Stanley Kubrick: ossessioni, curiosità e aneddoti

Stanley Kubrick, con le sue manie ed ossessioni, incarna perfettamente il regista moderno inteso come principale artefice del processo filmico. Ecco alcune storie che lo confermano

Stanley Kubrick
Stanley Kubrick dietro la macchina da presa

Stanley Kubrick ha incarnato appieno la figura moderna del regista inteso come principale autore del film. A partire dalla fase di scrittura fino al lavoro fotografico, ha sempre cercato di curare ogni minimo dettaglio dei propri film, tratto diventato caratteristico del suo cinema.

Kubrick era un uomo estremamente schivo e particolarmente ossessivo (nonostante lui non amasse questa etichetta). Nel corso della sua carriera, durata quasi 50 anni, sono molte le testimonianze dirette del suo carattere spesso estremo, documentate da attori, produttori e stretti collaboratori. Ecco alcune delle storie più singolari che lo riguardano.

Stanley Kubrick: aneddoti e curiosità su un genio ossessivo

l’ossessione del take perfetto

Una delle più grandi ossessioni del regista americano è stata quella del take perfetto. Kubrick era particolarmente famoso nell’ambiente per la sua ricerca della perfezione, che causava un numero di riprese spesso altissimo. Vero e proprio terrore degli attori e delle maestranze.

Per fare un esempio, in Eyes Wide Shut (1999) c’è una scena in cui Bill (Tom Cruise) viene pedinato da un uomo misterioso ed acquista un giornale. Quella scena, della durata di una manciata di minuti, venne girata in ben due settimane. Inizialmente stimate in due mesi, le riprese del film durarono oltre 15.

Per Shining (1980) fu utilizzata una quantità impressionante di pellicola. Meno dell’1% fu poi utilizzata nell’effettivo film. Se normalmente il rapporto fra pellicola scartate e utilizzata varia fra il 5 ed il 10:1, quello di Shining si attesta su un incredibile 102:1.

Le alte aspettative verso gli attori

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Jack Nicholson e Stanley Kubrick sul set di Shining

Quella di Kubrick verso gli attori non era propriamente un’ossessione di controllo. Contrariamente a molti suoi colleghi lasciava infatti spazio all’improvvisazione degli attori. Lo stesso Jack Nicholson improvvisò il famoso “Here’s Johnny!” esclamato mentre abbatte la porta con l’accetta.

Si trattava più di una grande richiesta in termini di performance da parte degli attori. Kubrick cercava costantemente di trarre il massimo dai propri attori, usando metodi a volte poco ortodossi.

Questo suo aspetto causò un esaurimento nervoso alla Wendy di Shining (Shelley Duvall) durante le riprese. L’attrice soffrì anche di dolori psicosomatici e di caduta di capelli dovuta all’estremo stress cui fu soggetta. Il regista era solito costringere i propri attori a lunghissime e snervanti sessioni che arrivavano a durare anche più di 10 ore.

Alte aspettative anche nella preparazione per un determinato ruolo. Vincent D’Onofrio, il “Palla di lardo” di Full Metal Jacket (1987) dovette ingrassare di 30 kg prima della riprese. Impiegò ben sette mesi per ingrassare e addirittura nove per tornare al proprio peso originario.

L’ossessione per il controllo totale sul film e per i dettagli

Stanley Kubrick, oltre all’amore smodato per il cinema, ha adorato anche la fotografia, tanto che la sua prima professione fu quella del fotografo, è stato un avido lettore (su questo torneremo più avanti) ed un appassionato di musica. Tutti questo elementi finirono per confluire nella sua carriera da regista e plasmarne il carattere.

Già dai suoi primi film il regista tendeva ad accentrare su di sé più figure, volendo aver voce in capitolo sulla fotografia, sulla sceneggiatura, sulle scelte musicali e sul montaggio.

Esemplare il caso di Spartacus (1960). Quando arrivò a progetto già cominciato Kubrick impose subito la sua visione, non senza il malcontento di alcuni membri della crew. Il direttore della fotografia, Russell Metty, ebbe in particolare da ridire contro il regista, accusato di “rubargli il lavoro”. Kubrick di tutta risposta invitò il fotografo a “sedere e non fare nulla”. Spartacus vinse poi l’Oscar alla migliore fotografia.

Ben presto, visti il suo grande successo e riscontro (anche economico), il regista ottenne carta bianca sui propri film. Il suo controllo arrivò addirittura ad influenzare la distribuzione, quando nel 1971 decise di ritirare dalle sale inglese il suo ultimo film, Arancia Meccanica. Kubrick si sentì sopraffatto dalle polemiche sulla violenza estrema del film e chiese (ed ottenne) alla Warner Bros. di ritirare il proprio film.

Sulla cura maniacale dei dettagli e la precisione chirurgica di Kubrick esistono molti aneddoti, ma quello che più evidenzia questa sua ossessione fu il lavoro di ricerca per Napoleon, film sull’imperatore francese mai portato a compimento. Per il progetto, che durò per molta della carriera del regista, Kubrick acquistò e lesse più di 100 libri sul tema. Lavorando su una scena di battaglia, esaminò un dipinto dell’epoca per determinare il meteo di quel giorno, in modo da poter poi effettuare le riprese con condizioni simili.

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un giovane Stanley Kubrick

L’ossessione per la lettura (e per gli scacchi)

Questa ultima storia ci porta ad un’altra delle grandi passioni dell’autore americano. Quello per la lettura è amore che non ha mai abbandonato e che finì per definire molto la sua personalità e le sue idee. Inoltre per Stanley Kubrick i libri erano il punto ideale di partenza per i suoi film, visto che la quasi totalità dei suoi lavori come regista.

La lettura era per lui un’ossessione in quanto fonte vitale per “scovare” il soggetto per il suo prossimo film. Un lavoro che non condusse sempre da solo, però. Il suo assistente Anthony Frewin raccontò che Kubrick creò una finta compagnia di produzione, la Empyrean Films, attraverso cui pagò varie persone per leggere romanzi e sceneggiature, ma mantenendo sempre nascosto il proprio nome ai suoi collaboratori.

Un’altra grande passione fu quella per gli scacchi. Kubrick apprese il gioco da ragazzo e da allora non se ne separò più. Pare che sul set di Shining qualcuno della troupe portò un giorno una scacchiera. Kubrick, quando se ne accorse, pose fine alla giornata di lavoro per poter sfidare quest’uomo. Da ragazzo, inoltre, era solito giocare per i parchi di New York, arrivando anche a scommettere sull’esito delle proprie partite. Passione che si può inoltre vedere in 2001: Odissea nello spazio (1968) quando il computer HAL 9000 gioca una partita di scacchi con il dr. Frank Poole.

Le ossessioni di un uomo singolare: Stanley Kubrick nella vita privata

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Kubrick sul set di Dr. Stranamore

Sono molte le storie che ci arrivano dai set dei film di Kubrick, ma ancora di più (e singolari) quelle che raccontano la sua persona nella vita privata.

Kubrick era un uomo particolarmente schivo e raramente si mostrava ai media. Gli stessi spettatori spesso non avevano idea di che aspetto avesse. Fatto di cui il regista approfittava spesso quando qualche fan riusciva ad affacciarsi alla sua casa. Lo stesso Kubrick avrebbe detto loro che “Stanley Kubrick non era in casa” per liberarsene senza scocciature.

Fu anche un grande amante degli animali, in particolare di cani e gatti. Ad un certo punto arrivò ad avere ben 16 gatti, che spesso lasciava liberi nella sala di montaggio una volta finite le riprese come modo per compensare il tempo perduto con loro. Alla sua morte possedeva nove cani ed otto gatti.

Molte invece sono le testimonianze sui suoi rapporti interpersonali spesso particolari. Kubrick era solito chiamare parecchie volte al giorno i propri conoscenti quando aveva delle idee per i propri progetti. Spesso queste chiamate arrivavano nel cuore della notte. Kubrick era un animale notturno e dormiva molto poco, con grande gioia per chi riceveva queste chiamate.

Una dell sue più grandi paure è stata quella del volo. Kubrick cercava di limitare i propri spostamenti aerei il più possibile e ne era talmente ossessionato da ascoltare per lunghi periodi i controllori del traffico dell’aeroporto di Heathrow, secondo quanto raccontato da Malcolm McDowell. Lo stesso attore avrebbe ricevuto da Kubrick il consiglio di non volare mai.

Altro racconto riguarda la chiamate che fece a Ken Russell per chiedergli dove avesse trovato le location per i suoi film storici. Chiamata che venne interrotta, da quanto racconta Russell, poiché Kubrick si spaventò a causa di un’ape. Kubrick richiamò parecchi giorni dopo e si fece raccontare tutto delle location, che avrebbe poi usato per il suo film successivo, Barry Lyndon (1975).

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