On the road again – Thelma e Louise di Ridley Scott

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Questo enorme successo di pubblico datato 1991 rappresenta anche il principio di un revisionismo dell’immaginario americano on the road che attraversò l’arco temporale del decennio (assieme, come vedremo nei prossimi due appuntamenti di questa breve rubrica, ad altri due fulgidi esempi in tal senso). Un film battistrada in tutti i sensi che diede il là, di fatto, ad una profonda messa in discussione di certi capisaldi.

Il primo tabù da sfatare, nell’ottica di una rivisitazione e messa in discussione dei tratti essenziali del road movie (cliccare qui per una schiarita a riguardo), non poteva che essere il sovvertimento dei connotati di genere: non più uomini, ma donne in viaggio. Non semplici donne, ma donne che, per affermare la loro emancipazione dal genere maschile, finiscono per assumerne le stesse caratteristiche. E questo perché non vi è altro modo per affermare la propria libertà in una società fallocentrica, dominata dalla violenza e dalla prevaricazione del più forte.

Ma partiamo dal principio. Thelma è una casalinga annoiata, schiavizzata da un marito meschino e maschilista; Louise una cameriera di una tavola calda. La loro ingenua gita di un week end, che altro non doveva rappresentare se non un momentaneo svago avventuroso, finirà per trasformarsi in vera e propria fuga dalla realtà, da una società spietata e dalla vita stessa. Fermatesi in un bar lungo la strada, Thelma viene infatti rimorchiata da un bruto, il quale, non accontentatosi di un semplice ballo insieme, la porta fuori intenzionato a stuprarla. E’ in quel momento che irrompe Louise, gli punta una pistola alla tempia (arma sostanzialmente indispensabile a qualsiasi donna americana che decida di mettersi in viaggio per più di una notte) e lo intima a lasciar stare la sua amica. A pericolo sventato però, quando oramai le due donne si proiettavano in macchina per riprendere il loro itinerario, Louise non riesce a passar sopra alle provocazioni verbali dell’uomo e, colta da un profondo disprezzo, infligge a quest’ultimo un colpo mortale al petto. Scopriremo poi i motivi di quell’incontrollabile raptus omicida: Louise fu anch’essa vittima, in passato, della stessa violenza (“So cosa ti è successo in Texas” le dirà il poliziotto al telefono).

Da quel momento in poi parte tutto un altro film. Progressivamente le due donne, riprendendo Scott gli elementi tipici del buddy movie e declinandoli al femminile, finiranno per prender confidenza con la loro nuova vita da fuorilegge e con tutto ciò che essa comporta. Esse rinunceranno ai tipici valori che l’immaginario cinematografico americano ha da sempre attribuito alla figura della donna, agente passivo della coppia per antonomasia, a cominciare dal rifiuto dell’istituzione del matrimonio (Thelma non si fa problemi ad abituarsi all’idea di abbandonare per sempre il marito, non mancando mai, per di più, di insultarlo quando si riferisce a lui nei suoi discorsi; Louise declina la proposta di matrimonio fattale dall’uomo che ama ma di cui può comodamente fare a meno).

E’ forse la prima volta che dei personaggi femminili determinano così marcatamente ogni svolta narrativa. Non è dunque un caso che l’unico modo per farlo debba essere necessariamente, come già anticipato, l’assunzione di atteggiamenti maschili. Una dei momenti più emblematici in questo senso è la scena di sesso tra Thelma e il cow boy J.D.: per una volta è la donna a rimorchiare l’uomo e a godere nel rapporto sessuale così come è l’uomo a fregare poi i soldi alla donna, aggiornamento maschile della femme fatale anni ’40.

Novelle Bonnie & Clide, la loro disperata fuga verso il Messico è destinata a fallire. Ma, a differenza del film di Arthur Penn, avranno la possibilità di essere artefici del proprio nefasto destino, rinunciando ad ogni tipo di compromesso, scegliendo una morte ideale tuffandosi con l’auto nel Gran Canyon, piuttosto che esser giudicate ed accusate da uno stuolo di uomini (l’unica figura maschile realmente positiva, l’ispettore di polizia Hal Slocumb non potrà far nulla per salvarle, frustrato dal ralenty che Scott saggiamente impiega per spiegare visivamente la sua impotenza), nel finale in freeze frame probabilmente più celebre della storia del cinema.

Questa storia non porterà dunque ad un happy end, poiché l’emancipazione della donna è destinata, nel film, a rimanere un sogno utopico, ma determinerà un ben più importante stravolgimento dell’immaginario hollywoodiano: gli ampi e selvaggi spazi della wilderness americana che aprono e chiudono il film, un tempo riservati rigorosamente a virili cow boys a cavallo(si pensi all’iconico John Wayne dei film di John Ford e non solo), a ragazzi ribelli con la passione dei motori (i due giovani californiani del Two lane blacktp di Monte Hellman; il Dennis Hopper e il Peter Fonda chopperisti di Easy rider) o a coppie criminali a dominanza maschile (Martin Sheen e l’ingenua Sissy Spacek nel sorprendente esordio di Terrence Malick Badlands), possono ora fare da sfondo ad una storia sfacciatamente femminile e femminista.

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