Royal Blood: Typhoons rivoluziona e diverte [RECENSIONE]

Royal Blood
I Royal Blood nel video di "I Only Lie When I Love You". Credits: Royal Blood / YouTube
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Ormai consacrati e riconosciuti a livello internazionale, i Royal Blood arrivano con il loro terzo lavoro in studio. Typhoons aveva già alzato le aspettative tramite le dichiarazioni del duo: un disco diverso, la fusione tra AC/DC e dance. Dopo un esordio esplosivo e un ottimo secondo disco la band aveva bisogno di confermare la loro ripida scalata. Spesso un artista o un gruppo si ritrovano a un bivio tanto banale quanto essenziale, proseguire per la strada sicura e già collaudata oppure cercare di rinnovarsi e cambiare le carte in tavola?

Parliamoci chiaro, per quanto diverso dai primi due lavori Typhoons mantiene il timbro e gli stilemi cari ai fan dei Royal Blood. Cambia però la forma e cadono alcuni paletti che sembravano già traballare con il lavoro precedente. Se nel primo disco esistono solo, o quasi, basso e batteria (oltre ovviamente alla voce), già in How Did We Get So Dark? gli inserimenti esterni erano meno rari. Typhoons sotto questo aspetto è una vera e propria rivoluzione. Ad accompagnare il basso distorto di Mike Kerr troveremo una discreta varietà di synth ed effetti.

Royal Blood, i nuovi tifoni del rock

Abbiamo assistito alla loro nascita e crescita con estremo interesse e li abbiamo considerati tra i nuovi promotori del rock. In questo nuovo disco possiamo solo che confermare le nostre impressioni. Sanno riconoscere il mercato e conoscono i rischi del mestiere. Typhoon è proprio questo, un rischio calcolato, un’estremizzazione della loro evoluzione che si affaccia verso nuovi orizzonti. Probabilmente questa “trasformazione” è dovuta e legata alla maggior possibilità di ampliare i propri mezzi, sia discografici che soprattutto durante i live.

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Il basso diventa più tagliente e, pur restando lo strumento principe delle composizioni, lascia più spazio al resto delle inclusioni. Cori e synth sostituiscono in parte il pitch, vero e proprio marchio di fabbrica dei Royal Blood, rendendo così il disco nettamente più riconoscibile rispetto al precedente che poteva essere un prolungamento dell’esordio. Anche in questo caso possiamo notare come questa fusione tra le loro storiche sonorità e linee più dance non sia una novità assoluta nella musica. Possiamo risentirci nettamente un mix tra Death From Above, Justice e White Stripes.

Sicuri del risultato

Non solo dalle dichiarazioni che anticipavano l’incisione in studio ma anche dai singoli usciti di recente, il duo sembrava sicurissimo del risultato finale. Trouble’s Coming, Typhoons, Limbo e Boilermaker sono infatti canzoni perfette per l’heavy rotation in radio e la loro costruzione le rendono riascoltabili all’infinito senza stancare. Insieme a Oblivion sicuramente le tracce trascinanti e migliori del disco. Ma le restanti ampliano in modo coerente l’ascolto e non risultano inserimenti di riempimento.

A chiudere il disco una canzone di beatlessiana memoria. All We Have Is Now abbandona tutti gli strumenti e lascia solo un pianoforte ad accompagnare la riverberatissima voce di Kerr. Una chiusura malinconica per un disco che parte a gas spalancato sin dell’inizio. Una chiusura assolutamente gradita che scopre un lato ancora nuovo dei Royal Blood. Forse un omaggio ai, sempre grandissima fonte d’ispirazione, Fab Four. In un disco dichiaratamente influenzato dalle sonorità Dance, la chiusura al piano funge da ballata “svuota pista”, la loro dichiarazione al pubblico che l’album è terminato e che si può smettere di ballare.

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Cassa dritta e luci stroboscopiche

Impossibile dimenticarsi dell’altra parte del duo. Ben Thatcher abbandona in parte i groove hip-hop impostando la ritmica su una cassa più dritta e diretta, alla AC/DC o alla Disco Music. Restano comunque i suoi geniali inserimenti che rendono omogeneo il lavoro con il passato. Le sincopi ricordano infatti i primi gloriosi Justice e la cosa non può che farci piacere. Con le dure sonorità dei Royal Blood infatti si torna, sotto questo aspetto, indietro di più di 10 anni.

Typhoons risulta quindi un disco estremamente divertente e ascoltabile. Un’evoluzione quasi attesa ed estremamente curata e ben fatta, dalla composizione alla scelta delle sonorità. Praticamente l’album perfetto dei Royal Blood. I fan dei Royal Blood resteranno sicuramente strabiliati dal nuovo sound e sicuramente nuovi adepti arriveranno per divertirsi sullo loro note. Ciò che attendiamo di più infatti, come qualsiasi amante della musica, è quello di poterli ascoltare live con queste nuove canzoni. Sarà impossibile non ballare e divertirsi!

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RECENSIONE
VOTO:
Avatar di Claudio Faccendi
Niente Musica e niente Sci-Fi rendono Claudio pazzo furioso!
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