Gli Sdraiati ed il conflitto generazionale

Arriva al cinema "Gli Sdraiati", tratto dal libro di Michele Serra. Una storia che indaga il rapporto tra figli e genitori, prendendo come modello una famiglia borghese di Milano, con tutte le sue contraddizioni.

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Gli Sdraiati al principio era un libro, divertente e dissacrante, scritto da Michele Serra.

Un racconto personale, quasi come una lunga lettera a sé stesso, che indaga sul rapporto tra genitori e figli. Poi è diventato una piece teatrale, sotto forma di monologo, interpretato magistralmente da Claudio Bisio. E dal palco del teatro, arriviamo nel set cinematografico. Nella Milano bene, quella borghese, in cui Bisio si (ri)mette i panni di Giorgio, un conduttore televisivo logorroico e di successo, che adora suo figlio più di ogni altra cosa. Una persona realizzata in toto. Con un solo problema: il rapporto con Tito, figlio del suo matrimonio con Livia andato fallito causa tradimenti reiterati.

Gli Sdraiati

Tito, ragazzo liceale scapestrato come tanti, vive nell’apatia e nella routine caratterizzata dagli inseparabili amici che incarnano a loro modo uno stereotipo. Quello alto e belloccio, quello insicuro e con problemi di peso e così via. Un gruppo unito nella ribellione adolescenziale che viene messo a dura prova non appena Alice entra a far parte della vita amorosa di Tito. I problemi non si fermano qui. Alice è la figlia di Rosalba, ex domestica di Giorgio e Livia. Ed ex amante di Giorgio. Dopo essere sparita nel nulla ed inspiegabilmente, Rosalba riappare con una figlia coetanea di Tito. La crisi genitoriale di Giorgio si amplifica e va a toccare corde legate più al uomo che non al padre. Un padre che ha difficoltà nel farsi accettare dal proprio figlio, troppo oppressivo secondo il giovane Tito.

Gli Sdraiati

Gli Sdraiati abbraccia molteplici tematiche, oltre al semplice rapporto genitoriale e nonostante qualche stereotipo (e personaggio) di troppo. Un film piacevole che tuttavia pecca nella gestione di un intreccio troppo denso. Da un lato vengono portate alla lunga le storie parallele del suocero di Giorgio (interpretato da Cochi) così come quella del rapporto tra Giorgio e Rosalba. Viceversa, l’avvento della barista-filosofa nella vita di Giorgio viene relegato da una parte ed esaurito in pochissime sequenze. Tutto questo va a snaturare un po’ l’essenza del film, il vero punto focale. Complici ma colpevoli anche alcune diluizioni registiche apparentemente inutili, come le madri snob in rivolta verso il professore esigente. Momenti che, appunto, allontanano dall’essenza del film, co-sceneggiato da Francesco Piccolo. Troppa la carne al fuoco che rende indigesti alcuni passaggi, oltre che completamente futili ai fini della storia.

Una storia di genitori e figli, di adolescenti, di padri; questo è Gli Sdraiati in poche parole. Semplici persone alla ricerca dell’intimità, che sia la loro stessa o che sia quella con un familiare, o ancora con una ragazza appena incontrata. È una storia sulla fragilità presente in tutti noi di fronte a situazioni che ci fanno sentire esclusi, impotenti. Scene di vita quotidiana che qualsiasi genitore avrà vissuto almeno una volta. A differenza del libro il film allarga il suo campo, non riducendo il proprio discorso a parole dette da padre a padre. Gli Sdraiati parla anche ai figli, alla generazione dei padri severi ed alla generazione dei padri democratici. Il tutto con una punta melò che può risultare stucchevole. Non giudica e non vuole giudicare, quanto più raccontare ciò che è la realtà, ora esagerandola, ora rimanendovi ancorato.

 

 

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