John Carpenter: 7 film per conoscere un regista leggendario

Abbiamo deciso di raccogliere 7 film che raccontino a chi non lo conosce bene, il genio senza pari di John Carpenter

john carpenter
Credits: Wikipedia/Nathan Hartley Maas
Condividi l'articolo

Quando si parla di storia del cinema sono pochi i nomi che vengono tirati in ballo in qualsiasi discorso. Uno di questi è sicuramente quello di John Carpenter, una delle pietre angolari della storia de medium, specialmente in ambito horrorifico che ha ispirato quasi ogni cineasta che a lui è seguito. Sebbene siano ormai oltre 20 anni che non torna dietro la macchina da presa, gli insegnamenti fatti nella sua lunga carriera sono scolpiti nella storia. Ecco perchè abbiamo deciso di raccogliere 7 sue opere per raccontare, a chi non lo conosce troppo bene, un regista unico e iminitabile.

Vi ricordiamo che quella che segue non è una classifica, ma è solamente un elenco di film che servono a raccontare la straordinaria idea di cinema che si trova dietro il lavoro di un fuoriclasse come John Carpenter. Essendo tuttavia la sua filmografia davvero immensa, sentitevi liberi di dirci come avreste modificato questa lista al posto nostro. Detto questo, iniziamo.

Grosso guaio a Chinatown, 1986

image 14

Se il cinema action oggi è quello che è, gran parte del merito va dato a John Carpenter e al suo buddy movie così tanto avanti sui tempi da sembrare essere uscito lo scorso mese. Invece sono oltre 35 anni che il mondo si diverte con Grosso guaio a Chinatown. Una commistione assolutamente irripetibile di misticismo e realtà urbana, coadiuvata da un ritmo frenetico e da scelte di sceneggiatura una più azzeccata dell’altra. A partire dallo stesso protagonista Jack Burton, interpretato dal solito fido Kurt Russell, che diviene il primo protagonista a ribaltare quello che ere sempre stato lo status quo del cinema occidentale.

Se fino infatti a quel momento si era abituati a vedere un protagonista bianco caucasico risolvere la situazione accompagnato da una fida spalla di diversa etnia, in Grosso guaio a Chinatown si assiste ad un ribaltamento totale di quest’idea. Burton è infatti un casinista totale, assolutamente inadatto a salvare la situazione e dunque perfettamente calato nel ruolo della spalla dell’eroe asiatico calmo e sicuro, ovvero sia Wang.

Il film si sussegue in modo velocissimo in scene che uniscono il classico buddy movie, il cinema orientale cappa e spada e le grottesce trasformazioni e idee tipiche del cinema horror al quale John Carpenter ha da sempre così bene abituato il suo pubblico. Tra arti marziali folli, la splendida e geniale rappresentazione delle Tre Bufere, stregoni al servizio del malavagio Lo Pan. Ogni elemento è cosi perfettamente contestualizzato e brillantemente messo in scena da regalare al pubblico un cult assolutamente immortale e immancabile.

Halloween – La notte delle streghe, 1978

image 19

Nella storia del cinema horror pochi personaggi sono divenuti iconici come Michael Myers, il serial killer muto della leggendario serie di Halloween. Tuttavia tutto il gigantesco successo della saga non sarebbe mai esistito se John Carpenter non avesse, oramai oltre 40 anni, creato uno dei migliori slasher di sempre. Se infatti col passare del tempo questo sottogenere dell’horror è divenuto terra di film terribili, molto spesso con trame e soluzioni riciclate, nei quali un’entità misteriosa fa incetta di qualunque cosa gli capiti a tiro, questo Halloween – La notte delle streghe riesce ad essere unico nel suo genere.

Michael infatti non uccide solamente persone casuali, ma lui ha un piano preciso. Tornare nella sua città e braccare una ragazza che si è trovata sfortunatamente a passare per la vecchia casa dei Myers. Il film è un continuo crescere di tensione, di panico crescente nella giovane Laurie che non capisce chi le stia dando la caccia o perchè. Tematiche care al cinema innovativo di Carpenter che sarebbero poi esplose e rese immortali qualche anno dopo in La Cosa.

Il grande regista evita infatti di far vedere troppi omicidi casuali, anzi. Le persone che Michael elimina sono pochissime e tutte (tranne una) collegate direttamente a Laurie. Halloween – La notte delle streghe è una commistione quasi irripetibile tra una semplice storia di un serial killer mascherato armato di coltello e un’ansiogena caccia all’uomo girata con infinita maestria. Davvero fondamentali per quest’ultimo elemento sia il personaggio del Dottor Loomis che ci ricorda in ogni momento la diabolica natura di Michael che la sovraumana resistenza del killer, cosa che assottiglia sempre di più il confine tra umano e sovrannaturale. Non è forse questa la natura della stessa festa di Halloween?

LEGGI ANCHE:  Robert Rodriguez alla regia del remake di 1997: Fuga da New York

Il Signore del Male, 1987

image 13

A cura di Andrea Campana

Forse uno dei film più sottovalutati di Carpenter, di sicuro uno dei più inventivi. In una unione di fantascienza autenticamente originale e horror claustrofobico un sacerdote (Donald Pleasence), un professore e i suoi studenti analizzano uno strano inquietante cilindro contenente un liquido verde che si scoprirà poi essere, attenzione, una forma corporea di Satana lì intrappolata.

Ed è solo l’inizio: in un continuo confronto tra scienza e religione e razionalità e superstizione i protagonisti si ritrovano intrappolati in uno scenario surreale che unisce elementi slasher a momenti sovrannaturali, completando il tutto con un po’ di commentario sociale, jumpscare da manuale e un’imprevedibile svolta post-apocalittica che complica ulteriormente il tutto.

Anche in questo film il tono è stringente e soffocante, la sensazione è quella di una grande trappola esistenziale che va chiudendosi sui personaggi minuto dopo minuto, vanificando ogni loro patetico tentativo di comprendere Dio, il loro mondo e loro stessi. E anche qui non abbiamo risposte: solo domande, inquietanti e provocatorie, affidate agli animi (a questo punto turbati) degli spettatori.

Essi Vivono, 1988

image 17

Quando si parla di grandi registi qual è John Carpenter è facile imbattersi in film che sono stati in grado di prevedere porzioni importanti della società futura. Principe assoluto di questo di opere è senza dubbio Essi Vivono, uno dei film più profetici che siano mai stati realizzati. Con la sua solita tecnica sopraffina, il grande regista ci conduce mano nella mano in un mondo in cui tutto ciò che vediamo è falso. Ogni elemento o persona non sono altro che maschere di una società fittizia formata da zombie che rispondono a determianti canoni sociali: obbedire, consumare, conformarsi.

Solo attraverso l’utilizzo di speciali occhiali che il nostro protagonista, interpretato dal compianto wrestler Roddy Piper smascherano la falsità di ciò che appare mostrando la società per quella che è. John Carpenter non fa sconti a nessuno e racconta una storia in modo crudo e spietato, criticando ferocemente la società capitalista causa della mutazione delle persone in autentici automi semi-senzienti che obbediscono ad un comando superiore incalanato, ovviamente, dai media, che siano questi cartacei o visivi.

Un’autentica pietra miliare del cinema distopico poichè, come solo le migliori pellicole di questo genere fanno, riesce a raccontare una storia basata su elementi di fantasia a tinte horror per raccontare la realtà della nostra società che siamo così ciechi da non riuscire a vedere da soli. Semplicemente immancabile.

Il Seme della Follia, 1994

image 27

Tra i molti temi cari al cinema di John Carpenter, quello riguardante la follia e i meandri della psiche umana, è sicuramente uno dei più presenti e apprezzati. E nessun film riesce a espandere a pieno questo argomento così vasto e variegato più de Il Seme della Follia. Dirigendo con maestria un meraviglioso Sam Neill, il cineasta ci porta manco nella mano in un mondo dai truculenti e grotteschi ricami lovecraftiani nei quali la ricerca iniziale di uno scrittore scomparso, Sutter Cane, si tramuta in una lotta contro la follia più violenta.

La regia di questo film è un autentico manuale di bravura; i movimenti di macchina sapienti e l’uso massiccio di una fotografia bluastra porta lo spettatore fin dentro un racconto dell’orrore nel quale la forza di una psiche malata riesce a creare terorre e angoscia più di qualsiasi mostro o creatura dell’oltretomba. Non mancano ovviamente le classiche entità tipiche del cinema di Carpenter, ma ciò che rende questo film uno dei migliori della sua filmografia è sicuramente l’analisi sapiente fatta sulla complessità della psiche umana.

LEGGI ANCHE:  Fuga da New York: John Carpenter ha approvato il remake

Un’opera meravigliosa che insieme alla paranoia portata all’esasperazione in La Cosa, l’ansia e la tensione di Halloween e la manipolazione di massa di Essi Vivono regala un caleidoscopio irripetibile di tutte le sfumature della mente umana che da lì in poi si sarebbero succedute nella storia del cinema horror.

1997: Fuga da New York, 1981

1997 fuga da new york copertina

A cura di Andrea Campana

Le meravigliose musiche synth scritte dallo stesso John Carpenter stesso ci introducono a uno scenario distopico ideato quando ancora distopia non è ancora sinonimo di cliché. Protagonista l’inossidabile Kurt Russell, qui nel ruolo del virile ma in fondo giusto Jena Plissken (Snake Plissken), spedito in una missione suicida nell’isola New York tramutata in futuro in un’unica grande prigione di massima sicurezza. L’obiettivo: salvare il presidente, in mano a una banda di criminali, e con sole 22 ore di tempo.

Una trama del genere oggi farebbe ridere, ma nelle mani del regista e messa in scena nel 1981 si trasforma in un capolavoro d’avventura e azione dai tratti cyberpunk e dalla moralità complessa, affrontando tematiche politiche e psicologiche ma non facendo mai mancare tensione, momenti memorabili e scene da dizionario del cinema. Contribuiscono naturalmente i co-protagonisti: in primis il villain per eccellenza, Lee Van Cleef. E poi Ernest Borgnine, Harry Dean Stanton e, per qualche ragione perfetto, Isaac Hayes.

Fuga da New York rappresenta ancora oggi il perfetto esempio di come si fa (e come si dovrebbe fare) il cinema di genere: tutti gli elementi sono perfettamente bilanciati e tanto ben gestiti che la relativa dovizia di mezzi dell’epoca quasi non si nota. Uno spettacolo memorabile che funziona quasi senza CGI, con un montaggio sobrio e non ubriaco e affidandosi a personaggi ben caratterizzati, atmosfere che hanno fatto scuola e una storia ben scritta. Ancora oggi un cult, e a buon diritto.

La Cosa, 1982

image 12

A cura di Andrea Campana

Niente a che vedere con la prima versione degli anni ’50, e tutto a che vedere con il racconto originale: Who Goes There? (1938). La Cosa è un alieno mutaforma che sembra avere l’unico scopo di uccidere, prendere il posto di chi uccide e… uccidere ancora. Il perfetto nemico anni ’80, mosso da pura malvagità e che come se non bastasse chiama in causa il body horror con le sue (spettacolari) trasformazioni fisiche e materiali.

Ma il fulcro del film sta nell’intuizione del suo significato: il nemico può essere chiunque conosciamo, anche un nostro amico o collega; può essere il prossimo. Un’intuizione fantasticamente avveniristica per l’epoca, che come in ogni buon horror gioca poi su pressione psicologica, paranoia, violenza trattenuta ma quando mostrata eclatante, ed effetti speciali davvero incredibili per il 1982. Anche in questo caso il nostro Kurt Russell interpreta il ruolo del protagonista, maschio alfa sopraffatto dagli avvenimenti, più che adeguatamente.

La Cosa si avvale di un’intensa atmosfera, costruita tra i ghiacci antartici e lontano dalla civiltà: prigione mentale nella quale i poveri umani ricercatori si trovano ad affrontare non tanto un essere ripugnante e mortale quanto la loro stessa paura profonda di essere soli, al mondo, infine contro tutti. E il finale del film, lasciando la “cosa” in sospeso, ne è la chiosa ideale: la fiducia, nel mondo moderno (quello dell’82, ma anche quello di oggi) non può esistere.

Qual è il vostro film preferito di John Carpenter?

Seguiteci su LaScimmiaPensa