Dracula di Tod Browning – Il padre dell’horror moderno

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Uno sguardo magnetico, enfatizzato da un fascio di luce, emerge dall’oscurità in cui dimora.

Dracula di Tod Browning. Il conte Dracula, personaggio tra i più celebri e affascinanti della letteratura e del cinema, ora interpretato da Bela Lugosi. L’attore ungherese deve la sua fama principalmente al ruolo del conte Dracula, che l’ha perseguitato per tutta la sua carriera non riuscendo mai a separarsene. Una figura algida, sontuosa, dal portamento e dai modi aristocratici. Uno spettro che sinuoso si muove sulla scena. Browning riporta in vita il personaggio del vampiro creato dalla penna di Bram Stoker. 

Prima di lui già Friedrich Willhelm Murnau, autore tedesco appartenente al movimento espressionista, aveva portato il conte sul grande schermo nel 1922. Tuttavia l’adattamento di Murnau si discosta dal romanzo di Stoker, per quanto riguarda nomi, personaggi e ambientazioni; in modo da evitare querele e dissapori legali, dovute alla violazione del diritto d’autore relativo all’opera del romanziere irlandese. Diritto che la vedova di Stoker non era disposta a cedere. La stessa pellicola diretta da Browning, più fortunata, differisce parzialmente dal testo del soggetto originale.

Dracula di Tod Browning. Il regista americano fu notevolmente ispirato ed influenzato dalla creazione del collega tedesco.

Si può avvertire l’evidente influsso stilistico espressionista nella messa in scena, nelle scenografie nonché nella mimica facciale degli interpreti.

I luoghi in cui l’azione si svolge sono luoghi tetri, caratterizzati da una marcata accentuazione di stampo gotico. Se l’espressionismo si riallaccia ideologicamente e narrativamente al tardo romanticismo. L’opera di Browning mostra un carattere e un’aura decisamente più indirizzata verso il filone gotico. Sono luoghi, in particolare il castello del conte Dracula, appartenenti ad un passato glorioso. Zone ormai in rovina, popolate da spettri, mostri e animali notturni. Il notturno gioca un ruolo decisivo, nell’avvolgere tutta la messa in scena in un’atmosfera calata tra le ombre della sera. Lo sguardo della macchina da presa rivolge la propria attenzione a dettagli che esaltano l’atmosfera grottesca della pellicola. Browning direziona così lo sguardo dello spettatore verso uno spettacolo orripilante.

Animali notturni, tra cui pipistrelli, ragni e lupi, impongono la loro presenza nel microcosmo ricreato per la scena; rivelandosi allo spettatore tanto sul piano visivo, quanto su quello uditivo. 

Importante caratteristica della filmografia di Browning è l’uso del suono extradiegetico.

Dracula di Tod Browning – Il regista americano ha avuto un notevole impatto sull’evoluzione e la storia del cinema horror moderno. Influenza tale da poter essere paragonata a quella di Griffith per quanto concerne le innovazioni nell’ambito tecnico-registico.

Browning dimostra piena consapevolezza delle possibilità espressive offerte dallo strumento sonoro. Il regista utilizza infatti suoni extradiegetici, cioè esterni alla realtà filmica, per amplificare la potenza catartica della stessa. Il suono quasi si impone sull’immagine. Musiche funeste annunciano l’imminente ed inevitabile corso degli eventi e la musica esterna al mondo filmico messo in scena esalta l’azione; che sia la comparsa di una creatura misteriosa, una scoperta raccapricciante o un attacco del conte vampiro. La colonna sonora contribuisce enormemente ad amplificare lo stato di angoscia, inquietudine e paura che lo spettatore si trova a provare.

Nonostante questo grande apporto sonoro, l’immagine gode di una certa autonomia espressiva ed emotiva.

Browning si dimostra sapiente utilizzatore anche del mezzo fotografico.

Conscio delle lezioni dell’espressionismo tedesco in materia. Il regista riesce a piegare la luce alle proprie esigenze stilistiche e volontà narrative. L‘atmosfera gotica pervade interamente l’immaginario filmico. La gestione della fotografia riesce a operare un forte contrasto cromatico tra chiaro e scuro. Il buio così come l’oscurità dei luoghi e dei personaggi risaltano maggiormente proprio in contrapposizione alla luce usata sulla scena. La notte è onnipresente, è lo spazio e il tempo del terrore. Un terrore immanente tutta la pellicola.

Altra fonte di incisione sul panorama cinematografico e culturale successivo è proprio la caratterizzazione del vampiro. Browning dà vita ad una figura agghiacciante tanto quanto affascinante.

Un personaggio magnetico, tanto da imporsi nell’immaginario culturale collettivo. Il conte Dracula, un uomo alto, snello e affascinante; dallo sguardo ammaliante, capace di sedurre ogni donna. Un uomo dalla fisionomia aristocratica, nobile nei modi e nelle movenze. Dall’andamento sontuoso, austero e volatile, come uno spettro. Questo la figura del vampiro che si è innestata nelle mente delle generazioni a venire. Una rappresentazione che ha trovato seguito in tutte le trasposizioni successive del romanzo di Stoker; fatte alcune eccezioni. Questa tipologia di vampiro creata da Browning si è imposta, più di ogni altra. Uno dei grandi meriti del regista americano. 

Dracula di Tod Browning – Un personaggio quello di Dracula che ritorna in ulteriori pellicole che costituiscono il proseguimento della prima. Seguiti che non raggiungono tuttavia la grandezza e l’importanza della creazione di Browning. Dato il grande successo di pubblico, la Universal decise di sfruttare al massimo la figura cinematografica del vampiro, e la fama del divo Lugosi, inserendo l’opera in un più ampio contesto filmico. Un vero e proprio universo gotico, di cui facevano parte, tra gli altri, Frankenstein e la Mummia. Tutti personaggi ripresi dall’immaginario gotico della letteratura inglese d’epoca Vittoriana, di cui la Universal aveva acquisito i diritti, detenendoli tuttora.  

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