C’era una volta a… Hollywood – Uno sguardo alla colonna sonora

L'attesa spasmodica per questo film può essere saziata solo dall'ascolto della sua bellissima colonna sonora, guidati da niente di meno che il regista stesso.

Hollywood

C’era una volta a… Hollywood è ormai alle porte.

L’hype incontrollato e pazzesco sta per essere finalmente saziato. L’ultima fatica di Tarantino ambientata ad Hollywood promette di essere un vero e proprio capolavoro (qui la nostra recensione), e quest’ultimo mese che ci separa dalla sua uscita potrebbe essere il più lungo di tutti. Per alleviare un po’ la sofferenza, smettendo di cercare disperatamente degli streaming, possiamo ascoltare la colonna sonora dell’opera, e abbandonarci alla fantasia di quali immagini saranno accompagnate da quelle note.

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Su Spotify abbiamo infatti due chicche da riascoltare ripetutamente fino al 18 settembre. Sono pubblici sia l’album con la soundtrack completa, sia una playlist in cui ai brani del film si alternano dei momenti in cui la voce di Tarantino ci fornisce alcune chiavi di lettura del film. Un commentario prezioso, che stuzzica la curiosità e ci prepara correttamente alla visione di C’era una volta a… Hollywood.

Abbiamo quindi il privilegio di ascoltare le parole del regista.

Un podcast in tre parti che riprende il titolo di alcune tracce dell’album per parlare delle scelte musicali all’interno dell’idea generale del film, nonché di molte altre questioni legate al suo cinema. A differenza della sua filmografia fino ad oggi, infatti, ci sono due punti rilevanti che riguardano la scelta delle musiche, cardine da sempre della drammaturgia tarantiniana.

Hollywood

Il primo riguarda l’assenza di musiche originali. La partitura composta da Ennio Morricone per The Hateful Eight gli è valsa una grande fortuna, ed è un vestito perfetto per il grandissimo film di Tarantino. L’inversione di rotta rispetto alla strada tracciata nella sua ultima opera è legata all’arco narrativo affrontato nel film. Il regista ha cercato infatti dei brani capaci di affrescare le atmosfere dell’epoca, il che conduce alla seconda questione. Tutti i brani scelti per il film sono antecedenti al 1969. Una scelta che ha limitato la libertà con cui Tarantino usa muoversi tra i repertori, ma che ha rafforzato l’impianto descrittivo dell’opera, che si muove in un preciso momento della storia recente, pur condita dalla grande capacità di storytelling di Tarantino.

Nell’intervista con David Wild che inframezza i brani ciò viene spiegato esplicitamente.

A proposito dei Los Bravos, presenti con la loro Bring a Little Lovin’, Tarantino afferma infatti:

“They are in history and told: <<This movie comes out as a view of America in a one-hit-wonder>>.

Anche se il brano non fa parte letteralmente della cultura americana, la descrive, la dipinge, e soprattutto racconta quegli anni: sarà per questo che Tarantino l’ha scelta per uno dei trailer. Altrettanto fanno tutti gli altri brani dall’iniziale Treat Her Right, sulla quale ci aspettiamo di veder ballare Di Caprio, alla versione di Jose Feliciano di California Dreaming che probabilmente chiuderà in dissolvenza l’opera. Simboli di sogni americani, di viaggi in Cadillac, di tramonti sulle spiagge di Santa Monica, di una vera e propria mitologia edonistica.

Lo stile a cui fa riferimento è quindi una fetta consistente di classic rock. Ritmi di rock and roll, giri di basso standardizzati, organi hammond e voci al limite con il soul proliferano tra le traccie scelte per il film. Dai Deep Purple a Roy Head Tarantino ha avuto la capacità di attingere contemporaneamente da successi famosi e discografie meno note, donando a queste ultime una vera e propria primavera di rinascita.

Non è però il loro valore assoluto ad essere interessante.

“There’s a connection to even who they are in the story”, afferma David Wild nella seconda parte del commentario a proposito di un altro brano. Le scelte musicali adoperate da Tarantino e Mary Ramos per Once Upon a Time in…Hollywood sembrano essere delle vere e proprie proiezioni sonore della vicenda, caratterizzando l’universo del film come nessun’altra forma espressiva potrebbe fare. Talmente perfette da legarsi intimamente alla narrazione e ai personaggi, e permettendo a questi ultimi di specchiarsi, di riflettersi nelle musiche.

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