Condividi l'articolo

Antonio Salieri (Amadeus)

Non ci sono molti dubbi nel definirlo tale. E’ l’esempio del peggio che ci possa essere in un uomo roso, corroso da un limite che sente non appartenergli, l’essenza del risentimento e della frustrazione – forse i due peggiori sentimenti che un uomo possa provare -, la ricerca di una perenne, trascendente realizzazione che, in virtù della sua natura sfuggente, non arriverà mai; una ricerca che lo farà progressivamente sprofondare in un circolo vizioso quasi ariostesco. Il suo iniziale patto con Dio, attuato in maniera subdola e meschina, simbolo del suo innato scarico di responsabilità lungo il proprio cammino personale, che crede dovrà necessariamente elevarlo nel corso della sua carriera, diventerà invece simbolo della sua rovina e suo capro espiatorio al contempo quando incontrerà Mozart: musicista migliore di lui in tutto, e tuttavia “indegno” di quel talento ai suoi occhi tracotanti. Il Salieri dell’opera teatrale è indubbiamente ancora più cupo e maligno del corrispettivo cinematografico, mancando nel primo il “totale” – almeno, in apparenza – asservimento al patto con Dio, fulcro e scintilla scatenante della maggior parte dei moti interiori del secondo: proprio questo lo rende forse ancor più complesso e sfaccettato nel film di Miloš Forman.

 

Walter E. Kurtz (Apocalypse Now)

Cosa succede all’uomo che inizia a vedere il mondo con occhi nuovi? A guardare se stesso? A maneggiare, ascoltare, assecondare il suo cuore di tenebra? Kurtz è simile ad Hannibal per certi aspetti, ma senza paradossalmente la sua lucidità, il suo distacco, forse perché nell’esplorare la natura più profonda dell’uomo si è spinto ancora più in profondità di lui: ha raggiunto il suo Cuore di Tenebra. Kurtz è il caos primordiale insito nella natura primigenia, bestiale dell’uomo, dedita esclusivamente all’asservimento dell’altro e alla promulgazione di se stessa; è la potenza priva di controllo, cieca e senza freni, senza più alcun vincolo morale, senza più alcun patto sociale che le possa dare un limite, indicare dei paletti. Kurtz è ancora più inquietante e affascinante di Hannibal perché molto più umano, vicino alla condizione umana: un uomo assurto al rango di vero e proprio Dio in terra, e perciò stesso ormai slegato da qualsiasi vincolo sociale che possa tenerne a freno le pulsioni più subdole e brutali, la propria rabbia disperata e senza nome. L’Orrore. L’orrore di cui l’uomo è capace quando la sua umanità viene meno. Quando la ragione, la saggezza, lo spirito razionale che dovrebbe differenziarlo dagli animali cede ai suoi istinti più bassi.

LEGGI ANCHE:  Psycho: L'orrore interiore secondo Alfred Hitchcock

 

Harry Lime (Il terzo uomo)

Pensando a Kurtz, non può non venire in mente la stessa lenta, ansiosa, sconvolgente entrata in scena di Orson Welles ne Il terzo uomo – “sconvolgente” per il film si intende, al pari di quella di Marlon Brando in Apocalypse Now. Già, perché entrambi li portano a cambiare completamente registro, consacrandoli all’epica. E tornando a Lime, proprio Joseph Conrad in Cuore di Tenebra – in un passaggio in cui Marlow descrive Kurtz – sembra darne una descrizione illuminante: “[…] tra tutte le doti di quell’essere, quella che più rifulgeva, quella che conferiva il senso di una presenza inumana, era la sua abilità oratoria, le sue parole – il dono dell’espressione, sconcertante, illuminante, il più apprezzato e il più esecrabile, fiume pulsante di luce o flusso oscuro e ingannevole, proveniente dal cuore d’una tenebra impenetrabile”. Esattamente. Lime affascina. Straborda carisma, è impossibile restargli indifferenti, nel bene e nel male. Ma, consapevole di questo fatto, è subdolo, manipolatore, dominato da un cinismo che trova fondamento in una logica equivalenza tra la vita, l’egoismo e la violenza. Un’equazione, esattamente. Lime, a differenza di Kurtz, è tremendamente lucido nella sua malignità, non si fa scrupoli nello sfruttare l’amicizia di “Alga” e di chiunque gli stia intorno per avere un tornaconto personale, spesso a discapito dei suoi stessi affetti. In un mondo dominato dal “cane mangia cane”, Lime trova l’assioma della sua filosofia di vita: chiunque gli stia intorno non è altro che un possibile strumento da utilizzare fin quando fa comodo, per poi essere dismesso o sacrificato al momento opportuno. Freddezza e cinismo esasperati e inquietanti al contempo, che forse lo collegano in parte al prossimo personaggio della lista – almeno… in un primo momento.

LEGGI ANCHE:  Clarice: la serie non potrà nominare Hannibal Lecter