Jack White – Fear of the Dawn | RECENSIONE

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Credits: Jack White / YouTube
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Fear of the Dawn, l’ultimo disco di Jack White, è anarchia pura in forma di garage blues

Jack White è arrivato a un punto della sua carriera nel quale può permettersi di fare assolutamente tutto quello che gli pare e piace. Il suo nuovissimo disco, Fear of the Dawn, ne è la dimostrazione dall’inizio alla fine. Quaranta minuti di puro caos, che solo apparentemente suonano come il suo classico stile garage blues, ma che in realtà rivelano una sorpresa dopo l’altra.

Non tanto di sorprese è il caso di parlare, quanto di una sorta di stream of consciousness musicale che porta il chitarrista e cantante a sistemare delle tele (le basi delle canzoni) per dipingervi sopra in una confusione completa che nulla risparmia, come Jackson Pollock. E se il blues, il garage e il rock sono i generi dominanti, negli angoli e negli anfratti si ritrova praticamente tutto il resto.

Un brano può improvvisamente tramutarsi da un incedere violento e quasi punk in una ballad pianistica, un altro può svelare all’improvviso un coro lirico e un altro ancora rivela uno scratch come quello effettuato dai DJ nel rap anni ’90, ma qui proposto con la chitarra (come Tom Morello).

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E anche per il rap non manca lo spazio: Q-Tip degli A Tribe Called Quest è l’unico featuring annunciato ed ospite d’onore e la sua partecipazione miracolosamente non si perde nei soliti cliché hip-hop, dando vita anzi ad una collaborazione unica ed intrigante. Ma tutto questo è solo la punta dell’iceberg.

Jack White è un artista ormai completamente libero

E si tratta per inciso di un iceberg che va davvero in profondità, specie per audiofili e musicofili che non solo seguono Jack White fin dal 1999 ma che anche, evidentemente come lui, adorano esaminare ed apprezzare dettagli e minuzie in ogni singola nota. Davvero infatti queste canzoni sono giungle di intrecci sonori e di inserti musicali continuamente inaspettati.

White gioca tantissimo sull’inserimento di effetti, tortura la sua chitarra in ogni maniera possibile; la filtra, la rende ultra-distorta, le affibbia echi mai sentiti, la fa suonare come se fosse uno strumento a fiato o a percussione. Forse solo i Sonic Youth (in una maniera completamente diversa, ovviamente) sono mai stati in grado di trarre da questo strumento una tale cacofonia informe.

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E il bello è che: 1. L’album funziona benissimo anche per l’ascolto “distratto”, una volta superati i numerosi contrappunti provocatori, perché le strutture dei brani sono tutto sommato convenzionali (va bene tutto ma non stiamo ascoltando Frank Zappa); e 2. Questo è solo l’inizio perché a luglio uscirà il secondo album di Jack White per il 2022: Entering Heaven Alive.

Di tutto e di più da aspettarsi, quindi, da questo artista più che mai non convenzionale che sembra davvero aver compiuto passi da gigante dai tempi del primo, autentico ma rozzo e abbozzato, garage punk dei White Stripes. Siamo in una nuova epoca e Jack White, a partire dai capelli blu, ne è uno degli interpreti più esemplari.

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Jack White – Fear of the Dawn / Anno di pubblicazione: 2022 / Genere: Garage Blues
RECENSIONE
VOTO:
Scrivo di musica, cultura, arte, spettacolo e cinema. Ho pubblicato su Cinergie, Digressioni, Radio Càos, Rock and Metal in My Blood.