Rambo Last Blood, Sylvester Stallone colpisce ancora forte

La recensione di Rambo Last Blood, film che chiude la saga iniziata nel 1982, e conferma un Sylvester Stallone all'apice della sua carriera

Rambo Last Blood

A 37 anni da Rambo First Blood, Sylvester Stallone chiude superbamente la saga dedicata a John Rambo, tormentato reduce del Vietnam. E dopo Creed 2, si conferma nella fase più interessante della sua carriera.

Rambo Last Blood

Era il lontano 1982 quando Sylvester Stallone, sulla scia del successo di Rocky, rilanciava la posta con un nuovo personaggio-icona, destinato a incarnare il nuovo eroe americano, per uno tra i più fortunati franchise della Storia del Cinema statunitense. Parliamo naturalmente di Rambo: reduce del Vietnam tormentato da una severa forma di stress post-traumatico. Quel primo fortunato capitolo prendeva il nome di Rambo First Blood: adattamento cinematografico dal romanzo Primo Sangue di David Morrell. Fin da subito Sylvester Stallone ha partecipato attivamente alla fase di sceneggiatura, ed è lui l’artefice di un passaggio determinante. In base al libro, infatti, John doveva morire con la fine di quel primo film. Al contrario, grazie alle intuizioni di Stallone, Rambo apre una saga che cambia l’idea stessa di action e war-movie.

Il realismo e la profondità del primo Rambo, fondato sul conflitto di un anomalo chaotic-good, invincibile nel corpo ma ferito nella mente, tornano oggi nel film che, non a caso, si chiama Rambo Last Blood.

La volontà di chiudere il cerchio è evidente e dichiarata fin dal titolo. Sappiamo che fino al 2016 Sylvester Stallone non aveva alcuna intenzione di riprendere la saga. John Rambo, che ha scritto e diretto nel 2008, doveva essere il capitolo definitivo. Sembrava non ci fosse più niente da dire. E invece, per molti questo sarà il miglior Rambo di sempre.

La trama di Rambo Last Blood è efficace, essenziale, feroce.

John sembra aver trovato una sorta di pace, e vive ormai da 10 anni nella fattoria dov’è stato bambino. Ha trovato il calore di una vera famiglia adottiva con la vecchia Maria (Adriana Barranza) e sua nipote Gabrielle (Yvette Monreal). La ragazza, orfana di madre e abbandonata dal padre, per John è perfino più di una figlia. Se Rambo ha rinunciato per sempre a una vita sentimentale, e i suoi demoni non smettono di covare sotto le ceneri, Gabrielle rappresenta per lui l’unico esempio di purezza, il solo affetto in una vita maledetta dalla solitudine. Sembra troppo bello? Un fatale errore porterà la ragazza a varcare da sola il confine col Messico. E Last Blood diventa l’ultima, epica missione di salvataggio in una terra violenta e oscura, dominata dai fratelli Victor e Hugo Martinez (Oscar Janeada e Sergio Peris-Mecheta), boss di un cartello specializzato nel traffico di esseri umani.

Rambo Last Blood

Che ci piaccia o no, nella saga eterogenea dei Rambo ogni capitolo è la perfetta rappresentazione di un’epoca. Nell’82 Rambo è un ex eroe di guerra ridotto a vivere ai margini della società, arrestato per vagabondaggio, vessato da un manipolo di poliziotti di provincia, contro cui scatena la sua guerra privata. Nell’85 arriva Rambo 2 – La vendetta. John affronta di nuovo il Vietnam, per liberare i prigionieri abbandonati nei campi di concentramento. Il nuovo Rambo resta un cane sciolto, ma è più forte, più hollywoodiano: una sorta di Big-Jim armato di coltello, mitra e fascia per capelli. Il presidente degli Stati Uniti, Ronald Regan, dichiara pubblicamente il suo amore per il film: Così sapremo chi chiamare quando ce ne sarà bisogno.

Rambo 2 – La vendetta vince svariati Razzie Award come peggior film dell’anno, ma incassa nel mondo oltre 300 milioni di dollari, secondo solo a Ritorno al futuro di Robert Zemeckis. I russi sono i nuovi cattivi, e nel 1988 con Rambo III John e l’amico Trautman (Richard Crenna) si battono al fianco del popolo afghano. La violenza dei nuovi capitoli è esplosiva ma patinata: una coreografia che resta comunque l’esempio perfetto di epica americana degli anni ’80. Ma su Stallone piovono una pioggia di critiche, la trilogia si arresta e per l’attore inizia quello che sembra il viale del tramonto.

Stallone troverà la sua rinascita riscoprendo proprio Rocky Balboa e John Rambo. Con Creed – Nato per combattere (2015) e Creed 2 (2018), Sly dimostra che non sono solo gli eroi di celluloide a rialzarsi colpo dopo colpo. Rambo Last Blood arriva come la conferma di una seconda giovinezza. La dimostrazione che una star tanto indomita può raggiungere l’apice della carriera ben oltre i 70 anni.

Last Blood completa la trasformazione del reduce del Vietnam in un autentico eroe westener. Il quinto capitolo si apre con le atmosfere dilatate e rarefatte della prateria, ma l’azione si fa presto più serrata. Da ex eroe sospeso nello spazio e nel tempo, il dolore e la vendetta riprendono possesso di Rambo. E basta varcare il confine col Messico, perchè il film diventi una nuova, moderna guerra privata. La violenza non è più hollywoodiana né grafica, mentre traspare chiaramente l’ammirazione di Stallone per il regista Robert Rodriguez. Le ferite, le mutilazioni sono chiaramente esposte, quasi iper-realistiche, per un film certo riservato ai migliori stomaci forti. Ma la saga si chiude nel segno di un’opera totalmente contemporanea, che pure recupera l’autencità delle origini.

Gli stilemi di western, action, war e gangster movie si fondono in un mash-up che resta unico come il personaggio di Rambo: sempre invincibile, sempre solo contro l’orrore del mondo.

Il quinto capitolo di Rambo arriva al cinema il 26 Settembre. Sarà proprio Robert Rodriguez il regista del prossimo progetto di Stallone: una serie ispirata al protagonista di Cobra? Lo scopriremo a breve. Intanto, i fan di Sly troveranno in Last Blood le loro forti emozioni.

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