Royal Blood: un’approccio minimalista al rock

La nostra recensione di "Royal Blood", disco di debutto dell'omonimo duo inglese

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Se fino ad oggi pensavate che il rock fosse la “musica della chitarra” i Royal Blood vi faranno cambiare idea

I Royal Blood sono un duo rock di solo basso e batteria nato a Brighton nel 2011 da Mike Kerr (voce e basso) e Ben Tatcher (batteria), riuscito a firmare nientedimeno che con la Warner dopo pochi mesi di attività, anche grazie all’amicizia con gli Arctic Monkeys e con il loro management (Matt Helders, batterista degli AM ha persino indossato una loro maglietta ad un concerto).

Dopo vari singoli Kerr e Tatcher debuttano ufficialmente con l’LP omonimo “Royal Blood“. Ad aprirlo la dirompente “Out of the Black“, il pezzo più lungo insieme a quello di chiusura (“Better Strangers“), che definisce subito il sound e il dinamismo che caratterizza l’intero album in tutta la sua mezz’ora e rotti.

“Sono andato a sentirli a New York. Sono stati fantastici. Incredibilmente avvincenti, sono dei musicisti così distinti. Il loro album ha portato il genere (rock) più in alto di un paio di livelli. È così rinfrescante da sentire, perché suonano con lo spirito delle cose che li hanno preceduti, ma puoi sentire che porteranno il rock in un nuovo regno – se non lo stanno già facendo. È musica di qualità tremenda.” (Jimmy Page sui Royal Blood)

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La copertina di “Royal Blood”

Le ispirazioni del duo sono evidenti: si sente un sacco l’influenza garage rock dei primi 2000 (si parla in particolare di White Stripes e Arctic Monkeys) nei riff catchy e up-tempo, nelle distorsioni del basso di Kerr – che impiega un’intelligente catena di effetti che lo rende quasi una chitarra alzandolo spesso di ottave con il pitch-shifter – prese in prestito dallo stoner di Josh Homme e soci (Queens of the Stone Age) – e nella potenza del drum kit quasi metal del compagno Tatcher, il tutto accompagnato dalla voce acuta ma pulita del bassista. Tuttavia, non è da escludere che i due siano fan anche dell’hard rock dei ’60s (Led Zeppelin, Deep Purple) e dei Muse.

L’affiatamento tra i due è evidentissimo e riceve una discreta spinta dalla produzione chiara, scandita e dinamica di Tom Dagelty (che, tra i tanti, ha lavorato con Pixies e Killing Joke) e Alan Moulder. Il disco è talmente ben missato da riuscire a riempire perfettamente ogni frequenza nonostante il numero degli strumenti utilizzati e sarebbe potuto essere stato tranquillamente registrato su quattro piste: ci sono praticamente zero sovraincisioni se escludiamo gli assoli di basso di Kerr.

“I’m a thousand miles from danger if I make a better stranger of you”

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Mike Kerr (sinsitra) e Ben Tatcher (destra)

Royal Blood non è un disco particolarmente originale o eclettico in generale ma ha costituito sicuramente una ventata d’aria fresca nel panorama garage degli anni ’10, rinnovando i canoni del rock da radio e riportando nuovamente nel mainstream dei suoni un po’ più pesanti. Resta comunque un album fatto per la radio, per essere venduto, e lo testimoniano la durata e il carattere spedito dei dieci brani. Ciò non prescinde però, come detto prima, dalla qualità del prodotto, che risulta sicuramente sopra la media delle pubblicazioni affini del periodo.

Dopo che ve li ha raccomandati persino Jimmy Page non potete che dargli un’ascoltata e magari continuare con il loro secondo disco, benché meno riuscito a nostro avviso. Ci sentiamo inoltre di consigliarvi i loro spettacoli dal vivo, in cui danno dimostrazione di possedere una presenza scenica enorme e una grande versatilità.

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Royal Blood – Royal Blood / Anno di pubblicazione: 2014 / Genere: Alternative Rock, Hard Rock

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