Box Office Italia, gli effetti del Coronavirus sugli incassi al Cinema

Dieci giorni sono abbastanza per iniziare a fare la conta dei feriti, calcolare i danni e vedere come e se sarà possibile salvare il salvabile nel disastrato Box Office italiano di queste settimane. La chiusura, forzosa o inevitabile, della maggior parte degli esercizi e luoghi di aggregazione del Nord Italia non ha risparmiato le sale cinematografiche, mandando definitivamente nel pallone un settore commerciale ormai da anni abituato a sopravvivere sul filo del rasoio. Le misure di contenimento adottate dal Governo sono state già discusse, rifiutate, accettate, acclamate e parodiate da più parti. Non è questo il luogo per valutarne l’efficacia nel contenere la pandemia. Nelle ore di parziale ripresa, limitiamoci ad analizzare dati e numeri, e a stabilirne le conseguenze forse irreversibili su questo 2020 di cinema.

Da sabato 23 febbraio a lunedì 2 marzo, il Box Office italiano ha affrontato la sua più grave crisi a memoria recente

Ripassando velocemente la densissima timeline, le ultime due settimane sembrano essersi protratte per due mesi, tante cose sono accadute. La notizia della presenza di un focolaio italiano di COVID-19 nel lodigiano ha raggiunto i notiziari tra venerdì 21 e sabato 22 febbraio; già la domenica successiva furono formalizzati i primi provvedimenti di chiusura riservati agli esercizi pubblici, entrati in vigore a pieno regime a partire dalla settimana lavorativa. A martedì 3 marzo, sono esattamente due weekend che i cinema del Nord Italia tengono le serrande abbassate.

L’ultimo aggiornamento importante risale al momento alla sera di domenica 1; il recente decreto ha confermato lo stato di quarantena totale per la Zona Rossa, imponendo il proseguimento del coprifuoco alle intere regioni di Lombradia, Emilia-Romagna e Veneto fino al prossimo 8 marzo. Nel corso della settimana, dovrebbe allentarsi la morsa della prevenzione su Friuli, Piemonte e Liguria. Ammesso e non concesso che la Festa della Donna sia confermata come data della grande riapertura, per quasi quindici giorni il mercato delle sale cinematografiche avrà dovuto fare a meno di sei delle proprie regioni chiave.

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Con cinquantamila spettatori e appena 300mila euro al Box Office italiano, Gli Anni Più Belli è il film più visto di un weekend surreale

Per chi fosse interessato, il film più visto del weekend al Box Office italiano è stato quello di Gabriele Muccino, Gli Anni Più Belli: appena cinquantamila spettatori in tutto il Paese. Una bella beffa, per un titolo partito per superare i dieci milioni e ritrovatosi con gli schermi dimezzati a metà strada. Quello del 28-1 è stato il primo vero weekend di quarantena, quello che ha visto fuori gioco gli esercizi dell’intero Nord Italia. Il fine settimana precedente la notizia aveva impattato gli incassi ufficiali solamente nella giornata di domenica, chiudendo con un comunque gravissimo -30% nel corrispettivo dell’anno prima. Il bilancio aggiornato: per un incasso totale di appena 2 milioni, un calo devastante del –75%. Per un’industria già attaccata al polmone artificiale come quella degli esercenti (non certo di produttori e distributori, per i quali lo slittamento sarà poco più che un fastidio) è una botta letale.

I più ottimisti notano come le regioni ancora “attive” abbiano visto negli ultimi giorni diminuire il calo da panico (panico del tutto ingiustificato, in assenza o quasi di contagiati); con il progressivo stabilizzarsi della situazione si spera quantomeno di invertire il trend nelle zone non infettate, mentre per gli italiani sopra Bologna il ritorno in sala inizierà solamente la prossima settimana.

Le sei regioni sbarrate contribuiscono alla metà degli introiti fissi del Box Office italiano. La Lombardia da sola ha abbassato i numeri del 20%

Sono però consolazioni minime: le sei regioni sbarrate rappresentano stabilmente quasi il 50% degli incassi annuali al Box Office italiano. La Lombardia da sola, oltre il 20%. Pur resistendo le sale del centro-sud, non c’è speranza che i numeri si invertano prima di almeno altri due weekend. E a livello di bilancio annuale, ormai il danno è fatto: un settore che aveva finalmente ripreso fiato grazie ad un periodo natalizio esaltante ed un ottimo avvio di 2020, si è trovato a questo punto ad affrontare una legnata capace di rimettere tutto in discussione. Prima di ritrovare la fiducia degli spettatori ce ne vorrà di tempo, 8 marzo o meno. Febbraio 2020 ha chiuso a 42 milioni, 8 di passivo rispetto al già sottotono 2019. Grazie a Zalone, il totale annuale resta positivo; ma non ci si potrà permettere un altro mese di sale vuote senza andare in rosso.

Messo ormai in conto il danno di questi dieci giorni, il Box Office italiano deve pensare a una ripartenza immediata. Danno altrettanto grave rispetto a quello delle chiusure delle sale, c’è infatti quello delle uscite rimandate; una serie di titoli potenzialmente in grado di ridare respiro ai botteghini sono ora accatastati in un’immaginaria, caotica, urlante sala d’attesa, con uscite posticipate a chissà quando, destinati a scontrarsi con le distribuzioni della tarda primavera-inizio estate in un ingorgo che danneggerà tutti.

Da Carlo Verdone a Guido Chiesa, da Charlie’s Angels agli horror The Grudge e L’Uomo Invisibile, fino ai film per ragazzi Onward e Lupin – e senza contare i trionfi di Berlino di Favolacce e Volevo Nascondermi; film che avrebbero battuto l’inizio di un marzo trionfale finiranno a questo punto ad ingolfare le uscite di maggio, se non direttamente a morire nel periodo agostano.

Tra Cassa Integrazione e utopie di distribuzione digitale, gli esercenti si sono trovati completamente ignari di come gestire la crisi

In tutto questo, esercenti e industria si sono trovati completamente in balia di uno stato di calamità naturale, a torto o a ragione, imposto da decreti governativi inaggirabili. Lo scorso 28 febbraio una delega di rappresentanti ha incontrato il Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini al Mibact di Roma per decretare formalmente lo “stato di crisi” del settore e richiedere il necessario sostegno economico e fiscale. Al momento non ci sono notizie in merito, e difficilmente ne arriveranno. Da più parti si sono formalizzate ipotesi alternative, con il puntuale ripresentarsi della proposta di partnership con le pay-tv (affidare i titoli in prima visione alle piattaforme digitali per visioni a pagamento). Proposte legittime ma cadute nel vuoto della paralisi da panico generalizzato.

La strategia principale per contrastare un dramma a onor del vero imprevedibile sembra essere stata accendere un cero, sperare negli sgravi dalla Cassa Integrazione e aspettare che tutto si risolvesse da sé in una bolla di sapone. Cosa che non succederà, né presto né facilmente. Per un settore già in piedi per miracolo, sono bastate due settimane di chiusura forzata a mandare tutti nel pallone, e l’incapacità di confrontarsi con qualunque tipo di misura alternativa è stato l’ennesimo chiodo sulla bara. A partire dal prossimo weekend, con la riapertura delle prime sale, bisognerà tentare l’impossibile per convincere la gente di una ritrovata sicurezza. Bruciare un’altra settimana non è pensabile.

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