Arctic Monkeys – The Car | RECENSIONE

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The Car degli Arctic Monkeys sarà un’immancabile delusione per i fan storici ma mostra al tempo stesso una band sempre più indipendente e fuori dal tempo. Quanto ci sia di buono e meno buono in questo a voi deciderlo: ecco la nostra recensione

Dire che The Car, il nuovo atteso (ed inaspettato) album degli Arctic Monkeys, sia un disco nostalgico, non è sufficiente. La band è di fatto ormai fuori dal tempo e non solo in un modo che guarda indietro, per quanto qui le canzoni sembrino scritte da David Bowie, Elton John, Roxy Music o dei Queen particolarmente pacati e il disco non sembri registrato nel 2022, ma nel 1972.

C’è qualcosa di più però della semplice volontà di guardare a musiche più tradizionali e meno aggressive in ciò che Alex Turner e compagni stanno facendo. Dal “tradimento” del verbo garage rock nel nome del quale si sono fatti strada da giovani, anni ormai dimenticati, ad un’evoluzione in “direzione sempre ostinata e contraria”, con pronto scoramento dei fan di album in album, gli Arctic Monkyes continuano ad essere un’eclatante eccezione.

Non solo non seguire le mode e non solo scartare il suono chitarristico rock più pieno e diretto proprio, poi, in un periodo nel quale sta tornando in auge. C’è qualcosa invece del Thom Yorke, del Kevin Parker o del Justin Vernon in ciò che Alex Turner fa e guida i tre compagni nel fare: una visione unica, univoca, particolare.

Questo strano viaggio paranoide di The Car, che fa eco e sembra essere il seguito anche concettuale di Tranquility Base Hotel + Casino (2018), ci trasporta tra le consuete elucubrazioni di Turner, tra immagini di un passato futuro a malapena tangibile e scene astratte che come sempre sembrano tratte da film d’autore di altri tempi.

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Perché stanze d’albergo e litigi con fidanzate sempre più esigenti e incomprensibili hanno ormai preso il posto delle scene notturne da bar e delle danze sul dancefloor “come robot dal 1984”. Turner, che pure non ha ancora raggiunto la quarantina, vive in un mondo tutto suo che è profondamente glam, nella forma e nella sostanza, e che filtra nelle musicalità che sentiamo.

Le chitarre, d’accordo, ci sono. Ma scordatevi i riffoni e le schitarrate post-punk di inizio carriera del quartetto, e anche le note oscure e distorte del periodo di AM (2013). C’è una nuova era che si disvela e gli Arctic Monkeys la ammirano dall’alto di un attico musicale, elegante e ben ammobiliato, in una scomoda comodità che fa da colonna sonora al loro stesso ripiegamento su sé stessi.

Un altro disco di “musica da ascensore” quindi, come direbbe qualcuno? Forse sì, ma non significa che The Car sia noioso; anzi. Il punto è che per apprezzarlo bisogna conoscere un po’ tutta la musica, quella degli anni ’70 ma anche quella più raffinata e orchestrale dei crooner, oppure le produzioni cantauroriali pop di decadi orsono o anche, ancora, band come i Carpenters o autori come Harry Nilsson.

Non rock, non pop, non punk, quello che gli Arctic Monkeys ora stanno facendo esce da tutti gli schemi e propone la sua stessa ricercatezza nello stile come unico tratto caratteristico. Una ricercatezza che ben si coglie nei brani più riusciti, soprattutto Body Paint, bella saga art pop, ed Hello You.

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I Ain’t Quite Where I Think I Am è un pezzo glam tortuoso che potrebbe apparire in un album di Bowie come Aladdin Sane o Diamond Dogs, e fornisce anche uno spunto per l’interpretazione dell’intera tracklist: la mancata concretezza del reale e un senso di prigionia in questa vaghezza, rappresentato dall’auto in copertina che non può andarsene da lì ma allo stesso tempo non pare averne alcuna intenzione.

Bella anche Sculptures of Anything Goes, suadente ed atmosferica, mentre dopo qualche ascolto si può arrivare ad apprezzare pure la disperata amarezza di There’d Better Be a Mirrorball. Brani stratificati, che potrebbero non dire tutto a primo orecchio e anzi forse è proprio questo il punto e un po’ la chiave per capire ciò che la band propone ora.

Detto questo, inutile girarci intorno: i fan di Whatever People Say I Am, That’s What I’m Not (2006) avranno un bel daffare per trovare qui anche solo qualche secondo di loro gradimento. E vale anche per quelli di AM. Di fatto, gli Arctic Monkeys hanno prodotto un disco di musica per adulti e non necessariamente invitando in questa nuova età buona parte del pubblico che con loro è cresciuto.

Ed è inutile sperare a questo punto che il quartetto “torni indietro”, anche ammettendo che possa essere una buona scelta e non una decisione di comodo. Noi, francamente, preferiamo così: artisti persi nelle loro visioni, come ai buoni tempi in cui fare arte e musica significava ancora qualcosa. Se la perdita degli Arctic Monkeys classici è il prezzo da pagare per guadagnare qualcosa di nuovo, per quanto ostico e imperscrutabile, ebbene così sia.

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Arctic Monkeys – The Car / Anno di pubblicazione: 2022 / Genere: Glam Rock