Il termine cattivo, che sia chiaro fin dall’inizio, può essere fuorviante: questo perché pone una netta stigmatizzazione del soggetto a cui si riferisce, lo taglia con l’accetta, divide automaticamente il mondo in agenti del male e agenti del bene – in una parola, manicheizza, se proprio ci si vuole fingere colti.

Ora, nel mondo del cinema fin quando si parla di opere di largo consumo o blockbuster può anche essere usato senza troppi problemi, ma più si alza l’asticella più il termine potrebbe apparire sempre più stridente, ingenuo, riduttivo. Qui dunque, stampatevelo sulla fronte, il termine cattivo verrà affibbiato a personaggi dalla mente possibilmente diabolica e perversa; ma anche ad altri che incarnano uno o più aspetti del Male (da quelli più truci ai più banali e quotidiani); oppure per indicare semplicemente alcuni nemici del protagonista che, per qualche ragione, hanno affascinato gli spettatori quanto, se non più, dell’eroe a cui si opponevano.

Premesso che i personaggi della lista sono disposti in ordine casuale, e che non vi rientreranno due personaggi interpretati dallo stesso attore – scelta sofferta, ma necessaria per differenziare un po’ le facce. Tanto questa non verrà certo presa come una lista seria, giusto?

Premessa 2: questo articolo, precisiamolo, è scritto da un ignorante. Non tanto per dire, per paraculaggine o falsa modestia: è un grande ignorante. Non è un’enciclopedia, le cose che non conosce di questo mondo superano enormemente quelle che conosce. E’ un confronto che non regge – è un po’ come se riunissimo in un solo posto i ricercatori di Harvard e i clienti di un bar di provincia e iniziassimo a fargli domande di storia medievale o fisica particellare. Chissà chi vincerebbe.

Dunque obiezioni, critiche, eventuali personaggi che credete sarebbero potuti entrare nella lista e a cui invece è stata sbattuta la porta in faccia, lasciandoli al freddo e al gelo – poveri piccoli!; ecco, tutto questo è ben accetto. Perché magari non sono stati inseriti semplicemente perché non li conosceva. E, grazie ai vostri interventi, potrà rimediare a questa sua ignoranza.

Ora la premessa è veramente finita: a voi!

 

Hannibal Lecter (Il silenzio degli innocenti)

Iniziamo con un classico, con cui forse si potrebbe concordare in modo unanime. Un personaggio che sembra in un perenne bilico tra la ragione e la follia, tra l’uomo e l’animale. Psicopatico, sadico, spietato, eppure al contempo così colto, elegante, ponderato. Capace degli omicidi più efferati e crudeli, senza il minimo rimorso, eppure capace al contempo di effettuarli con una vena artistica, modellandoli come un angelo dell’apocalisse o una miniatura medievale. Una creatura ai limiti dell’umano, dotata di sensi quasi animaleschi, a cui tuttavia abbina un acume, un ingegno, una mente analizzatrice degna di un professore di logica. Un insieme di contraddizioni assolute, di caratteristiche agli antipodi, un continuo oscillare tra l’uomo e il Male, tra quanto di saggio e “nobile” possa esserci in lui a quanto di tremendo si nasconda nel profondo del suo cuore, tra gli abissi della sua coscienza. Proprio in questa oscillazione risiede probabilmente gran parte del suo fascino.

 

Roy Batty (Blade Runner)

Ecco un cattivo più “spinoso”. Gli unici elementi che lo possono definire come cattivo della narrazione sono i pochi scrupoli di sorta nel raggiungimento dei suoi obiettivi (cosa comunque presente anche in Deckard), ma soprattutto il semplice, banale fatto di essere il nemico del protagonista. Roy è il personaggio più umano e profondo, la vera anima di Blade Runner: a lui sono associate le principali analogie religiose, il desiderio di trascendere i propri limiti e il risentimento verso il Dio suo creatore (il dottor Tyrell), quest’ultimo aspetto forse metafora di un più generale desiderio di immortalità e onnipotenza. Analizzando infatti con maggiore lucidità il leggendario monologo finale, emerge in maniera soffusa un ego molto forte – quel monologo è, in fondo, una velata epica della sua vita; ego forte che è storicamente caratteristico dell’eroe tragico. Con ciò non si vuole in alcun modo cancellare tutte le innumerevoli sfumature del personaggio e la grande, multiforme parabola che rappresenta la sua storia – dalla ricerca di se stessi e della propria anima al ruolo focale che la memoria ha in questo percorso, tema portante di Blade Runner -, ma Roy è principalmente un eroe tragico: ne possiede diverse caratteristiche, ma probabilmente non quanto uno dei personaggi che lo seguiranno in questa lista.

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