Gli Arctic Monkeys in 10 canzoni [VIDEO]

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10 brani per ripassare gli Arctic Monkeys (e per scoprirli per chi non li conosce)

Gli Arctic Monkeys sono uno dei più celebri e importanti gruppi rock degli ultimi quindici anni: inutile negarlo. Nel corso di una lenta evoluzione la band inglese, capitanata dal geniale Alex Turner, è passata dall’impetuoso e giovanile garage rock degli esordi ad un indie raffinato e composito. Il loro stile attuale li rende tra i gruppi più interessanti della contemporaneità.

Certo non vanno scordati i loro album, uno più eccezionale dell’altro, e una lunga carriera fatta di passi avanti spesso audaci e a più riprese incompresi. Da Whatever People Say I Am, That’s What I Am Not (2006, quasi una dichiarazione d’intenti) al discusso e divisivo Tranquility Base Hotel + Casino (2018), gli Arctic Monkeys hanno sempre fatto parlare di sé.

Una band che ha vagato in lungo e in largo nella musica rock (e non solo) mantenendo sempre un ampio seguito di pubblico e conservando intatta la propria nomea dopo tre lustri di avventure musicali. Dal loro nuovo album, in uscita (forse) nel 2022, sembra ci si debba aspettare miracoli. Nel frattempo, ripercorriamo le fasi salienti del loro percorso con le 10 canzoni fondamentali che di loro bisogna conoscere.

10. When The Sun Goes Down, 2006

Questo pezzo, uno dei primi celebri singoli della band, rappresenta il garage/post-punk revival inglese al suo apice, cioè a metà anni ’00. Si ascoltando tutte le influenze condivise con colleghi coevi come Bloc Party e Kaiser Chiefs. Le schitarrate feroci, il ritmo inafferrabile e il cantato quasi privo di melodia. Solo, in definitiva, energia, aggressività e tanto, tanto rock.

9. Snap Out of It, 2013

Una canzone ballabile, quasi da festa, giocata su toni ironici e su ritmo acceso che riprende certi accenti latin e tradisce di certo l’influenza del side project The Last Shadow Puppets, composta da Alex Turner e Miles Kane. Un pezzo certamente da riconsiderare, anche in virtù del seducente (ma spiritoso) video che lo accompagna.

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8. Don’t Sit Down ‘Cause I Moved Your Chair, 2011

Una perla psichedelica tratta dall’album Suck It and See e oggi ingiustamente dimenticata. Qui il gruppo è lento, trascinante e provocatorio, con uno stile che ricorda in tutto e per tutti i Black Angels e mostra il loro lato più esotico. Una direzione che i quattro non hanno poi più seguito, ma che rimane un buon esempio del loro pronto eclettismo.

7. Teddy Picker, 2007

Qui il quartetto sta ancora crescendo, e si sente. Teddy Picker arriva in una fase intermedia: il suono è post-punk, il riff è immediato e opprimente e ricorda un pezzo dei Parquet Courts o dei moderni IDLES. Gli arrangiamenti sono essenziali e lo è anche il ritmo: gli Arctic Monkeys non sono più “solo” un gruppo garage, ma nemmeno sposano ancora le visioni articolate che ne complicheranno il suono di lì a poco.

6. Fake Tales of San Francisco, 2006

Questa è una delle canzoni più post-punk dei primi Arctic Monkeys ed anche una di quelle che più si avvicinano allo stile dei colleghi e compagni di scena Franz Ferdinand. Storie e impressioni fluiscono dal cantato trascinante di Alex Turner con immediatezza e acume su un rock rilassato e sgombro di complicazioni, liriche e sonore che siano. Il pezzo è efficace, energico e potente.

5. R U Mine, 2013

Un altro brano cardine del celebrato album AM: un veloce ma tecnico indie rock che si trascina su un riff spettacolare e affronta il tema della gelosia e dell’idealizzazione di un amore. Si tratta di un rock scanzonato che dimostra senza difficoltà l’abilità della band nel creare pezzi incandescenti e memorabili.

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4. Four Out of Five, 2018

Il pezzo principe dell’ultimo disco della band è lontanissimo dai suoni dei loro esordi, e anche per questo aliena molti fan. Ma ascoltandolo molto bene non si può non apprezzare in questo brano il ricercato miscuglio di jazz e glam che fa da sfondo ad un testo quasi dadaista e dedicato a sottili sfumature comportamentali, le stesse già apprezzate nei brani passati del gruppo, ma qui più profonde.

3. Brianstorm, 2007

Un potentissimo brano hard rock che raccoglie una delle migliori performance di batteria di Matt Helders, oltre a segnare un passo deciso della band al di fuori della comfort zone del garage con l’adozione di atmosfere alternative e quasi gothic. Il vero miracolo nell’esecuzione di questo pezzo è quello di tenere sempre perfettamente un tempo assurdamente insistente e violento.

2. Do I Wanna Know?, 2013

Un pezzo scheletrico e psichedelico dedicato alla paranoia da relazione che chiama in causa sensi di colpa e aspettative deluse, trasformando l’amore in una specie di spietata partita a carte giocata in un fumoso locale notturno. Il testo viene spesso considerato come uno dei migliori mai scritti da Turner e il riff ipnotico che guida la canzone è ormai leggenda.

1. I Bet You Look Good On the Dancefloor, 2006

Semplicemente, uno dei brani rock più famosi di sempre. Un’energia autenticamente punk che pesca a piene mani dalla tradizione chitarristica inglese ed affida alla voce incespicante di Turner la recitazione di una favola paranoica sull’amore moderno e su una ragazza che balla a tempo di electropop “come un robot dal 1984”. Un brano che riassume tutta la poetica e la genialità del gruppo, passata e futura.