The Whale: Recensione del film di Darren Aronofsky con Brendan Fraser [VENEZIA 79]

The Whale
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Leone delle lacrime alla 79.Mostra del Cinema di Venezia assegnato per acclamazione a The Whale, il nuovo film di Darren Aronofsky, un melodramma che ha sembra aver conquistato stampa e pubblico grazie alla forza dirompente della sua tragica storia, ma soprattutto dell’interpretazione di Brendan Fraser, già grande favorito agli Oscar.

La commozione e le lacrime, alla fine delle prime proiezioni in anteprima mondiale, sembrano sciogliere in modo trasversale, praticamente unanime i critici e il pubblico di Venezia 79, mentre molti parlano già di Oscar, naturalmente dopo un probabile premio, che sia Leone d’oro o Coppa Volpi per la Migliore interpretazione, anche qui alla Mostra.

Eppure, al netto dell’interpretazione sovrumana di Brendan Fraser, c’è forse ancora qualcuno che potrà ancora dirsi deluso. Ovvero, i fan più radicali del regista Darren Aronofsky, che sembra aver momentaneamente accantonato il suo spirito più ardentemente sperimentale, la sua storica predilezione per un linguaggio audiovisivo fondato su l’abnorme e l’assurdo.

The Whale: La trama

Charlie (Brendan Fraser) è un professore di letteratura anglo-americana gravemente obeso. Dopo la morte del suo compagno, sembra aver punito il suo corpo con immani quantità di junk food, come avesse cercato consapevolmente la morte, trascurando oltretutto le gravi patologie associate al suo stato fisico, rifiutando drasticamente ospedali e terapie.

L’unico aiuto che Charlie sembra ammettere è quello della sua unica amica, l’infermiera Liz (Hong Chau). Ma quando il momento della morte sembra avvicinarsi a grandi passi, Charlie cerca disperatamente un riavvicinamento con sua figlia diciassettenne, Ellie (Sadie Sink).

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E se la ragazzina resta rabbiosa e totalmente ostile, incapace di perdonare al padre di averla abbandonata per inseguire il suo sogno d’amore, Thomas, un giovane missionario della New Life (Ty Simpkins), vorrebbe convertire Charlie in extremis, per salvare almeno la sua anima.

The Whale: Recensione in anteprima

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Brendan Fraser sul Red carpet della Mostra del Cinema di Venezia per The Whale (Foto Biennale Cinema di Venezia – ASAC)

The Whale è in effetti il film più tradizionale che il regista di Requiem for a dream, The Wrestler e Mother! abbia mai firmato. L’adattamento dell’omonima piéce teatrale di Samuel D. Hunter si presenta così come un dramma da camera, interamente incentrato sull’interpretazione di Brendan Fraser.

Il suo mastotondico corpo malato, il volto sfigurato dalla sofferenza sono costantemente in primo e primissimo piano, mentre la macchina da presa sembra indagare quel dolore senza tregua, allargando il campo solo per mostrare come il protagonista abbia infierito sulle sue membra, finché il grasso non è arrivato a impedire anche i più banali movimenti.

Resta il fatto che questa sofferenza insistentemente indagata, ricercata, mostrata fino all’estremo respiro, può scatenare reazioni diametralmente opposte. E se la stragrande maggioranza degli spettatori sembra sciogliersi in lacrime, una minima parte reagirà invece con un istintivo rifiuto ed estrema freddezza.

Non c’è niente di più hollywoodiano, infatti, del melodramma attentamente orchestrato per estorcere forti emozioni.

Una struttura simile a una macchina da guerra, una macchina da lacrime che resta uno degli elementi più caratteristici del Cinema americano classico, messa a punto attraverso forti elementi chiave: interpretazione, monologhi e dialoghi sempre più esasperati, fino all’esplosione della scena madre, naturalmente sottolineata da una colonna sonora fortemente empatica.

The Whale: Una grande interpretazione che non lascia dubbi (a differenza della regia da melodramma hollywoodiano classico)

Stupisce così che un regista come Darren Aronofsky abbia abbandonato il suo linguaggio allusivo, spesso fortemente allegorico e metaforico, la fascinazione per le inquadrature distorte e le digressioni essenzialmente psichedeliche, per firmare una regia più trasparente, qualcuno direbbe perfino convenzionale, come si conviene al melodramma hollywoodiano classico.

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Molti fan stenteranno quasi a riconoscere il regista, che sembra letteralmente retrocedere di fronte al protagonista e la storia, lasciando campo aperto alla sceneggiatura, modellata sulla piéce teatrale, e soprattutto l’interpretazione, il volto, lo sguardi, la smorfia, il corpo sfigurato di Brendan Fraser, che in compenso centra indubbiamente la più grande prova della sua carriera.

Una prova abbastanza epocale perché il successo di pubblico sia assicurato, così come le candidature all’Oscar e un premio per Brendan Fraser che sembra già prenotato. Quanto alla Mostra del Cinema di Venezia, che pure quattro anni fa, aveva fischiato il regista per Mother!, ci sembra difficile che The Whale possa competere con altre opere in concorso.

Titoli come Rumore bianco di Noah Baumbach, Bones and all di Luca Guadagnino, Gli spiriti dell’isola di Martin McDonagh e a sorpresa Argentina, 1985 di Santiago Mitre e L’immensità di Emanuele Crialese ci sono sembrati decisamente più convincenti, quantomeno sul piano della ricerca registica. Per conoscere in vincitori, continuate a seguirci!

The Whale: Il cast

  • Brendan Fraser: Charlie
  • Sadie Sink: Ellie
  • Hong Chau: Liz
  • Ty Simpkins: Thomas
  • Samantha Morton: Mary

The Whale: Trailer ufficiale

RECENSIONE
The Whale
Avatar di Marta Zoe Poretti
"this is a mirror you are a written sentence" Giornalista-pubblicista e #Cinemalover, specializzata in Filmologia e Storia del Cinema.
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