Manson: in Mindhunter e C’era una volta a Hollywood c’è la stessa teoria

Manson
A sinistra Damon Herriman in Mindhunter, a destra in C'era una volta a...Hollywood

Ad agosto, in occasione dell’uscita della seconda stagione di Mindhunter, abbiamo dedicato a questa splendida serie crime numerosi articoli. Tra i tanti ce n’è uno che pone un interrogativo interessante: e se Tex Watson fosse il “vero” Charles Manson?

Tale irrisolta domanda trae origine da decenni di speculazioni sul caso Manson e Famiglia e che, come vi spieghiamo dettagliatamente nell’articolo citato sopra, Mindhunter ha contribuito a riportare in àuge.

Senza correre il rischio di annoiarvi con inutili ridondanze, vi consigliamo, prima di andare avanti, di recuperare l’articolo che pone il quesito.

Per i più pigri, invece, spiegheremo brevemente di cosa stiamo parlando: Tex Watson era il braccio destro di Charles Manson all’epoca in cui la famiglia stava sempre più prendendo forma. Di buona nascita, religioso, Tex apparentemente era il ritratto del classico bravo ragazzo americano. Dopo varie vicissitudini si troverà a capo della tristemente nota “spedizione” di Cielo Drive. Dalla voce di Tex uscirà la fatidica frase io sono il diavolo e sono qui per fare gli affari del diavolo. Non solo, Tex è anche colui che ucciderà ferocemente Sharon Tate e il suo bambino con sedici brutali coltellate.

Proprio alcune incongruenze nella storia della Manson Family — oltre ai numerosi punti oscuri presenti nel processo ai loro danni— hanno spinto sempre più studiosi a mettere in dubbio il ruolo di mandante del leader della comune hippy. La tesi che pone Charles Manson come principale ideatore delle stragi (ricordiamo anche quella di Waverly Drive, ove anche Manson era presente pur non partecipando agli omicidi) ha sempre avuto molti detrattori all’interno dell’opinione pubblica.

Tra le critiche spicca sicuramente quella alla teoria detta Helter Skelter, che secondo molti fu ingigantita inverosimilmente sia dal Pubblico Ministero Vincent Bugliosi sia dagli assassini testimoni al processo (perché sì, il processo si basa sulle testimonianze dei diretti interessati).

Le troppe incongruenze, l’inaffidabilità delle testimonianze e, soprattutto, l’impossibilità di ricostruire una tesi che sembrasse esauriente e vicina alla verità, hanno fatto in modo che altre congetture si facessero spazio nelle menti di molte persone. Tra queste spiccano quelle dei protagonisti di Mindhunter, su tutti quella dell’agente Ford, alter ego immaginario del vero agente del FBI John E. Douglas.

C’era una volta a…Hollywood su Manson concorda con Mindhunter?

Senza dilungarci ulteriormente sulle supposizioni poste dalla serie di David Fincher —la cui analisi è presente, lo ribadiamo ancora una volta, nell’articolo linkato nel primo paragrafo— vorremmo, ora, portare alla vostra attenzione alcuni indizi presenti in C’era una volta a… Hollywood, nono film di Quentin Tarantino, che ha come oggetto anche quei terribili giorni dell’estate del 1969.

Gli indizi di Tarantino su Manson e Watson

Principalmente, sono due gli indizi che ci portano a credere che Tarantino abbia voluto sottointendere, indirettamente, di avallare la tesi presentata nella seconda stagione di Mindhunter. Il primo riguarda proprio Charles Manson stesso. In questi mesi di promozione del film siamo stati portati a credere che Manson, la sua Famiglia e l‘eccidio di Cielo Drive avessero un ruolo centrale nello sviluppo della trama del film. Come molti di voi avranno notato, invece, l’avvenimento è importante ma, in fin dei conti, non così tanto. O meglio, i fatti di quella terribile notte sono solo un mezzo per permettere a Tarantino di completare il suo “discorso”, la sua grande metafora.

Di ciò ce ne accorgiamo prima di tutto nella completa assenza di Manson nella storia. Il famoso criminale non c’è nel film se non per una fugace apparizione. Quest’ultima porta su schermo l’unico tangibile contatto tra i Polanski e il leader de La famiglia. Infatti, prima del regista e della sua consorte, a vivere in quella villa di Cielo Drive c’era Terry Melcher, storico produttore discografico e potenziale mecenate di Charles. C’era una volta a… Hollywood non fa altro che riportare l’errore di Manson nel credere che lì ci sia ancora Melcher, che ormai aveva rifiutato nettamente di dare una chance al piccolo criminale. Questo è tutto. Non c’è altro. Manson verrà poi citato un paio di volte nella scena nel Spahn Ranch dal personaggio interpretato da Margaret Qualley senza, però, ulteriori comparizioni.

Ovviamente, non sappiamo il perché di tale scelta da parte di Tarantino, tuttavia, soprattutto in ottica del secondo indizio, sembra che il regista abbia voluto insinuare qualcosa. Inoltre, è suggestivo pensare come Mindhunter e C’era una volta a… Hollywood condividano lo stesso attore per interpretare Manson, vale a dire Damon Herriman.

L’indizio fondamentale: Tex Watson

manson

Ora, veniamo al sodo. Il secondo indizio è quello che ci ha portato a scrivere questo articolo, è l’aspetto che ci ha convinto a riaprire il “fascicolo” sulla fatidica domanda posta nell’articolo citato all’inizio. Tale indizio è rappresentato, come avrete intuito, dalla figura di Tex Watson, che nel film è molto più presente di quella del suo presunto capo. Interpretato da Austin Butler, Tex è la figura centrale all’interno della comunità, o almeno lo è in assenza di Manson. Il film, però, ci fa intuire di più. Tex sembra la forza motrice del gruppo, il suo guardiano, l’uomo forte e di carattere. Forse non l’avrete notato oppure la sensazione l’abbiamo avuta solo noi e non è veritiera ma quando Tex arriva in ritardo vedendo la macchina di Cliff andare via, la sensazione che ci ha invaso è stata quella dello “scampato pericolo”. Per Booth però, non per Tex. La costruzione della scena in cui Tex a cavallo corre verso la comune sembra esser fatta in modo da trasmettere una tensione che si può percepire come “potenziale pericolo”. Pertanto, si è supposto che all’interno del contesto si presenti Watson come un uomo temibile. Il “chiamate Tex” pare indicare una certa fiducia nelle capacità di leadership e difesa di quest’ultimo. La resa finale della scena presa in esame, quindi, ci porta a non escludere la possibilità che Tex fosse il punto di riferimento e il “braccio violento” della Family. Forse abbiamo frainteso, vi invitiamo a dire la vostra.

Infine, siamo giunti all’aspetto che più di tutti ci ha convinto. Una sfumatura di dialogo che ci ha illuminato. Stiamo parlando sempre di Tex ovviamente ma questa volta nelle battute finali del film.

Prima dell’escalation finale di violenza  —e della seconda “rivincita” storica di Tarantino, qui la prima  —i membri della famiglia hanno una discussione per decidere il da farsi. Tra le tante cose dette spicca questo:

“lo avete sentito Charlie, dobbiamo ammazzarli tutti!”

Fin qui tutto bene, siamo nei confini della teoria dominante ma subito dopo Tarantino ci spiazza e lo fa proprio attraverso Tex, che dice:

“ammenoché non crediate che io sia un bugiardo…Credete che sia un bugiardo? Credi che sia un bugiardo?”

il tutto condito con una ferocia da far intuire un “qualcosa da nascondere”.

Ora, non sappiamo se tutto ciò sia frutto di un nostro grande volo pindarico o meno, certo è che Tarantino qualcosa sembra voler dire attraverso questo tipo di ricostruzione. Altrimenti resta inspiegabile il cambio repentino del tono nel dialogo, ove la voce sembra tradire una certa insicurezza.

A netto del fatto che Manson fosse un grandissimo pezzo di merda, la domanda non ci abbandona, ci assilla: e se Tex Watson fosse il “vero” Charles Manson?

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