I Pearl Jam conquistano Imola: il recap del concerto all’Autodromo

I Pearl Jam tornano finalmente in Italia per il concerto all'Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola: il nostro recap completo con scaletta.

Pearl Jam
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I Pearl Jam fenomenali come sempre. Voi c’eravate?

I trentacinque gradi di Imola non hanno certo fermato le sessantamila persone in fila all’ingresso dell’Autodromo Enzo e Dino Ferrari per assistere al concerto dei Pearl Jam. Tutti i bar nei pressi dell’area dell’evento si svuotano dei loro clienti abituali per fare spazio ai fan di ogni età della storica band di Seattle e provenienti da ogni parte della nostra penisola e non solo. C’è un odore diverso nell’aria, che sa di quella libertà e quella spensieratezza che solo il rock riesce a trasmettere.

Si ritrovano i vecchi amici, insieme ai quali avevamo acquistato un biglietto che abbiamo dovuto rispolverare dopo averlo tenuto per tanto, troppo tempo dentro un cassetto. Si sente quella voglia di musica rimasta sopita per settecento trenta interminabili giorni. L’estate che porta con sé indimenticabili concerti, è finalmente tornata e con lei i Pearl Jam che si riesibiscono in Italia dopo la loro ultima tappa a Roma, in cui suonarono ben trentasei canzoni. Il gruppo di Eddie Vedder riprende da dove ci aveva lasciati, con la loro solita carica ed energia. Scopriamo insieme com’è andata.

“The waiting drove me mad” – Corduroy

L’ attesa di due anni per tornare a un evento dal vivo ci stava facendo diventare pazzi. Non c’è citazione e dunque modo migliore per iniziare. I Pearl Jam aprono la scaletta di Imola con Corduroy, una delle tracce più belle e importanti del loro terzo album Vitalogy. I due brani successivi fanno un trittico che mette subito le cose in chiaro al pubblico: siamo qui per fare un grande macello. Even Flow, Why Go e l’autodromo sembra già sul punto di esplodere. La quarta traccia invece qualcuno l’aveva prevista dalla folla “ora fa Elderly Woman Behind the Counter in a Small Town“. Un repentino cambio di chitarra e la situazione si placa per lasciare spazio al primo canto collettivo. È proprio una delle ballad – insieme ad un’altra che citeremo tra poco – più significative del secondo disco dei PJ a farci cantare, commuovere ed emozionare.

Pearl Jam Imola

Eppure, c’è ancora qualcosa che manca perché si possa parlare di un vero concerto dei Pearl Jam. Neanche il tempo di formulare il pensiero che appare Eddie Vedder con la sua immancabile bottiglia di vino. Un breve saluto in italiano al pubblico, un sorso di rosso e via con la festa. Dopo il poker d’assi iniziale, il secondo momento di alta intensità arriva con la combo Jeremy – sempre attuale – e Come Back, quest’ultimo brano dedicato al fratello di una persona tra gli spalti, purtroppo scomparso da alcuni giorni.

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Please say, that if you hadn’t of gone now
I wouldn’t have lost you another way

From wherever you are…come back

Dopo alcuni pezzi storici, come Save You, Do The Evolution e Wishlist, il front man di Chicago riprende in mano il microfono per dire la sua riguardo la triste situazione statunitense che ha recentemente coinvolto la legge sull’aborto. Al suo discorso, accolto con un grande applauso dai presenti, ha fatto seguito ovviamente Daughter, la seconda grande ballata insieme a Elderly Woman di Vs (1993).

We are still Alive

Il caldo ormai è un lontano ricordo. Il pubblico ha ballato ininterrottamente ed è pronto ad accogliere le fasi finali dello show. I Pearl Jam tornano dietro le quinte, un bicchiere d’acqua e uno di birra nell’attesa di rimettere piede sul palco per dare vita al loro immenso e indescrivibile encore. Se con State of Love and Trust abbiamo iniziato a pogare tutti senza controllo, come se la fatica per tutte quelle ore in piedi non esistesse, con Black invece ritroviamo quel momento onirico e personale che solo chi ha sentito dal vivo il pezzo può comprendere. C’è chi piange, chi abbraccia il proprio partner e chi invece pensa agli amori passati e purtroppo finiti, in un calderone di emozioni che colpisce dritto al cuore.

Con Better Man invece ritorniamo al canto corale che avevamo accantonato con Black. La folla sa che è arrivato il momento di ascoltare l’inno di Ten, il sacro album d’esordio di quelli che un tempo si chiamavano “Mookie Blaylock. Alive è favolosa, è potente, è un urlo che vuole liberare tutte le tensioni accumulate in questi due anni di pandemia. Il palco si illumina di una luce così intensa che ad Imola il sole sembra essere arrivato con sette ore di anticipo.

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Con l’ultimo saluto di Eddie, tutto sembrava essere finito. Ci giriamo verso l’uscita per affrontare ore e ore di fila per raggiungere le macchine parcheggiate un po’ ovunque per la città. Si sentono dei primi accordi, la chitarra di Mike McCready – a mani basse il vero protagonista di Imola – vuole suonare l’ultima inattesa canzone della serata. Con Yellow Ledbetter, i Pearl Jam decidono di chiudere un concerto epico, di cui parleremo ancora a lungo per il significato storico che ha avuto e per una performance generale che straborda amore e passione per la musica. Adesso possiamo veramente tornare a casa. Grazie di tutto, Pearl Jam.

Pearl Jam Imola 2022: la scaletta completa.

  • Corduroy
  • Even FLow
  • Why Go
  • Elderly Woman Behind the Counter in a Small Town
  • Dance of the Clairvoyants
  • Quick Escape
  • MFC
  • Jeremy
  • Come Back
  • Save You
  • Wishlist
  • Do the Evolution
  • Seven O’Clock
  • Daughter
  • Given to Fly
  • Superblood Wolfmoon
  • Lukin
  • Porch

Encore

  • State of Love and Trust
  • Black
  • Better Man
  • Alive
  • Yellow Ledbetter

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