La Scimmia intervista Riccardo Zanotti dei Pinguini Tattici Nucleari

Faccia a faccia con uno dei femomeni musicali più irriverenti della penisola.

I Pinguini Tattici Nucleari sono uno dei pochi, veri terremoti nella recente scena musicale italiana: sfacciati ma delicati, irriverenti ma sensibili, demenziali ma impegnati. Mescolano il rock a tutto ciò che gli gira e, soprattutto, sono assolutamente fuori di testa.

Hanno raggiunto il grandissimo pubblico con il loro ultimo disco, Gioventù brucata, uscito il 14 aprile 2017, e sono diventati un punto di riferimento nella neonata scena indie italiana. In questa intervista parliamo di rassegnazione, Bill Hicks e Dua Lipa con Riccardo Zanotti, voce e anima dei sei bergamaschi, che abbiamo incontrato in occasione del loro concerto nella bellissima Casa delle Arti in quel di Conversano.

Cominciamo subito con un tema caldo: la politica. Sembrate un po’ estranei al tema, ma in fondo si coglie la vena politica nei vostri pezzi (Me Want Marò Back, per citarne uno). Vi viene spontaneo durante il processo creativo o è una scelta oculata?

Allora… Ti parlo di me perchè le canzoni le scrivo io: cerco di mettere nei brani quella che è la mia vita, nel senso che parlo quasi sempre di esperienze personali, magari raccontate in modo metaforico ma comunque personali. Parlando della mia vita ne racconto di tutti gli aspetti, dall’andare in bagno all’andare a votare, quindi c’è politica anche quando sembra non esserci.

Lodo Guenzi (leader de Lo Stato Sociale, ndr) una volta mi ha detto che salire su di un palco a fare musica è già di per sè un atto politico. La politica è un modo di vedere il mondo: una visione politica potrebbe essere paragonata ad una visione filosofica, quindi parlando di vita si deve per forza parlare di politica e fare politica. Come in quella canzone in cui Gaber diceva “Cos’è la destra, cos’è la Sinistra…” (Destra Sinistra, 1994, ndr): alla fine le ideologie si trasmettono anche nelle più piccole cose se si è appassionati di politica, e io lo sono.

Quindi non vi sedete a tavolino pensando: “Dobbiamo scrivere una canzone per fare propaganda”.

No, questo no, esatto. Non è propaganda, nè proselitismo: è una visione oggettiva della realtà, che consta anche della politica, giustamente. Se parli della tua vita devi parlare di tutto, cerchi di non mettere filtri, e quindi sarebbe ipocrita non parlare anche di politica, perchè c’è anche quella. Certamente però non è mai il fulcro delle nostre canzoni, se non di pochissime: posso dirti Cancelleria e Me Want Marò Back, ma ci sono molti altri piccoli riferimenti sparsi qua e là.

Ora andiamo sul personale: la tua maggiore influenza musicale.

Allora, la mia maggiore influenza musicale…Non ne ho una “maggiore”, ne ho tantissime.

Dai, allora dicci ultimamente cosa stai ascoltando e dunque cosa ti sta influenzando.

Allora, da un po’ di tempo sto ascoltando Dua Lipa, ad essere sincero. Lei per me è una cantante incredibile con una storia incredibile, è tutto azzeccato nel suo progetto. Poi Ivan Graziani e Baglioni che ho approfondito dopo Sanremo.

Più in generale, nella mia vita, ci sono state quattro o cinque influenze importanti: sono partito con i Queen , di cui conosco tutto, ma veramente tutto. Per me non esisteva la musica, esistevano solo i Queen. Poi sono passato a Frank Zappa e poco dopo ai Dream Theater, che onestamente in seguito ho rivalutato. In Italia sicuramente per me sono stati importantissimi gli Elio e Le Storie Tese.

Periodo buio della tua vita?

Ma sì dai, relativamente. Tra parentesi, di recente gli Elio e Le Storie Tese hanno anche dimostrato apprezzamento nei nostri confronti, il che ci ha fatto molto piacere, perchè sono sempre stati il nostro modello.

Data la particolarità di ciò che scrivete, come mai avete scelto proprio di fare musica?

(ride) Strana questa domanda!

Chiariamo: non vi sto dicendo: “Fate schifo, ritiratevi”. Mi chiedevo come mai aveste scelto proprio questa forma per esprimervi, data l’ironia pungente dei vostri testi. Perchè io vi vedrei bene a fare stand-up comedy.

Sarò sincero: credo che a volte la ragione e la verità siano una questione di volume. Chi ha il volume maggiore riesce ad imporsi sugli altri. Noi volevamo imporci, in qualche modo; la vita ci ha sempre trattati male, bistrattati sin da quando siamo nati, allora ad un certo punto abbiamo detto: “Sapete che cosa? Noi ora smettiamo di urlare, prendiamo dei microfoni e delle chitarre elettriche distorte e siamo sopra tutti. Voi parlate pure, dite quello che volete, tanto il volume più alto ce l’abbiamo noi.” Per questo abbiamo deciso di fare non tanto “musica”, quanto rock. Avremmo potuto fare musica hawaiana, oppure musica tibetana, senza amplificatori, ma il fulcro sta nell’amplificazione, non tanto nella musica. Abbiamo deciso di fare musica “amplificata”, perchè non volevamo sentire più nulla, se non i nostri stumenti e le nostre casse spia.

Però la stand-up comedy…

Magari in futuro ci potrebbe anche stare: non mi precludo mai nessuna possibilità. Anche Frank Zappa e gli Elio e Le Storie Tese hanno fatto stand-up comedy o comunque hanno partecipato a spettacoli del genere.

Ti dirò, mi piacerebbe molto. Non si è ancora presentata l’occasione giusta, se dovesse presentarsi, lo faremmo con molto piacere: ci piace molto quel mondo, parliamo spesso di comicità e dei nostri comici preferiti, italiani ma soprattutto americani.

Ora però voglio sapere chi sono i vostri comici preferiti, perchè sono sicuro che aiuterebbe a capire la musica che fate.

Io vengo dalla scuola Bill Hicks, George Carlin, Bill Burr, Ricky Gervais…Anche Louis C.K.( non so se si può dire, dopo lo scandalo). Però Gervais sopra tutti.

Avrei dovuto immaginarlo. Andando avanti, nel vostro disco, Gioventù Brucata, ci sono un sacco di “citazioni”: il riff di basso di Money ne Il Concorso Musicale, e ho sentito anche il riff di Black Dog dei Led Zeppelin…

Sì sì, alla fine di Pula.

Sono citazioni volontarie e ben studiate?

Sì, sono volontarie, ma il tutto è stato improvvisato completamente in studio. Ci sono una ventina di citazioni nell’album, che abbiamo deciso di inserire solo una volta arrivati in studio.

Chiaramente è un’etica sbagliatissima quella di cambiare gli arrangiamenti poco prima di registrare, perchè si perde molto tempo e soprattutto perchè una scelta presa in così poco tempo potrebbe non avere la necessaria maturazione, che c’è invece dietro mesi e mesi di ripensamenti e ragionamenti. Però ci siamo voluti prendere queste piccolissime libertà. Abbiamo pensato: “Spargiamo queste citazioni, vediamo chi le coglie”. Penso che la gente ne abbia colte cinque o sei.

Benissimo, quindi non ne ho colta praticamente nessuna.

Dai, non sono semplicissime da capire. Anche la citazione di Money non è semplice da cogliere: è più veloce, è in 7/8 anzichè in 7/4…

Le avete nascoste bene. Anche perchè altrimenti non avrebbero avuto senso.

Esatto. C’è anche Stairway To Heaven ne Il Concorso Musicale…Dai vabbè le altre non te le dico, trovale tu.

Andiamo un po’ più sul sentimentale: tu stesso hai parlato di “bistrattati” e “trattati male”. Invece ti chiedo qual è stata la prima volta in cui vi siete guardati e avete pensato: “Va bene, ce la possiamo fare, da qui può nascere qualcosa”?

Questa è una domanda che è difficile porre ad altre band, ma non a noi. Molti altri ti risponderebbero in maniera vaga, per noi invece c’è stato un momento ben preciso in cui ci siamo resi conto di potercela fare, per la prima volta. Eravamo a Cuneo a tenere il nostro primo concerto fuori, poco più di tre anni fa, verso la fine del 2014.

Pensavamo ci sarebbero state 30, 40, 50 persone massimo, invece riempimmo il locale, c’erano circa 300 persone, che al tempo sembravano tantissime. E allora abbiamo pensato: ” Va bene, prendiamone atto e iniziamo a lavorare seriamente.”; poi ovviamente non è stato tutto rose e fiori, però da lì ci siamo detti:”Proviamoci”. A Bergamo era diverso, ma fuori non ci saremmo mai aspettati tutto questo affetto; lì l’abbiamo notato, e abbiamo deciso di provare in qualche modo a cambiare il mondo, o quantomeno a romperlo.

Magari non a cambiarlo tutto, ma a cambiare il vostro mondo.

Il nostro l’abbiamo cambiato abbastanza, sì, però devi cambiare anche quello degli altri, sennò…La musica è entrare nella vita degli altri, non è bello se si rimane nella propria.

Confrontando i vostri dischi, noto la presenza un leitmotiv: la rassegnazione. Si sente in Ilaria (Il re è nudo, 2014), si sente in Irene (Gioventù brucata, 2017), si sente ne La strategia della tenzone (Diamo un calcio all’aldilà, 2015). Tu stesso hai parlato di esperienze personali, ma tu non vivi solo esperienze di rassegnazione, mi auguro.

No, decisamente no.

Menomale. Quindi, c’è una scelta ben precisa dietro, perchè chiaramente non si può trasferire tutta la propria vita in un disco. E allora, perchè hai scelto proprio la rassegnazione?

Sì, c’è dietro una scelta, perchè fondamentalmente penso che tutti i musicisti e i cantautori tendano a far vedere una certa sfaccettatura di sè stessi. Dare tante cose al pubblico è sempre positivo, però per esempio se tu pensi a I Cani pensi alla depressione e alla tristezza, se pensi ai Coldplay pensi al sogno, alle parole d’amore sussurrate sotto un cielo stellato. hai un’idea della band, e questo è un bene per la musica. L’idea che volevo dare io sin dall’inizio e che ho continuato a voler dare (anche se ora sto cercando di cambiare rotta) era proprio di una persona un po’ rassegnata e un po’ cinica alla Bill Hicks, alla George Carlin, che sono in realtà sognatori.

Volevo descrivere esattamente quei personaggi, volevo che la mia musica trasmettesse in qualche modo questa idea di rassegnazione cinica che rimane un po’ sognante. Si ritorna al discorso di Bill Hicks: io volevo essere quella cosa lì, ho sempre voluto essere quella cosa lì; a livello di immagine ho sempre tratto molto di più dalla comiità che dalla musica, escludendo Elio e Le Storie tese e Frank Zappa, che però hanno una comicità diversa. Io invece volevo essere qualcosa alla Bill Hicks; è sempre stato uno dei miei miti. La rassegnazione è solo una scelta. Anche Contessa de I Cani non è sempre depresso, eh.

Apprezzo il fatto che tu abbia dichiarato apertamente di voler assomigliare a qualcuno: tutti cercano di rivendicare la propria originalità, e nel farlo ammetter di aver sempre voluto essere come Bill Hicks non deve essere facile.

Ovviamente non è che si può fingere, sennò non va mai bene: io sono quella cosa lì. Sono, o vorrei essere, come Bill Hicks. C’è anche chi finge, certamente. Io non credo di aver mai finto.

Data la particolarità e la spontaneità dei vostri pezzi, sarebbe interessante capire in quali situazioni specifiche nascono. L’ispirazione da dove la prendi?

Non ci sono situazioni specifiche, spesso torno a casa la sera e mi metto a scrivere, a volte anche traendo spunto dai discorsi che faccio con gli amici. Non mi metto mai a tavolino, questo no. Traggo dalla vita reale, poi magari aggiusto, a volte esagero.

Quindi il processo creativo di cui parlavamo prima è spontaneo? Non c’è un filtro?

I “pezzi” di ogni canzone sono assolutamente spontanei. Il modo in cui li colleghi è meno “spontaneo”, ci vuole tempo per trovare il metodo giusto e affinare la tecnica. Nel mio caso, quello che faccio, banalmente, è riportare ciò che vivo e costruirci attorno delle metafore. Ma cerco di rendere lo stesso concetto, mettendoci attorno una carta da regalo. Lo “impacchetto”.

La “carta da regalo”  crea un po’ di sorpresa, non ti lascia capire subito cosa ci sia dentro.

Ecco, esatto, questo ci piace abbastanza: non farci capire subito.

Adesso è il momento della veità: dicci con chi vorrebbero collaborare i Pinguini Tattici Nucleari. Dua Lipa l’ho già considerata.

Eh cavolo, con Dua Lipa mi piacerebbe molto! (Ride) In realtà dovresti chiederlo a ciascuno di noi, perchè ognuno ha idee diverse. A me sarebbe piaciuto collaborare con Lucio Dalla, però al momento potrei dirti forse Luca Carboni, che mi ha dato tanto; anche con Nada sarebbe veramente bello. Gli anni ’80 insomma. Poi sarebbe bellissimo fare qualcosa con gli Eiffel 65!

Una bella petizione per farvi collaborare con gli Eiffel 65 ci starebbe.

Magari! Comunque, in generale, sarebbero belle delle situazioni nelle quali non si fa qualcosa di banale, di scontato. Sarebbe bello collaborare ad esempio con i Coldplay, chissà cosa potrebbe venirne fuori. Non sarebbe bello, invece, collaborare con band che hanno più o meno il tuo stesso genere. Se ti dico che i Coldplay collaborano con gli Imagine Dragons non ci trovi nulla di interessante, perchè fanno più o meno lo stesso genere, quel pop-rock da arena… Se invece ti dico che i Coldplay collaborano con i Pinguini Tattici Nucleari… Molto più bello. O i Coldplay con Calcutta, cavolo che bello!(ridiamo insieme). Voglio qualcosa del genere, che possa sconvolgere ma che possa anche far dire: “Caspita, che bel prodotto!”.

I Pinguini Tattici Nucleari che collaborano con Calcutta?

La vedo dura. Edoardo ha un suo modo di vedere la musica, bellissimo e purissimo, diverso dal nostro, quindi credo di no. Però magari in futuro potrebbe accadere. Magari anche con i Thegiornalisti.

Questa fa un po’ male.

Fa un po’ male? Eh però non bisogna precludersi alcuna possibilità. Magari anche con Elettra Lamborghini.

Anche questa fa un po’ male, ma è interessante.

Ma sai, molte volte la bellezza esce anche dal male.

Con Il Pagante, magari?

Con Il Pagante, anche. O con Ghali. Chissà.

(Ghali è una vecchia conoscenza di Riccardo Zanotti, che nel gennaio 2017 registrò una cover gipsy jazz della hit Ninna Nanna. Nel caso non l’abbiate mai sentita, il video è qui sotto, e vi consigliamo vivamente di andarlo a vedere).