The Whale, Brendan Fraser difende il film dalle critiche

Parlando con il Los Angeles Times, Brenand Fraser ha difeso The Whale dalle accuse di grassofobia

The Whale
Ph courtesy of A24
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Al cinema è appena arrivato  The Whale, nuovo film di Darren Aronofsky con protagonista Brendan Fraser. L’attore, che ha interpretato un uomo recluso nel suo piccolo appartamento affetto da obesità patologica, ha sfoderato la prestazione della vita tanto da guadagnarsi una candidatura all’Oscar. Tuttavia oltre ai molti complimenti sono anche arrivate violente critiche nei confronti della pellicola accusata di grassofobia, ovvero sia la paura, il pregiudizio, la discriminazione generalizzata verso le persone giudicate in sovrappeso. La star de La Mummia ha parlato nelle ultime ore con il Los Angeles Times, difendendo il suo lavoro.

Rispetto coloro che non sono d’accordo con gli obiettivi di questo film. Ma non sono d’accordo con loro perchè so che non ci sono cattive intenzioni alla base. So che voglio sapere se io – io, Brendan – ho fatto del male. Ma la risposta che ho ricevuto dalla [Obesity Action Coalition] è stata: ” Continua a fare quello che stai facendo”. Abbiamo fatto il film che volevamo fare, e l’abbiamo fatto nel modo giusto. E io lo sostengo

Non è la prima volta che Brendan Fraser parla della grassofobia associata a The Whale. A dicembre intervistato da ScreenRant aveva infatti criticato questa tendenza moderna.

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Credo sia una visione personale, ma penso che possiamo fare molto meglio come società per fare a meno di ciò che è comune quando ci si riferisce a coloro che hanno problemi di peso nella loro vita – aveva detto. Perché se ho imparato qualcosa di importante su come interpretarlo [Charlie, protagonista di The Whale], è stato quello che ho imparato dalla Obesity Action Coalition, che è un’organizzazione che supporta tantissime persone che stanno cercando di sottoporsi a interventi bariatrici e che soffrono di disturbi alimentari. Cercate l’OAC, sono molto utili.

Penso che possiamo fare di meglio come società perché ho imparato da quelle persone con cui ho parlato che molto spesso le problematiche della loro vita iniziano in tenera età. Qualcuno ha parlato con loro con disprezzo, qualcuno li ha danneggiati, qualcuno è stato vendicativo nei loro confronti, e questa è una cosa che è rimasta dentro di loro. Le parole possono essere dolorose e possono fare danni, e credo che possiamo fare di meglio. Sembra un’idea abbastanza semplice alla Pollyanna, alla teniamoci per mano, ma conta, conta davvero, con le circostanze della vita reale, e questo è l’impulso alla base dell’opera teatrale e della sceneggiatura di Sam [D. Hunter]. 

Cambieremo alcuni cuori e menti con l’aiuto di tutti nella misura in cui si libereranno di ciò che pensavano quando sono entrati [in sala] e dovranno riorientarlo attraverso le storie. Ho avuto la responsabilità di interpretare il personaggio con la stessa dignità e autenticità,  qualunque cosa possa sembrare al pubblico o ai membri della sua famiglia e ai suoi amici, gli altri quattro personaggi che entrano in quell’appartamento.

Che ne pensate?

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