L’uomo invisibile | Recensione dell’apprezzato horror con Elisabeth Moss

Arriva su Sky L'uomo invisibile, film diretto da Leigh Whannell, con un'istrionica Elisabeth Moss e che porta nuovamente sul grande schermo lo storico personaggio dalla Universal

L'uomo invisibile è ora su Sky primafila
particolare della locandina de L'uomo invisibile (2020). Blumhouse/Universal

L’emergenza coronavirus ha destabilizzato pesantemente anche il mondo del cinema. Molti i titoli in procinto di uscire sono stati bloccati e rinviati, mentre altri hanno preferito rinunciare alla sala per approdare su diversi canali. Proprio come accaduto a L’uomo invisibile, horror con Elisabeth Moss che ha portato alla ribalta lo storico personaggio nato dalla penna di H. G. Wells e reso celebre negli anni ’30 dall’ Universal. La distribuzione italiana, infatti, è stata affidata a Sky che ha posto l’atteso film sui suoi canali primafila.

Trama

Cecilia Kass è intrappolata in una relazione tossica con lo scienziato Adrian Griffin. Una notte, la donna decide di scappare da quella vita fatta di soprusi e violenze. Troverà l’aiuto della sorella e di un vecchio amico. Adrian, intanto, sconvolto dall’abbandono della compagna decide di suicidarsi lasciandole in eredità una cospicua somma. La donna, però, potrà accedervi solo rispettando una strana clausola: dovrò dimostrare di essere mentalmente stabile. Ma alcuni strani avvenimenti legati alla morte dell’ex metteranno a dura prova la salute mentale di Cecilia.

Cast

  • Elisabeth Moss: Cecilia Kass
  • Oliver Jackson-Cohen: Adrian Griffin
  • Storm Reid: Sydney
  • Aldis Hodge: James
  • Harriet Dyer: Emily Kass

Regia

La regia è di Leigh Whannell, veterano del cinema horror americano che ha goduto di un notevole successo commerciale. Tra le opere degne di note: la saga di Saw (sceneggiatore) e la saga di Insidious (sceneggiatore e poi regista del terzo capitolo).

Ideazione

L’uomo invisibile è il terzo capitolo del tormentato Dark Universe, il mondo cinematografico targato Universal che ha come obiettivo quello di riportare in auge i mostri che, agli albori del cinema sonoro, diedero lustro alla famosa casa di produzione. Dopo i flop di Dracula Untold e La Mummia, L’uomo invisibile è il primo vero successo di questo progetto, che, a quanto pare, ha tratto grande beneficio dal coinvolgimento della Blumhouse. Il successo e il rinnovato interesse per il Dark Universe pare debba essere individuato nella volontà dei produttori di slegare i film l’uno dall’altro, abbandonando, così, l’ostinato progetto dell’universo condiviso.

Trailer

Recensione

L’uomo invisibile, nato dalla penna di H.G. Welles nel 1897, è uno dei personaggi dell’universo horror più celebre della storia della letteratura e del cinema. A seguito di adattamenti e parodie, dal film del 1933 alla versione di Gianni e Pinotto fino a L’uomo senza ombra di Verhoeven, è riuscito ad entrare di prepotenza nell’immaginario collettivo. E ancora una volta l’iconico personaggio torna al cinema ne L’uomo invisibile di Leigh Whannell, diventando ora una metafora dello stalking e della violenza domestica. Una tematica tristemente attuale, che cavalca l’onda del #metoo, ma resa quanto mai evidente tanto da rendere la metafora forse fin troppo esplicita. E diventa tanto più palese se Whannell sceglie di raccontare la storia dalla prospettiva di una donna perseguitata da un partner abusante e violento. Allora l’intento del regista risulta piuttosto sfacciato e finisce per compromettere la riuscita del film, che paga il prezzo di troppi debiti.

L'uomo invisibile, un'iconica scena
Una scena de L’uomo invisibile

Elisabeth Moss mette in ombra L’uomo invisibile

Se a mancare sono lo spessore e la necessità della metafora de L’uomo invisibile non si può dire altrettanto della tensione, presente per l’intera durata. Dall’inizio alla fine Whannell riesce a tenere alta l’attenzione del suo pubblico, complice l’interpretazione isterica di Elizabeth Moss nei panni della protagonista. Se registicamente il film riesce a creare un’atmosfera piuttosto cupa e claustrofobica, è la recitazione il vero motore trainante dello spettacolo. Dallo sguardo e il corpo fiaccati dalla paura e dalla paranoia Moss è una figura istrionica, capace da sola di ricreare l’aura horror del film. Dalla fuga iniziale nel cuore della notte, durante la quale tratteniamo il fiato per non farla scoprire, e per tutto il tempo avvertiamo la sua angoscia. Cecilia è vittima della violenza, fisica e psicologica, del compagno Adrian, che continua a perseguitarla…non visto. E che Cecilia non venga creduta contribuisce ad enfatizzare l’isterismo del personaggio e dell’interprete.

I difetti

Ma, all’ombra della metafora sfacciata e dell’istrionismo della Moss, L’uomo invisibile porta i segni di una direzione poco attenta alle fondamenta del racconto. Whannell sembra trascurare la sceneggiatura, non curandosi di spiegare i legami interni alla storia né meccanismi e determinati motivi dell’azione.  Per cui il pubblico potrebbe non riuscire a cogliere appieno il senso di talune reazioni della protagonista quanto del suo antagonista. Ciò nonostante Whannell riesce a recuperare sempre terreno, dimostrandosi regista piuttosto capace nella manipolazione dello spazio scenico, all’interno del quale la Moss è prigioniera. In tal modo camere da letto e stanze d’ospedale vuote risultano claustrofobiche prigioni tanto per l’angoscia della protagonista quanto per la visione dello spettatore. È proprio nelle stanza e negli spazi  vuoti che funziona al meglio L’uomo invisibile, di cui Whannell mantiene aleatoria la presenza…o l’assenza. Perfetto contraltare per la paranoia di Cecilia, in bilico tra sospetto fondato e delirio allucinato.

una scena de L'uomo invisibile, il nuovo film Universal
Elisabeth Moss è Cecilia Kass

Whannell è decisamente più bravo a giocare con la tensione psico-emotiva della sua protagonista, che con la componente sci-fi del film, quasi dimenticata in secondo piano. La manipolazione della percezione rende tanto sottile il confine tra realtà e delirio che verrebbe da chiedersi se non sarebbe stato meglio che il film fosse effettivamente frutto delle allucinazione paranoiche di Cecilia. Del resto non ci si poteva aspettare diversamente dal co-creatore di Saw, che come il protagonista della saga manipola la percezione delle proprie vittime. Peccato invece che l’uomo invisibile sia reale e in quelle stanze, forse, ci si trovi veramente. L’uomo invisibile trova il punto di maggior forza proprio nell’incontrollabile e incontrollata paura di esservi visti, spiati, vulnerabili più che nella concreta azione del suo antagonista. L’angoscia di Cecilia, che sia reale o meno, è più palpabile e schiacciante quando si dubita delle veridicità di ciò che vediamo; il dubbio è un aguzzino più cinico del mostro.

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