Radiohead contro Muse, quando Thom Yorke disse: “Ci copiano”

Difficile scegliere tra Radiohea e Muse: ma bisogna proprio?

Radiohead - Karma Police
Thom Yorke dei Radiohead nel video di "Karma Police". Credits: Radiohead / YouTube
Condividi l'articolo

L’eterna rivalità tra due tra i maggiori gruppi dell’alternative inglese: chi la spunta tra Radiohead e Muse?

Se seguite la musica (e la musica rock soprattutto) non potete non esservi mai trovati tra questi due nomi: Radiohead e Muse. Due formazioni opposte ma complementari, che hanno seguito percorsi diversi ma che hanno entrambe, ciascuna a suo modo, segnato la storia della musica.

I Radiohead da una parte: ambiziosi, sperimentali, audaci, fermamente anti-commerciali ed introspettivi. I Muse dall’altra: magniloquenti, astratti, eclettici, per nulla allergici alle classifiche. Se si tratta di scegliere tra questi due, buona fortuna. Ancor di più se lo si deve fare non per una ragione di gusti, ma una ideologica.

Comprensibilmente, le due band (e i rispettivi fan) si sono sempre scontrate. Non al livello di Metallica e Megadeth, o di Red Hot Chili Peppers e Faith No More, o di Oasis e Blur. Ma la somiglianza di stile, specie nel periodo tra il 1999 e il 2003, era troppo palese perché una diatriba non saltasse fuori.

Radiohead – Black Star, 1995

Affinità/Divergenze: da Creep a Time Is Running Out

C’è un fatto abbastanza semplice da citare: i Radiohead sono venuti prima. E stando così le cose, non hanno influenzato solo i Muse ma buona parte della scena inglese e post-Britpop a cavallo tra i due millenni. Possiamo citare Placebo, Doves e anche, ebbene sì, i primi Coldplay.

Se già con Creep i Radiohead si erano posti, nel 1993, come valida alternativa alla predominanza dell’autoreferenzialità britpop, è solo con gli album The Bends (1995) e OK Computer (1997) che le cose si sono fatte serie. E non si scappa, le influenze di cui parliamo vengono da qui: per esempio Black Star, del ’95, somiglia già molto a un pezzo dei Muse.

D’altra parte la band di Matt Bellamy intuiva fin da subito che quel tipo di suono poteva andare in direzione opposta e conquistare le masse, con il giusto appeal. Mentre quindi i Radiohead si immergevano nell’alienazione elettronica di Kid A e album successivi, i Muse facevano saltare tutti con Plug in Baby (2001) e il loro inno alternative, Time Is Running Out (2003).

LEGGI ANCHE:  I 10 migliori compositori di musica per film
Muse – Time Is Running Out, 2003

Influenze, influenze, influenze

Certo, è pur vero che rintracciare in continuazione le somiglianze e le differenze tra i due significa ridurne l’importanza a questa stessa diatriba. Che, del resto, solo in poche rare occasioni ha raggiunto toni realmente ostili. Tuttavia, è proprio l’influenza di entrambe le band, anche a tanti anni di distanza, a riportarci ancora e ancora sulla questione.

In primis, i componenti dei Muse non esitavano infatti a dichiarare la propria ammirazione per i Radiohead. “Quando avevamo 16 anni, i Radiohead erano una delle nostre maggiori influenze” diceva Dominic Howard, il batterista dei Muse. Bellamy, più cauto, suggeriva: “In certe elementi siamo influenzati dalle stesse cose, ma [noi] non siamo influenzati da loro [dai Radiohead]”.

Per esempio, è noto che entrambe le band abbiano tratto grande ispirazione dalla musica di Jeff Buckley. Quindi la linea “di difesa” dei Muse, in principio, suggeriva semplicemente interessi comuni alla base. Come dire che sia Bad Religion che Green Day erano e siano influenzati dai Sex Pistols.

Radiohead – Myxomatosis, 2003

Sul palco e dietro al palco

Le cose tuttavia si sono inasprite man mano che i Muse hanno iniziato a guadagnarsi spazi sempre più ampi; i Radiohead, viceversa, sembravano (almeno a inizio anni ’00) volersi ritrarre dall’industria della musica. I primi sul palco, i secondi quasi dietro al palco, schivi, presi dai loro esperimenti.

E i toni hanno iniziato ad alzarsi. Ad un certo punto Matt Bellamy assicurava di essere in “buoni rapporti” con Thom Yorke, ma già scherzosamente; e Dominic Howard interveniva: “In buoni rapporti un paio di palle [my arse]; li rispetto musicalmente, ma l’ultima volta che l’ho incontrato [Thom Yorke] abbiamo quasi fatto a botte. Mi trattava male, guardandomi dall’alto al basso”.

LEGGI ANCHE:  #Venti2020: Radiohead - Kid A

Dichiarazioni di Thom Yorke dello stesso periodo danno la conferma. Nel 2001 diceva: “Io traccio una linea prima dei Muse, perché ci criticano apertamente così come ci copiano apertamente. Ed è tipo: ‘Come c*zzo osano?’ Non è figo, per niente, un karma incredibilmente cattivo”.

Muse – Panic Station, 2013

Una band “da” algoritmo e una da “anti-algoritmo”?

Questo tipo di disprezzo espresso da Thom Yorke prosegue anche ai giorni nostri. Ora che i gusti musicali sono (secondo lui) guidati principalmente dagli algoritmi delle piattaforme streaming musicali, il cantante dei Radiohead “incolpa” i Muse di essere i perfetti cattura-preferenze.

“Se ti piace questo, ti piacerà quello. E alla fine [l’algoritmo] ti dà… i Muse“. Va da sè che lo stesso vale per i Radiohead: su Spotify ci si può arrivare con i Blur, con i Pixies, persino con gli Interpol. Ma certo, bisogna anche dire che la band di Thom Yorke è stata una di quelle che hanno resistito più a lungo all’offerta della piattaforma.

In conclusione: se ad inizio millennio la somiglianza tra i due gruppi era palese, oggi il confronto ha ancora senso? Ormai è chiaro che hanno seguito e continuano a seguire strade ben differenti. I Muse sono un gruppo da stadio, di successo internazionale e che fa musica ormai per tutti. I Radiohead… praticamente l’opposto, oggi come vent’anni fa. Davvero ha senso scegliere tra i due?

Fonte: Far Out Magazine

Scrivo di musica, cultura, arte, spettacolo e cinema. Ho pubblicato su Cinergie, Digressioni, Radio Càos, Rock and Metal in My Blood.