RomaFF13, Halloween di David Green non convince

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Quarant’anni dopo Halloween di John Carpenter, torna sul grande schermo uno dei serial killer più iconici del cinema. Stavolta, dietro alla macchina da presa troviamo David Green con questo film mette la firma all’undicesimo capitolo della saga seppur del tutto slegato dagli altri film. Questo Halloween infatti si presenta come sequel del primo originale film del maestro Carpenter. Per l’occasione, Jamie Lee Curtis e Nick Castle sono tornati ad indossare i panni di Laurie e del feroce assassino Michael Myers. I fatti si svolgono durante i nostri giorni e la storia ci racconta della fuga di Myers durante un trasferimento da un ospedale psichiatrico all’altro. E la conseguente liberazione della sua follia omicida.

Tutto inizia con due irritanti giornalisti che stanno conducendo un’inchiesta sulla vita di Myers e su tutto quello che ha causato, quasi come un macguffin. Non è l’inchiesta ad essere il fulcro dell’azione ma solo il La per dar vita e concretezza alle ossessioni di Laurie, ormai barricata in un fortino anti-Myers. Protegge sé stessa e tenta anche di proteggere la figlia e la nipote, non fosse che la prima non sia molto convinta della sanità mentale della genitrice. Ma il “te l’avevo detto” è dietro l’angolo, pronto ad uscire da un pullman e riprendersi la terrificante maschera. Omicidio dopo omicidio si arriverà allo scontro finale. Forse l’ultimo o forse no. Rob Zombie e Carpenter, con i loro Halloween, ci hanno insegnato che non bisogna mai dar nulla per scontato se c’è Michael Myers di mezzo.

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La volontà di rilanciare saghe, film e personaggi del passato non sempre porta a buoni risultati. E se con Predator la cosa è riuscita, spostandosi su un lato grottesco, con Halloween il risultato è l’opposto. Il fattore nostalgico che tanto piace e va di moda oggigiorno sembra essere figlio di una necessità che vuole colmare vuoti di idee originali. Escludendo i due remake di Rob Zombie, dove si dava un ritratto più intimo e personale di Myers, gli altri sequel erano un forzato loop di cose già viste e riviste. In questo senso, Green prova a dare una visione ancora più esoterica nel suo Halloween, come l’incarnazione di un male demoniaco che risorge dagli inferi e dai quali dovrà tornare giacché la Terra non può essere il suo posto.

La sensazione di guardare un qualcosa di già visto però persiste e non basta una regia ispirata, come nel piano sequenza del doppio omicidio nella notte di Halloween, a salvare questo film. Ancor meno il fatto di lasciare incompiuti alcuni spunti che potevano dare una verve più intrigante. Il fascino di Myers rimane immutato, così come la sua lucida follia che lo caratterizza e che di fatto metteva la firma ad uno dei migliori slasher mai concepita. Un’occasione mancata, molto probabilmente. Questo Halloween si limita troppo al compitino sfruttando il franchise e tutta la storia che si porta dietro. Troppo poco e decisamente immeritato scomodare un’icona come Michael Myers per questo risultato mediocre.

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