Il Nuovo Cinema Europeo e il Road Movie – Costituzione di un genere

Il Road Movie, come suppone la traduzione letterale, è un genere cinematografico basato sul viaggio.  Si sviluppa in America verso gli anni 60 in seguito alla pubblicazione di romanzi relativi al viaggio, in particolare “Furore” di John Steinbeck (1939) e “On the road” di Kerouac (1957), basato sul una serie di viaggi coast to coast negli Usa, nonchè antesignano del Manifesto della Beat Generation.

Diamo particolare menzione ad Easy Rider di Dennis Hopper (1969) che dichiarò di essersi ispirato al capolavoro di Dino RisiIl Sorpasso” (1962). Nasce nel segno di una riconquista del potere da parte del cinema americano (con l’avvento del cinema di protesta che andò a costituire la New Hollywood), sinora oscurato dal successo di critica e pubblico di film europei (si pensi all’Italia con la produzione degli Spaghetti-Western e della Commedia all’italiana oppure alla Nouvelle Vague francese) e dall’ascesa al potere della televisione.

Per cercare capire al meglio i motivi di maggior rilevanza che causarono una crisi del cinema classico in poco più di qualche riga dobbiamo dar rilievo alle teorie del realismo:

i problemi teorici prima del 1945, ovvero prima della fine della II Guerra Mondiale, erano strettamente connessi alla questione dell’istituzione del Cinema come Arte, per far ciò – dunque – vi era la necessità di un montaggio che lo allontanasse da esser mimesis del reale tramite la messa in atto del montaggio simbolico e del montaggio delle attrazioni.

A ridosso della fine della guerra e soprattutto con l’avvento del sonoro, il Cinema mutò il suo linguaggio metaforico delle immagini poichè la parola rafforzò in maniera definitiva l’illusione del reale. Ovviamente da qui si slegarono i più rinomati movimenti antagonisti del Cinema: quello delle cinematografie nazionali europee (il Neorealismo italiano, il Free Cinema inglese, la Nouvelle Vague e tutti i movimenti a seguire) e quello imperialista di Hollywood indirizzato maggiormente alle masse.

Verso il riscatto di un Nuovo Cinema, tutte le varianti dell’impostazione realistica nel dopoguerra, a partire da film del neorealismo come “Roma città aperta, “Paisà“, “La terra trema o dagli interessi teorico-artistici dei Cahiers du Cinéma cercarono di riscattare il carattere riproduttivo del cinema-verità (e della sua fotografia).

“Il Cinema è una finestra aperta sul mondo” 

Andrè Bazin  a proposito di Roberto Rossellini

La trasformazione del cinema moderno trovò quindi slancio nel Neorealismo e nella Nouvelle Vague e si svilupperà ulteriormente in altri movimenti, soprattutto nel Nuovo Cinema Tedesco.

In Germania occidentale, con la riforma monetaria del 1948 si ricostruirono gli edifici e si istituì la RFT (Repubblica Federale Tedesca), l’unica organizzazione statale leggittima del popolo tedesco. La cinematografia della RFT e quindi il cinema tedesco-federale si ristruttura arrivando ad avere uno straordinario picco positivo per quanto riguarda la produzione (128 film solo nel 1955). Il successo, come ben sappiamo però, non è sinonimo di qualità e senza avere un cambio generazionale questo cinema pone l’accento su un atteggiamento conservatore: probabilmente (e paradossalmente) il momento d’oro (della cinematrografia tedesco-federale) coincide con il punto più basso per quanto riguarda la valenza artistica di una delle cinematografie nazionali più prestigiose nella Storia del Cinema.

Ma anche grazie all’ispirazione di figure come quella di Fritz Lang (autore di culto della Germania migliore), una comunità di cineasti pubblicò una dichiarazione durante l’Internationale Kurzfilmtage, “Il Manifesto di Oberhausen“.

“Questo cinema ha bisogno di nuove libertà: deve essere liberato dalle convenzioni abituali dell’industria cinematografica, da qualunque tentativo di commercializzazione.”

Grazie al contributo dello scrittore Alexander Kluge si realizzeranno le aspirazioni cinematografiche di una nuova generazione garantite inoltre dalla fondazione di un Consiglio del giovane cinema tedesco, il “Kuratorium Junger Deutscher Film” (1962).

Gli elementi innovativi dello JDF surclassano le acerbità e i difetti (tecnici o di montaggio), che passano in secondo piano, mentre si esalta una capacità formale e tematica più che dignitosa. Il Documentario diventa modello di nuovi orizzonti, girando spesso in presa diretta, senza censure.

Come non citare uno dei registi più enigmatici del Nuovo Cinema Tedesco, Werner Herzog, che ha fatto della ricerca dell’immagine incontaminata, “delle immagini non viste“, la sua più preziosa peculiarità stilistica. Un cinema che si sottrae al realismo di routine della civiltà industriale occidentale e miete i suoi Eroi/Antieroi reietti e paradossali (nani, muti, ciechi, aborigeni e australiani) contro l’insistente e ormai monotona idealizzazione dell’uomo medio borghese.

Filmare la natura come un personaggio e farne una pedina necessaria del suo stile e poetica, diventa il suo segno imprescindibile, necessario tanto quanto lo sforzo fisico per impegnare un’avventura filmica. Si pensi a “Fitzcarraldo” e alla sua devozione nel far costruire un’enorme barca invece di servirsi di un modellino. Cos’è Fitz se non un Road Movie documentaristico e metacinematografico a tutti gli effetti? La sua ricerca ossessiva di paesaggi ignoti e volti non ordinari: la scoperta del suo attore-feticcio Klaus Kinski ne è la prova lampante. Le sue interpretazioni allucinate, in Fitzcarraldo e non meno in “Aguirre, furore di Dio” dove interpreta un alienato conquistatore spagnolo alla conquista (e fallimento) di Eldorado, sono Storia.

E’ un dovere citare anche la pellicola “Fata Morgana“, un safari negli spazi sconfinati del suolo sahariano o “L’enigma di Kaspar Hauser“, “Cuore di vetro“, “La Soufrière” oppure intraprendendo una ricerca di un nuovo mondo con “La Ballata di Stroszek“.

Insieme a lui debuttano anche Rainer Werner Fassbinder, incline ad un certo citazionismo e metatestualità tipiche del moderno (e del futuro postmodernismo) ci mostra anch’esso i suoi personaggi diseredati (un pò come quelli herzogghiani), soprattutto femminili, spesso figure centrali delle sue pellicole (una delle più famose pellicole è “Il matrimonio di Maria Braun“, 1979).

L’ultimo e non meno importante autore di alcuni dei più famosi ed importanti Road Movie della storia del Cinema (e per estensione uno dei massimi esponenti del Nuovo Cinema Tedesco) è Wim Wenders, a cui dedicherò il prossimo articolo.