Editors – Recensione Violence

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Un ritorno in grande stile o un mezzo passo falso?

La prima impressione, quando si è ascoltato Violence degli Editors, è quella di una band che di certo non è più in forma come un tempo. Passati sono certo gli anni gloriosi dei primi album, i tempi del post-punk revival britannico che nel 2005 con vigore emergeva nella scena internazionale. Di due cose, in particolare, si sente subito la mancanza. Uno, le chitarre. Due, la voce di Tom Smith, che non è certo quella che sentivamo in The Back Room.

In realtà Violence costituisce in pratica il prosieguo ideale dell’album precedente, In Dream (2015), e si colloca in perfetta coerenza nel percorso evolutivo degli Editors. Per cui non sorprende più di tanto, nè è necessariamente un male, la mancanza degli intrecci di chitarra post-punk. Nè stupiscono le numerose incursioni nell’elettronica e gli accenni di millennial whoop. Pur ponendosi come disco decisamente gothic, almeno nell’intenzione, Violence è in realtà molto più “pop” dei precedenti lavori degli Editors.

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Per quanto negativo e certo non allegro, Violence è un disco in cui gli Editors accolgono certi momenti più “solari”, rispetto al loro solito.

Lo prova una vena di “speranza” che le sonorità di molte canzoni suggeriscono, e che interviene a contaminare il suono del gruppo. Resta il fatto che, anche in questo disco, gli Editors danno del loro meglio quando sono pessimisti. Hallelujah (So Low) e Nothingness rimangono le canzoni migliori. Mentre tracce più positive e “mainstream” come il primo singolo, Magazine, e Cold, il pezzo d’apertura, contengono più forma che sostanza.

Insomma, Violence è sicuramente un disco che può piacere ai fan del gruppo, e può allo stesso tempo non dispiacere agli appassionati moderni di post-punk e gothic rock (preso con le pinze: siamo sempre in terra indie…). Detto questo, c’è da riflettere sul fatto che, pur proponendo diversi pezzi validi, Violence non sarà certo ricordato come il miglior album degli Editors. Nè come uno dei migliori dell’anno.

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Possiamo forse parlare di un altro gruppo dell’ondata post-punk revival inglese di metà anni ’00 che sta iniziando ad avviarsi verso un lento declino? Perchè una prova simile, anche se ben più deludente, ce l’hanno regalata quest’anno i Franz Ferdinand.

Il collegamento sorge spontaneo, ma è ancora presto per parlare.

https://open.spotify.com/album/6sA3KrkfzaNnbrrbry7vvH

 


Anno di pubblicazione: 2018
Genere: Indie Rock