Ukraine on Fire, il docufilm di Oliver Stone sulla situazione Ucraina

Ukraine on Fire è il controverso docufilm prodotto da Oliver Stone che tenta di far luce sulla crisi Ucraina del 2014.

Ukraine on Fire; Oliver Stone
Ukraine on Fire, diretto da Igor Lopatonok e prodotto da Oliver Stone
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Chi conosce Oliver Stone sa che al cinema di finzione il regista americano ha sempre affiancato un’importante attività documentaristica. Se già i suoi film sono evidentemente contaminati dall’elemento documentaristico, in queste esperienze Stone si trova perfettamente a suo agio, andando a realizzare spesso dei documentari piuttosto controversi. Ukraine on Fire non fa eccezione.

Il documentario diretto da Igor Lopatonok, di cui Stone è produttore (ed evidente animatore), tenta di far luce sulla storia recente dell’Ucraina, partendo da una base storica fino ad arrivare agli eventi a cavallo tra 2013 e 2014, che hanno creato una situazione di grave instabilità di cui oggi siamo tutti ben coscienti.

Ukraine on Fire, uscito nel 2016, è tornato alla ribalta in questi giorni, e può risultare uno strumento utile a capire alcuni meccanismi che hanno portato ai tristi eventi di questi giorni.

Un documentario in pieno stile Oliver Stone

Una premessa doverosa è da fare. Il film di Stone è fortemente schierato politicamente, come praticamente tutte le produzioni dell’americano. Chi conosce il suo cinema sa già delle sue posizioni anti-americane che spesso vengono fuori dai suoi lavori.

Ukraine on Fire tenta infatti di raccontare gli eventi di Maidan e la successiva crisi del Donbass attraverso una lente diversa rispetto a quella dei mass media. Un approccio che, seppur non esente da critiche, ha il pregio di farci capire non poco sulla storia recente del Paese.

Benché molti si siano accorti soltanto oggi della situazione di instabilità in Ucraina, la situazione di crisi è profonda già da parecchi anni. Nel 2014, infatti, il governo presieduto da Viktor Yanukovych (appoggiato dal Cremlino) viene destituito.

La tesi che Stone (e in generale il film) sostiene è che dietro a questi eventi, passati alla storia come Euromaidan, non siano stati animati soltanto da cittadini comuni, ma siano presenti forti ingerenze da parte degli Stati occidentali, USA su tutti.

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Durante il film ci troviamo più volte a dover operare delle scelte critiche, perché ci presenta spesso il rovescio della medaglia, ovvero gli eventi raccontati dall’inedita prospettiva degli “sconfitti”.

Sta a noi decidere a cosa credere o meno, tenendo ben presente che la maggior parte di ciò che sentiremo e vedremo è decisamente di parte e piuttosto controverso.

Il grande pregio di Ukraine on Fire

Ukraine on Fire; Oliver Stone

C’è però un grande pregio di Ukraine on Fire se si va oltre al suo schierarsi nettamente contro la narrazione finora fatta delle vicende (e alla luce dei fatti odierni in una posizione decisamente difficile da sostenere). Il film riesce infatti a mettere in evidenza una situazione di crisi che si protrae da anni e di cui la guerra di oggi è soltanto l’ultima istanza.

Stone mostra un paese fortemente spaccato, più volte descritto sull’orlo di una guerra civile. Ad ovest un’Ucraina filo-europea, a est quella filo-russa, ormai storicamente divise e diverse.

La situazione del Donbass nasce proprio da questa spaccatura. Una visione a quanto pare inconciliabile, con le due parti che si accusano a vicenda. Da un lato l’Occidente è visto come incubatore di forze nazionaliste e di estrema destra, su cui il film insiste molto. Dall’altro l’oriente vicino a Putin come traditore della patria ucraina.

Il film contiene parecchie interviste interessanti, sempre a patto di prenderle con le dovute precauzioni e la giusta consapevolezza.

Fra le molte spicca quella di Vladimir Putin, che mette in luce la sua posizione sull’Ucraina, ma anche sull’Occidente, la NATO e gli USA. Una testimonianza preziosissima, al netto del giudizio che se ne può trarre, per capire come siamo arrivati alla situazione attuale.

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L’instabilità ucraina ha radici profonde

Il fatto più interessante è proprio notare come l’attuale guerra derivi da instabilità molto radicate, anche a livello culturale. In un’Ucraina così divisa e in evidente stato di tensione, lo scontro sembrava già in quegli anni praticamente inevitabile.

L’epilogo di Ukraine on Fire è in questo senso più attuale che mai, mostrando le tensioni tra occidente e oriente (non solo sul territorio ucraino), presentando quello che è un autentico clima da guerra fredda.

La paura del nucleare, in questi giorni tornata prepotentemente attuale, sembra infatti un discorso mai interrotto ad ascoltare alcune opinioni.

È questa la grande qualità del film, che va preso come documento rilevante e in quanto tale analizzato criticamente dallo spettatore. È compito nostro decidere a cosa credere e a cosa no, valutando le opinioni e i fatti presentati dal film e dalle persone intervistate.

Ma se anche tutto questo ci pare falso, tendenzioso e dalla parte del torto, resta un elemento di grande interesse, se non altro per capire le “ragioni” che hanno portato ai fatti tristemente noti di queste settimane.

Il commento di Stone sulla situazione attuale

Il documentario è ovviamente tornato alla ribalta nelle ultime settimane e dati gli sviluppi attuali della crisi.

Stone, che ha anche intervistato Putin in un film interamente dedicato al leader russo, ha dichiarato dapprima che non pensava che Putin avrebbe mosso guerra sull’Ucraina, ha preso poi posizione con un post su Facebook.

Il regista e produttore prende ovviamente le distanze dalla decisione di Putin, evidenziando come i torti (secondo lui) ricevuti non possano rappresentare motivo per l’aggressione.

Stone ha poi invocato il dialogo, nella speranza che si possa arrivare ad una cooperazione che sempre ormai perduta. Speranza che, finora, pare essere piuttosto lontana, mentre le tensioni sono sempre più forti.