Temple of the Dog – Temple of the Dog | RECENSIONE

Il primo e unico disco dei Temple of the Dog ha fatto la storia del grunge e di tutto il rock anni '90

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Eddie Vedder nel video di Hunger Strike dei Temple of the Dog. Credits: Temple Of The Dog / YouTube
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Il primo e unico disco dei Temple of the Dog è un involontario manifesto di ciò che poi diventerà il grunge

Anno 1991. Un anno d’oro per la musica rock. 16 aprile: esce il primo e unico disco di una band chiamata Temple of the Dog. Formazione: Chris Cornell alla voce e Matt Cameron alla batteria, entrambi celebri come membri dei Soundgarden. Ci sono poi Stone Gossard e Jeff Ament, chitarrista e bassista dei Mother Love Bone. Anche loro partecipano al progetto.

Il motivo: rendere omaggio ad Andrew Wood, cantante e frontman dei Mother Love Bone, morto qualche mese prima di overdose. Carismatico, rivoluzionario e ribelle, Wood viene ancora oggi considerato il vero precursore di quella che poi diventerà l’immagine del cantante grunge tipica degli anni ’90.

Con i Mother Love Bone il compianto Wood ha fatto in tempo a colmare il gap, nel rock americano, tra i fasti del glam metal fine anni ’80 e la crescente influenza della scena alternativa di Seattle. Il gruppo ottiene un seguito di culto e nella famosa città è popolare al punto che nel film Singles di Cameron Crowe (1992) si scorge il loro nome graffittato su di un muro.

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Con la morte di Wood tutto finisce, ma in un altro senso tutto inizia. Chris Cornell, anche ex-coinquilino di Wood, si rivolge a Gossard e Ament con del materiale scritto mentre era in tour con i Soundgarden. Si decide di formare un gruppo per registrarlo e nel progetto vengono coinvolti anche il chitarrista Mike McCready e un certo cantante di nome Eddie Vedder.

Il risultato: la quintessenza di quello che poi sarà chiamato grunge, il tipico suono rock alternativo di Seattle, caratteristico degli anni ’90. Un rock abrasivo, ruvido, rabbioso ed intemperante. Sporco come la strada e incontrollabile come la gioventù. Se aggiungiamo il carico emotivo della morte di Wood e la voglia di omaggiarlo, il capolavoro è già annunciato.

Nel disco suonano tutti i futuri Pearl Jam, compreso Cameron, che si unirà al gruppo nel 1998, dopo lo scioglimento dei Soundgarden. Quanto a Cornell, de-facto frontman dei Temple of the Dog, non ha certo bisogno di presentazioni. Una delle due band non è ancora nata e l’altra è ancora lontana dal successo, ma qui tutti danno già il meglio.

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Delle dieci canzoni del disco, quasi tutte scritte da Cornell e trasudanti grunge a ogni nota, gli esemplari più eclatanti sono Say Hello 2 Heaven, Reach Down, Wooden Jesus, Call Me a Dog e Pushin Forward Back. Oltre a tutti questi, il brano che si ricorda è ovviamente Hunger Strike, che ci fa sentire per la prima e unica volta un emozionante duetto Vedder/Cornell.

In definitiva, nel disco dei Temple of the Dog si può sentire tutto che c’è di buono e di interessante del genere grunge. Tanto più che il progetto nasce quasi per caso, non con l’intenzione di inseguire il successo. L’esplosione del genere giungerà solo qualche mese dopo, con i Nirvana. Quindi, qui parliamo ancora di emozione, spontaneità e pura, primeva energia rock, oggi inarrivabile.

Temple of the Dog – Temple of the Dog / Anno di pubblicazione: 1991 / Genere: Grunge