Editors – EBM | RECENSIONE

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Nel loro nuovo album gli Editors sembrano i New Order, e basterebbe questo a descrivelo come un altro disco riuscitissimo. La nostra recensione di EBM

Gli Editors hanno esordito 17 anni fa, nel lontano 2005, con The Back Room. Da allora, non hanno praticamente sbagliato un colpo. Anzi, sembra che di disco in disco la loro progressiva maturità si accompagni via via ad idee sempre nuove e miracolosamente fresche, per quanto mai discoste dal loro genere di preferenza.

Che, in questo nuovo disco dal titolo EBM, suona più new wave e synthpop che post-punk, ma la radice è chiaramente la stessa. E ci sarebbe quasi da affidare alla band inglese il titolo di “nuovi New Order”, se non fosse che al nuovo pubblico non interessano i New Order né vecchi né nuovi e che la scena musicale, in questo momento, vede al centro dell’attenzione ben altri artisti.

Ma, chi è cresciuto con il post-punk revival anni ’00 (Interpol, Bloc Party…) e chi conosce anche la storica band inglese erede della tragedia dei Joy Division, ritroverà in questo disco infiniti contenuti validi. A partire dalle atmosfere delle tracce, sempre cupe, violente, intriganti, seducenti ma in una qualche maniera inquieta.

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La prima cosa da dire su questo nuovo disco è che l’aggiunta alla formazione di Blanck Mass, il produttore elettronico noto anche come membro dei Fuck Buttons, si è rivelato un azzardo riuscito. Infatti Benjamin John Power, questo il suo nome, avrebbe potuto facilmente, come un Danger Mouse, deviare il sound della band e contaminarlo con le sue idee elettroniche fino a soffocarlo.

E invece no. Il suo contributo si sente chiaramente negli arricchimenti techno, synth e industrial in ogni brano, ma funge da costola aggiuntiva e mai da realtà inglobante. Anzi, sembra proprio che il suo contributo fosse quel piccolo tocco di “freschezza” di cui la band abbisognava per un disco più moderno e aggiornato.

Di fianco, troviamo il sempre sardonico e tonante Tom Smith che, con la sua leggendaria voce profonda, si erge a figura di un Thom Yorke alternativo e ancora più disincantato, cantando come sempre contraddizioni e paure dell’individuo. La tracklist è breve ma potente, con canzoni come Karma Climb, Picturesque e Vibe che ne trainano le redini.

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C’è poco spazio per il silenzio e la riflessione, dato che anche in questo EBM gli Editors suonano più aggressivi che mai, con l’energia di ventenni (cosa che non sono più) e l’autentica potenza di una disillusione post-punk caratteristica del genere. In questo momento storico, a rivaleggiare in questo tra i gruppi storici della loro epoca sono forse soltanto appunto Interpol e Bloc Party.

Certo, va aggiunta la recente scena post-punk (IDLES, Fountaines D.C., Viagra Boys, Dry Cleaner) che proprio dall’eredità di band come anche gli Editors riprende il verbo post-punk e lo trascina avanti, nel nuovo decennio. Ma in questo disco ci troviamo ancora una volta di fronte a dei veri maestri, navigati esperti, con i quali i gruppi di oggi non possono francamente (ancora) competere.

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Editors – EBM / Anno di pubblicazione: 2022 / Genere: New Wave
RECENSIONE
VOTO:
Avatar di Andrea Campana
Scrivo di musica, cultura, arte, spettacolo e cinema. Ho pubblicato su Cinergie, Digressioni, Radio Càos, Rock and Metal in My Blood.
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