Requiem for a Dream – La dipendenza da tema a personaggio

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Harry Goldfarb è un ragazzo tossicodipendente, conduce una vita sregolata ai margini della società. Insieme all’amico Tyrone e la sua fidanzata Marion, vive di espedienti per guadagnare qualche soldo con il quale procurarsi dell’eroina. Già nella prima scena lo si vede intento a sottrarre la televisione alla madre, allo scopo di rivenderla ad un rigattiere. La madre più tardi riscatterà dal rigattiere, il signor Rabinowitz (Mark Margolis), la televisione. Dal dialogo tra i due è evidente che sia un meccanismo ormai consolidato nel tempo, tanto da essersi costruito un rapporto quasi d’amicizia tra la signora Goldfarb e il rigattiere. La madre, Sara, è una donna sola, rimasta vedova e afflitta da un figlio fallito, per il quale tuttavia nutre un grande affetto e tante speranze. Sara conduce un’esistenza monotona, scandita da alcuni rituali: guardare la tv, dalla quale è assuefatta e completamente dipendente, sedere in strada con le amiche, conversando di banalità. Il tutto sullo sfondo di una periferica e piatta Coney Island.  La routine di Sara viene interrotta da una telefonata che la informa di essere stata selezionata per apparire come ospite nel programma televisivo che lei stessa segue, e che costituirà una costante per tutto il film. Questo evento segnerà uno spiraglio in un’esistenza il cui unico scopo sembra l’attesa dell’inesorabile morte. Sara intravede una possibilità di riscatto, di ritorno ad un passato nostalgico, simboleggiato attraverso un vestito rosso a lei tanto caro. A causa del sovrappeso non riesce più ad indossare quel vestito che vorrebbe sfoggiare in televisione, decide così di seguire una dieta ferrea, recandosi da un medico il quale le prescrive delle anfetamine, che la inducono in uno stato di dipendenza. Aronofsky mostra quello che è uno dei temi principali del film: la dipendenza, che sembra assumere le caratteristiche di un personaggio vero e proprio. Dipendenza da droghe, farmaci e persino dalla televisione, evidenziando in tal modo uno stato comune in una società postmoderna dominata dall’industria mediale. Il regista esprime questa condizione ricorrendo ad un serrato montaggio che pone a confronto l’iniezione di sostanze stupefacenti da parte di Harry, con l’assunzione di farmaci e l’uso del telecomando da parte della madre, Sara. Prende così forma l’idea drammatica dell’opera, la vacuità della vita moderna fatta di apparenze ed illusioni, tanto di Sara che pur di entrare nel vestito e apparire in televisione condurrà se stessa alla rovina, così anche il figlio rovinerà se stesso a causa delle droghe nelle quali crederà di trovare una felicità irreale, illusoria e temporanea. La visione di Aronofsky sembra essere quella di un mondo degradato in cui dietro il desiderio si cela il bisogno, il bisogno di star bene con se stessi, di sentirsi appagati e felici, seppur la felicità non sia reale e pagata a caro prezzo, pur di sfuggire alla solitudine e la sofferenza della vita. Harry e Tyrone decidono di dare via ad un’attività di spaccio di droga, per duplice motivo: non avere più problemi di disponibilità del consumo e l’ambizione e la speranza di condurre una vita migliore, espandendosi e arricchendosi gradualmente. Inizialmente il progetto sembra andare in porto, i due riescono a dare vita ad una propria attività illegale. I guadagni sono tali da consentire ad Harry di affittare un locale per permettere alla fidanzata di aprire un negozio d’abbigliamento, il suo sogno data la passione per la moda, ereditata dal padre, stilista d’intimo. Si conclude la prima parte di tre, denominata : “Estate”.

Segue “Autunno”. Tyrone è convocato da uno dei boss afroamericani che gestisce il narcotraffico locale, il quale decide di assoldarlo e dargli un’opportunità di carriera nella sua organizzazione criminale. Durante l’incontro in limousine, viene coinvolto in un agguato con sparatoria, durante la fuga è arrestato dalla polizia. Harry è costretto ad usare quasi la totalità dei soldi guadagnati dallo spaccio per pagare la cauzione e permettere all’amico di uscire di prigione. L’agguato si rivela essere l’inizio di una guerra tra la mafia italiana e la banda degli afroamericani, che raggiunto l’ acme, limita conseguentemente la circolazione di sostanze stupefacenti in città. Lo scontro rende quasi impossibile ai due amici procurarsi della merce sia per la loro attività illegale e sia per il loro uso personale. I tre ragazzi, Marion compresa, si ritrovano a dover fare i conti con una crisi d’astinenza, rendendo i rapporti tra loro tesi al limite. Lo sviluppo del conflitto nel secondo atto, generatosi dallo scontro tra bande, la penuria di droghe e la conseguente crisi d’astinenza, permette ad Aronofsky di mettere il luce i rapporti umani, scandagliarli e indagare nelle profondità dei personaggi secondari che acquistano maggior concretezza. Tyrone raggiunge una complessità psicologica; probabilmente a causa dell’andamento negativo degli eventi, che gli provocano momenti di nostalgia, riscoprendo nei propri ricordi un’infanzia felice e una madre amorevole. E’ forse la possibilità per un processo di analisi interiore personale, una catarsi del personaggio non del tutto espressa e compiuta, che permetterebbe  un’ autoriflessione sulle cause e le condizioni della tossicodipendenza di un tossico forse pentito. Quello che sembrava essere un’unione sentimentale indissolubile, l’amore tra Harry e Marion, viene messo in discussione e si avvia al tramonto. La situazione sembra collassare su se stessa, tanto da costringere Marion a vendere il proprio corpo allo squallido e viscido omuncolo Arnold, suo psichiatra, per ottenere da lui un prestito allo scopo di permettere ad Harry e Tyrone di poter pagare la merce messa a disposizione dal boss mafioso italiano. Viene alla luce un aspetto ancor più negativo della dipendenza, che si fa buia, squallida. Per un attimo Marion tocca il fondo. Degrada il proprio corpo e se stessa. L’affare di droga va a rotoli a causa dell’irrequietezza di un tossico, così il sacrificio compiuto da Marion appare vano e la situazione peggiore; i rapporti tra i due si logorano sempre di più. La dipendenza da farmaci di Sara aumenta, e avendo sviluppato una maggiore resistenza decide di aumentarne le dosi, per tornare ad un precedente stato di euforia  e dinamismo. Tuttavia la dose maggiorata, le provoca un delirio allucinatorio. E’ assalita da incubi che rappresentano le sue recondite ossessioni. Vede se stessa in televisione, una versione migliore di se stessa, come vorrebbe vedersi; più bella, più giovane, felice. Nel suo delirio i personaggi escono dallo schermo e si fanno reali, popolano il suo salotto. Lei diventa oggetto di derisione da parte della se stessa immaginaria e del pubblico in sala. L’allucinazione le provoca così un forte stato d’ ansia  e  un attacco di panico. Durante la seconda parte, “Autunno”, il conflitto preannunciato nel primo atto prende luogo e si sviluppa, indirizzando i personaggi verso l’imminente catastrofe. Prende corpo l’idea drammatica alla base della poetica di Aronofsky. Quello che poteva essere considerata una possibilità di riscatto e salvezza, un percorso verso l’assoluzione e il miglioramento personale presentato in “Estate” subisce una decisa svolta. Il fatalismo esistenziale, tipico della filmografia del regista, trova qui ora la massima espressione. Il fondo è sempre superato. Le vite dei personaggi sono proiettate in una vorticosa spirale discendente di autodistruzione. Harry per sovvenire alle esigenze da tossicodipendente della fidanzata, chiede a Tyrone  il numero di telefono di un certo “Little John” (Keith David), una specie di spacciatore che richiede ai suoi clienti un pagamento in prestazioni sessuali, in cambio della dose venduta. Harry lascia il numero telefonico, e la scelta a Marion. Sceglie di vendersi ancora, di prostituirsi con Little John. E’ l’inizio del suo cammino discendente.  

Infine l’ “Inverno” arriva. Il preambolo della fine. La rovina e l’autodistruzione raggiungono il proprio acme. I personaggi corrono inesorabilmente incontro al loro triste destino. Harry, disperato per la situazione e il precipitare degli eventi, decide di recarsi in Florida insieme a Tyrone, per acquistare una partita di droga direttamente alla fonte. I due amici si mettono in viaggio in auto. Il viaggio assume quasi una valenza simbolica. Un viaggio verso la fine, il compimento del proprio miserabile destino, verso la rovina. A causa dell’incuria per il proprio stato fisico, avendo trascurato una ferita al braccio, Harry finisce in cancrena e costretto a recarsi in ospedale. Qui i due amici, rei di possesso e palesemente sotto l’effetto di sostanze stupefacenti vengono arrestati e condotti in carcere. Ad Harry verrà quindi amputato il braccio. In una certa ottica l’intervento potrebbe assumere il significato della perdita di umanità causato dall’abuso di droghe, fino alla completa disfatta dell’io personale del personaggio. Tyrone finisce in carcere, ai lavori forzati, dilaniato dai dolori psicofisici causati dall’astinenza. Ovviamente il carcere sta a significare la perdita di libertà, anche questo fatto contempla la perdita di un’umanità sacrificata in nome dell’abuso, della dipendenza. E’ ancora la dipendenza il motore che conduce ad un’altra disfatta, quella di Sara Goldfarb. A causa dello sregolato abuso di farmaci, la donna in preda ad un totale stato allucinatorio e confusionale decide di recarsi presso gli studi televisivi che avrebbero dovuto ospitarla. Anche il suo potrebbe essere considerato un viaggio, ora urbano, verso l’inferno, la disfatta personale. Di cui il simbolo è il mutamento dell’aspetto fisico. Potrebbe operarsi un confronto tra l’immagine ideale che la donna ha di se, bella, giovane, seducente; con l’immagine reale, un donna vecchia, sola, disperata. Negli studi televisivi viene presa in custodia dalla polizia che la conduce in un istituto psichiatrico per la cura mentale, dove viene ricoverata, si potrebbe dire rinchiusa. E’ la perdita non solo della propria libertà, ma anche della propria salute mentale, della ragione.  Marion, per non rivivere la crisi d’astinenza, sceglie di rinunciare alla propria dignità. Accetta l’invito di Little John di partecipare ad una festa organizzata per dei suoi amici, in cui lei e altre ragazze dovranno fare sfoggio del proprio corpo in esibizioni sessuali umilianti. La rovina giunge anche per Marion. Perde la scelta, perde la propria dignità. Aronofsky ricorre ad un serrato montaggio in cui il susseguirsi dell’immagini delle storie dei tre personaggi si fa tanto accelerato da sembrare che le immagini si sovrappongano l’una all’altra, fino ad esplodere. Segue un momento di distensione, in cui il ritmo è ristabilito. La fine è giunta. Il peggio superato. Ora i personaggi hanno compiuto il proprio destino e si preparano ad un’esistenza miserabile. I personaggi hanno perduto qualcosa, ognuno una cosa che simboleggia la perdita della propria umanità. Nelle sequenze finali, il regista ricorre ad un parallelismo, inquadrando ognuno assumere una posizione fetale, in segno di sconfitta e accettazione, forse voglia di rinascita; rifugiandosi nei propri ricordi o nei propri sogni per sfuggire ora alla cruda realtà della loro compiuta autodistruzione.  

La suddivisione in parti: Estate, Autunno, Inverno, suggerisce l’adesione di Aronofsky al classico canone drammatico, seguendo perfettamente le regole del dramma Aristotelico e cioè la divisione in atti. Gli atti si riferiscono ai tre stadi di un racconto: premessa-sviluppo-conclusione. Tuttavia Aronofsky stravolge il canone convenzionale per adattarlo alle proprie esigenze narrative. Si può notare come gli eventi trovino il proprio apice nell’atto terzo: Inverno, mentre nell’atto primo: Estate, era stata presentata un’illusoria redenzione, del tutto stravolta nel secondo atto: Autunno. Per lo stesso motivo manca del tutto la “Primavera”. Non c’è spazio per la redenzione nella poetica fatalista aronofskiana. Ciò nonostante lo stesso Aronofsky ha commentato che se si considera la dipendenza come il personaggio principale, allora la struttura drammatica segue perfettamente le regole del canone aristotelico. Mentre i personaggi vengono condotti alla rovina da una spirale discendente, la dipendenza si indirizza su un cammino ascendente, esaltata, trova il momento di rivalsa, diventando l’antieroe. Questo si dimostra essere l’aspetto più innovativo del film, l’idea drammatica, il tema attorno a cui ruotano le vicende dei personaggi, che si fa protagonista, balzando al centro della narrazione.

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