sembra ancora del tutto svanita. Anche se questa composizione è a chilometri di distanza dall’energia di Occidentali’s Karma, e dalle canzoni del suo ottimo album Magellano (2017), si difende comunque come hit leggera da radio. Il cantante mostra una formazione musicale e sa come metterla in pratica. Nulla di rivoluzionario, ma sempre ben più del consueto piattume Sanremese.

Paolo Jannacci – Voglio parlarti adesso [4/10]

Toccante poesia sinfonica che si muove su livelli compositivi interessanti ma lascia ben poco alla memorabilità della performance. L’atmosfera c’è, e sarà sicuramente apprezzata da chi cerca una musica leggera per commuoversi ed emozionarsi. Tuttavia, manca tutto il resto. Non c’è un’incisività, né praticamente nulla di troppo memorabile. Resta la qualità, ma poco altro.