Agnès Varda, mezzo secolo di cinema tra pellicola e digitale

Agnès Varda, la grande rivoluzionaria regista ha saputo con gioia adattarsi ai cambiamenti e nel mondo del Cinema. Dalla Nouvelle Vogue al digitale

Agnes Varda negli anni 2000
© Cortesía de FICG 25 / Oscar Delgado / Wikipedia

Potevo fare qualcosa di più personale, forse di più intimo. In ogni caso potevo fare dei documentari liberamente.

Agnès Varda è stata una delle donne di cinema più importanti della storia. In quello che è tradizionalmente un ambiente prettamente maschile, la Varda ha saputo ritagliarsi un suo spazio ben definito, tra il documentario e la fiction. Nell’arco di una carriera di oltre sessant’anni ha spaziato spesso fra queste due forme, spesso mescolandole. Dentro i suoi film di finzione c’è sempre qualcosa di reale, che sia autobiografia o meno, che vuole mostrarci in forma diversa. E nei suoi tanti documentari gli elementi di finzione entrano spesso prepotentemente in scena.

Agnès Varda e il digitale, amore a prima vista

Protagonista femminile della Nouvelle Vague, Agnès Varda ha vissuto in pieno ed in prima linea i cambiamenti profondi che il cinema ha subito nei suoi sessant’anni di attività. Ed è così che a 72 anni realizza il suo primo documentario in digitale. Quello di Varda per il digitale sembra amore a prima vista. La facilità di ripresa, la portatilità, la possibilità di girare con una troupe ridotta all’osso stimolano la regista e sembrano darle nuova vita. La camera a mano le permette di entrare nell’intimo delle persone che intervista, senza metterle in soggezione. Si mette in gioco, ultrasettantenne, per esplorare le possibilità del nuovo strumento e forse resta ad oggi uno degli esperimenti più avanguardisti in questo contesto.

Les glaneurs et la glaneuse sembra un’opera di una ventenne per la sua freschezza e la sua leggerezza, per il suo anticonformismo e per la sua giocosità.

E invece dietro la macchina da presa c’è lei, il suo taglio di capelli di sempre e le sue mani rugose che spesso entrano in scena. La Varda si diverte come una bambina con il suo nuovo giocattolo e cercare di capire come possa essere sfruttato al meglio il digitale. In una scena ad esempio vediamo un filmato in cui si scorda di interrompere la ripresa. Lei continua a camminare in un campo, mentre il tappo della lente della piccola camera che tiene al collo balla in continuazione, a ritmo di musica. Improvvisa, gioca, rielabora un linguaggio. Anche l’errore diventa esperimento.

Agnès Varda in Les glaneurs et la glaneuse

Il film, presentato in competizione a Cannes nel 2000, ottiene un grande successo di pubblico e critica. Varda non solo parla di un tema, quello dei “gleaners”, estremamente interessante ed attuale quanto poco conosciuto. Ma lo fa in una maniera unica, mettendo in discussione ed analizzando il suo lavoro. La regista è a sua volta una “raccoglitrice“, la “glaneuse” del titolo, che gira per mercati e campi per raccogliere le testimonianze di quelli che raccolgono il cibo (o la spazzatura). Varda nobilita il gesto di raccogliere, di riutilizzare, di riciclare, nella vita come nell’arte.

Ma c’è, in questa sua ultima parte di carriera, anche un senso di morte incombente, che si accentuerà ancora di più in Visages Villages. La vecchiaia e la morte per Varda sono viste in parte, come è naturale, con tristezza (specialmente quando parla del suo amato Jaques Demy). Ma soprattutto con un senso di inevitabilità e di naturalità sorprendenti. La regista sa a cosa va incontro, ma riesce a metterlo in scena in maniera in parte ironica, demonizzando un destino inevitabile.

Allo stesso tempo il suo cinema diventa ancora più autobiografico, estremamente intimo, senza mai scadere nella supponenza e nell’egocentrismo. Agnès Varda si racconta come farebbe una nostra vecchia amica che sa di doverci lasciare presto. Lo farà una prima volta nel 2008, quando con Les plages d’Agnès annuncerà l’addio alle scene, ed una seconda appena lo scorso anno, poco prima di lasciarci davvero, con Varda par Agnès. Nel mezzo lo splendido Visages Villages, realizzato insieme a JR, che segna il suo ritorno sul grande schermo (con grande successo). Al centro di tutto c’è lei, il suo amore per i gatti, per il cinema e per l’arte, per le spiagge ed gli oceani, per il compianto Demy, per la vita e per il mondo intero.

Agnès Varda in Varda par Agnès

Questi ultimi film della Varda funzionano per la loro semplicità, la loro schiettezza ed il fine umorismo che non ha mai abbandonato la regista belga. Funzionano perché sono diretti, perché parlano al nostro cuore, senza astrazioni e finzioni. Funzionano, infine, perché sono sinceri, come la voce onnipresente e dolcemente melanconica della regista.

Agnès Varda non ha mai smesso di divertirsi filmando, fotografando, scrivendo e montando, e questo traspare in tutti i suoi ultimi lavori. Ha voluto in ultimo indicarci la sua via: quella della gioia per il proprio lavoro e per il tempo che ci è concesso su questa terra, salutandoci un’ultima volta da una delle sue amate spiagge.

 

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