Eddie Vedder, al Firenze Rocks incanta e ci porta nella magia

Una giornata incredibile con il frontman dei Pearl Jam che riesce a emozionare in modo semplice e spontaneo

Eddie Vedder

Eddie Vedder chiude una giornata all’insegna del vero e puro rock.

Il roaster della terza giornata del Firenze Rocks 2019 è composta di 3 band energetiche e da due grandi nomi a cui basta una chitarra acustica per incantare. Dopo un’intensa e incredibile giornata insieme ai Tool avevamo timore di non poter assistere a uno spettacolo minimamente paragonabile ma invece Amazons, The Struts, Nothing But Thieves, Glen Hansard ed Eddie Vedder hanno saputo emozionare con un approccio diametralmente opposto.

Se nella prima giornata le luci e le scenografie erano parte integrante dello spettacolo, con Vedder e compagnia abbiamo assistito a un live genuino e semplice dove l’unica protagonista oltre alla musica era la personalità.

Amazons

La band inglese ha aperto le danze, leggermente in anticipo rispetto la tabella di marcia, giocando subito all’inizio uno dei loro pezzi di punta: Mother. La carica sul palco è ottima e infiammano l’arena con una cover di Helter Skelter dei Beatles. Il pubblico sembra aver gradito la performance degli Amazons che si confermano una delle band da tenere sott’occhio nel panorama rock internazionale.

The Struts

Eccoci alla vera “rivelazione” della giornata. Non è certo una sorpresa l’energia e la vitalità espressa dalla band d’oltremanica ma vederli dal vivo conferma assolutamente il tutto. La nostra redazione ha decisamente apprezzato l’ultimo album della band e li abbiamo premiati alla prima posizione della classifica dei migliori album Rock Mainstream del 2018.

Live sono una potenza incredibile, un’energia che poche band riescono a trasmettere. Luke Spiller, oltre ad avere un’ottima voce, riesce a trascinare l’intero pubblico con i suoi balli, i suoi incitamenti e la sua energia. Il loro rock aiuta nell’impresa, riesce a far ballare e travolgere praticamente tutti i presenti. Veramente incredibili.

Nothing But Thieves

Dopo la devastante performance dei The Struts ogni band sarebbe in difficoltà a salire successivamente sul palco. I Nothing But Thieves affrontano il pubblico in modo completamente diverso. Il cantante Conor Mason è più pacato e controllato mentre sfoggia una voce dalle modulazioni complesse.

Proprio il cantante, grazie all’aiuto del pubblico, regala un simpatico siparietto: spara uno “Stocazzo” mentre se la ride, confermando che è una delle poche parole che conosce in italiano. Il vero frontman della band è decisamente il chitarrista Joe Langridge-Brown che corre e si muove come un forsennato. Probabilmente non una delle migliori scelte inserire la loro più grande hit Amsterdam a fine scaletta, a livello vocale è decisamente impegnativa e Mason è arrivato decisamente stanco su alcune note più difficili.

Glen Hansard

Glen Hansard

L’attore e chitarrista irlandese non può essere descritto se non con l’aggettivo: incredibile. Da solo sul palco e senza ausilio di trucchi o scenografie, riesce a coinvolgere tutti con l’attitudine da vera rockstar. Urla a squarciagola e interagisce con tutti i presenti.

Poco da dire, una voce impressionante che tira fuori come se fosse l’ultimo concerto della sua vita. Il premio Oscar per la canzone Falling Slowly del film Once è sicuramente un musicista folk dall’animo incredibilmente rock.

Eddie Vedder

Eddie Vedder

Tutta l’intera Visarno Arena attendeva lui, il carismatico e incredibile frontman dei Pearl Jam. Con solo il veloce intro di chitarra si inizia con l’emozionante Cross River. Vedder si mette seduto suonando l’organo per poi lasciare che la sua inconfondibile voce rapisse totalmente tutti.

Alle sue spalle il gigantesco monitor riproduceva alcune scene che ricordavano Into the Wild, la cui colonna sonora è scritta proprio da Vedder. Cieli stellati e il calore di una tenda di fronte a un falò. L’atmosfera generata da queste poche immagini e dall’intimità che Vedder è riuscito a trasmettere ci porta in una dimensione a sé stante. Ci ha praticamente presi per mano uno a uno per portarci all’interno del suo giardino dove ci ha offerto del vino e parlato di sé tra una canzone e l’altra.

Gli omaggi ai suoi Pearl Jam non sono mancati ma sopratutto ha citato i Pink Floyd con l’intro di Brain Damage, lo scomparso Tom Petty con Wildflowers e una citazione allo scomparso Franco Zeffirelli. Ci ha confidato che ha un rapporto particolare con Firenze e il nostro paese e ci ha parlato di sé, scherzando sui problemi relativi ad avere una famiglia e partire per un lungo tour.

Un’emozionante ritorno di Eddie Vedder.

Il frontman dei Pearl Jam torna a Firenze dopo esattamente 2 anni. Riesce a emozionare tutti i presenti con la sua genuina semplicità. Non sempre ben a tempo e con qualche errore qua e là, la sua performance non è minimamente macchiata, anzi lo ha reso ancor più reale e vicino. La parola d’ordine per la sua esibizione è senza dubbio “spontaneità”, niente schemi, niente restrizioni.

Accompagnato da un quartetto d’archi e da Glen Hansard, negli ultimi 2 brani, Eddie Vedder ha raccontato a Firenze che il rock è molto più profondo di una semplice chitarra distorta. Ci ha insegnato anche che tra le cose importanti della vita c’è sicuramente… il vino.

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