Jack White contro la stampa musicale e il clickbait

In aperta polemica con il clickbait, il genio dell’indie rock mondiale ha un paio di questioni da chiarire

Su Jack White ne sono state dette di tutti i colori: che lui e Meg (Megan Martha White, batterista dei White Stripes) fossero fratelli, poi coniugi, poi fratellastri; o che i suoi tatuaggi avessero significati nascosti. E come dimenticare il fiume di insulti piovutogli addosso quando in Canada si aggiudicò il Guinness World Record per il concerto più breve della storia? Suonò una sola nota davanti a 500 persone, per poi scendere dal palco e venire ricoperto di improperi.

La vita pubblica di un genio del suo calibro oscilla regolarmente fra vizi e stranezze più o meno veritiere, ma stavolta il magazine Spin sembra avere esagerato. Pochi giorni fa è uscito Help Us Stranger, il nuovo disco dei The Raconteurs (una delle band di White), dopo 11 anni di silenzio. In un’intervista per l’Irish Times riguardo ai motivi di un’attesa così lunga, White ha scherzato: “Quando Brendan (Benson, chitarrista della band) aveva smesso con l’alcol, io avevo iniziato con l’eroina, e questo ha ritardato il tutto”. A quanto pare, però, Spin non ha perso tempo e ha pubblicato un articolo serio, intitolato ‘Il nuovo album dei The Raconteurs è stato rimandato perché Jack White “aveva iniziato con l’eroina”‘.

La risposta di Jack White è stata immediata e sorprendente.

Con un post sul suo account Instagram (poi pubblicato su Twitter con l’account della sua etichetta Third Man Records), White ha smentito il titolo clickbait di Spin (poi corretto dal magazine). Ne ha approfittato per scagliarsi contro “il resto dei siti ‘spazzatura’ che tossiscono ‘giornalismo’ musicale”, citando anche Pitchfork, Noisey e Stereogum.

“So che voi lavorate nel business dei clickbait e dei soundbites, e che siete incazzati perché la Third Man Records non vi ha inviato una copia del nuovo disco dei Raconteurs, visto che siete puntualmente scandalosi. E ho un altro paio di cose da dirvi” sentenzia pungente White, prima di definire un’altra questione riguardo alle sue dichiarazioni sull’uso del cellulare. Qui chiarisce come lui non odi la tecnologia, ma abbia scelto un proprio stile di vita personale e salutare.

Ma la vera sorpresa del post è la riflessione di White alla fine del post, che esprime la visione del ragazzone di Detroit sul ruolo dell’artista nella società contemporanea. Un dibattito infuocato che prosegue da decenni e viene puntualmente messo a tacere, o rimandato. Invece Jack White non può stare in silenzio.

Il dovere degli artisti di non dare per forza risposte scontate.

“Gli artisti non erano condannati per prendere la strada meno percorsa, o per dare risposte impopolari ad alcune domande. Diamine, da noi ci si aspettava persino che ci ribellassimo allo status quo!” continua l’artista, parlando dei “suoi tempi, nel 1800″. Ironico riferimento proprio alle sue scelte di vita che ne hanno fatto, negli anni, l’icona dell’old-fashioned.
Ma Jack White non è un’icona dell’old fashioned soltanto perché va di moda, lo è perché questa è la scelta di vita che ha fatto, polemica contro la società iperveloce e consumista e votata alla musica cruda e diretta.

L’intro del docufilm It Might Get Loud, in cui Jack White costruisce una rudimentale chitarra e sentenzia soddisfatto: “Perchè comprare una chitarra?”

“Se amate la musica e le arti” conclude White, “penso che le vostre organizzazioni debbano fare la stessa cosa, o quantomeno fingere di essere interessati alla musica piuttosto che tentare di accontentare i vostri inserzionisti con i click“.

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