Cyberpunk 2077 | La recensione del quasi-capolavoro di CD Projekt Red

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Dopo esserci tolti il dente avvelenato contro la software house polacca, e dopo aver passato un numero imprecisato di ore dentro Night City, è il momento di parlare di Cyberpunk 2077 per quello che è. Ovvero, una enorme summa dell’arte videoludica. E visto l’abisso che c’è tra le versioni console e quelle PC, partiamo subito da qualche considerazione tecnica.

Considerazioni preliminari: build e prestazioni

Versione testata: PC
Configurazione:
– CPU: AMZ Ryzen 7 2700X Octa-Core 3.70 GHz
– GPU: Nvidia RTX 2060
– RAM: 32.0 GB

Dopo aver appurato che su old-gen, come molte altre testate hanno riportato, Cyberpunk 2077 è letteralmente un altro gioco, ci siamo potuti rifare gli occhi su PC. In 4K il set-up su cui abbiamo giocato Cyberpunk 2077 ha permesso di godere di un framerate stabile tra i 50 e i 60 FPS con quasi tutte le impostazioni grafiche settate su alto, dovendosi accontentare di tenere il ray tracing al minimo.

Non troppo occasionali cali di frame-rate si sono verificati, inspiegabilmente, non nelle sequenze di gameplay, persino le più concitate, ma nelle sequenze di dialogo. Nulla, tuttavia, di minatorio all’esperienza di gioco, che si mantiene fluida e visivamente goduriosa.

Scalando da 4K a 1920×1080, la 2060 permette di tenere un framerate elevato pur settando il Ray Tracing a Ultra sia nei riflessi che nelle ombre, grazie alla tecnologia DLSS che tiene insieme in equilibrio le performance.

Impressionano la distanza visuale, che rendono Night City costantemente ricca di particolari su tutti i piani focali, e la quantità e la qualità di dettagli scenici. Spesso Cyberpunk arriverà a sfiorare il fotorealismo nei volti così come nell’ambiente.

Ma a marcare decisamente la distanza dalle versioni console è il popolamento di Night City di una miriade di NPC e veicoli, restituendo davvero il caos di una città corrotta fino alle sue fondamenta. Il 4K di un ottimo monitor Samsung è la ciliegina sulla torta di un’esperienza che, dal punto di vista squisitamente visivo, è praticamente inedita.

Cyberpunk 2077: Recensione

Tutte le strade portano a Night City. Che tu sia un figlio dei suoi vicoli, un reietto rigurgitato dalla periferia o un pezzo grosso ai vertici della gerarchia di una MegaCorporazione, non sarai che l’ennesima preda dei demoni di una città che non dorme mai.

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Sin dalla scelta del life path di partenza Cyberpunk 2077 mette in chiaro di voler proporre una formula di RPG curata nel minimo dettaglio. Tre background che portano a tre diversi sviluppi, inesorabilmente intrecciati tra di loro; tre microcosmi che troveranno spesso in Night City un terreno di scontro. Lotte tra gang rivali, l’ascesa delle famiglie nomadi e il declino e la corruzione dei Corporativi saranno lo sfondo e il teatro delle nostre azioni.

Dopo la saga di The Witcher, abbiamo quindi la conferma di quello che è forse il più grande talento di CD Projekt Red: trasformare ogni singolo elemento della lore in role-playing. Da qui la potenza del loro impianto narrativo, così minuziosamente imperniato intorno ad ogni singola scelta e opzione, ciascuna capace di aggiungere un dettaglio a questa enorme esperienza ruolistica.

Puoi scegliere quale fosse la tua vita precedente ad una missione finita male, che ti ha costretto a ricominciare la scalata alle vette di Night City dai suoi bassifondi. Scegliere ogni volta chi essere, da quale parte stare, sospendendo continuamente il giudizio tra il bene e il male per decidere il destino di V.

Cyberpunk 2077: è tutta una questione di scelte

La scelta rimane quindi il cardine dell’esperienza videoludica firmata CD Projekt Red. Mai come prima però queste scelte hanno trasformato la storia in gameplay. Le quest principali sono diramate in moltissime possibili articolazioni non solo a seconda dell’approccio più stealth o action che si decide di adottare, ma anche in base al modo in cui si sceglie di sfruttare l’ambiente o a seconda di una riga di dialogo al posto di un’altra.

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Potremmo aver costruito una build per il corpo a corpo, per lo shooting o per le capacità da NetRunner, trasformando quindi ogni singolo secondo trascorso su Cyberpunk 2077 in un’esperienza letteralmente unica. (Nota a margine, la capillare personalizzazione dello stile di gioco lascia spesso il passo alla mera forza bruta).

Lo shooting stesso, particolarmente curato, reattivo e soddisfacente, offre la possibilità di adottare quanto di meglio il 2077 ha da offrire oltre alle armi tradizionali. Armi tecnologiche imperniate intorno al potenziamento e armi smart, che offrono nuovi sistemi di puntamento e tracciamento, ampliano ulteriormente un gameplay che non pone davvero alcun limite al giocatore.

E se in missioni come Don’t lose your mind o The beast in me la scelta serve a delegare al giocatore quel giudizio sospeso tra giusto e sbagliato, in altre assumerà un significato ben diverso. Così di fronte a secondarie esemplari in quanto a scrittura, messa in scena e profondità di gioco come La Caccia (che, per chi scrive, rappresenta la vetta massima del gioco), vivremo davvero il peso di una scelta decisiva per la riuscita della quest. Scegliere contempla la possibilità del fallimento, e il gioco sarà impietoso di fronte ai nostri errori.

Caratterizzazione e immersione

L’apparato delle secondarie, arricchito dagli innumerevoli contratti di furto, recupero o da sicario, è un’opera di capillare caratterizzazione di un mosaico di personaggi incredibile in quanto a umanità e realismo. Più che la main quest, forse proprio nelle secondarie Cyberpunk riesce a realizzare quell’immersività totale e totalizzante, che rapisce il giocatore sin dalle primissime ore di gioco.

Sono loro la reale via all’immersione completa all’interno dei segreti più perversi e nascosti di questa Night City che segna un nuovo standard all’interno del level design. Quartieri come Corpo Plaza o i dintorni dell’Arasaka Tower stupiscono per l’esasperata verticalità, che non è solo ambientale, ma è, ancora, gameplay.

Ma non è solo la verticalità di Night City a rendere l’open world di Cyberpunk uno dei più credibili e realistici mai realizzati. A questa acquisita nuova dimensione si aggiunge quello del dentro e fuori, secondo un design di gioco che riflette continuamente sulla compenetrazione di ambienti e sulla loro consequenzialità spaziale.

Vien da sé che il free roaming in Night City vale da solo il prezzo del gioco. Sia nelle sequenze diurne in cui la perfetta modulazione della luce ambientale è capace di dare risalto ad ogni singola superficie, sia in quelle notturne dove il Ray Tracing trasforma Night City in una sinfonia di neon e riflessi veramente appagante per gli occhi. E ovviamente, solo nell’esplorazione si scopriranno realmente le anime mutaformi di questa città.

Cyberpunk 2077: un gameplay solido e ricco

Ma tutto questo non riuscirebbe a giustificare la premessa così importante che abbiamo dato a questa recensione. Cyberpunk non è solo un prodotto videoludico curato in ogni singolo dettaglio, con una minuzia probabilmente inedita nell’industria: è un’opera che non rivoluziona, ma riassume quanto di meglio i videogiochi hanno avuto da offrire dalla loro nascita fino ad oggi.

L’impianto ruolistico, curato in una progressione millesimata sia nel looting che nelle diramazioni dei perk, regge un gameplay variegato e complesso, capace di abbracciare in maniera riuscitissima una moltitudine di generi. La componente più action si esprime, ovviamente, nel curatissimo shooting, ma c’è molto di più. Le abilità del cyberdeck permettono di dare continuamente sfumature stealth al nostro stile di gioco. Missioni di livello molto più alto del nostro diventano accessibili con il solo utilizzo delle violazioni da NetRunner. E non dimentichiamoci delle ovvie, ma imprescindibili, corse clandestine all’interno di Night City.

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Il vero gioiello che offre Cyberpunk è però la sua incursione nel mondo dell’avventura grafica. La meccanica di gioco della braindance, mutuato dal gioco di ruolo a cui Cyberpunk si ispira, è uno splendido esempio di graphic adventure, che si rivelerà una componente puzzle di moltissime missioni davvero interessante, e che va a completare una gamma di gameplay già ampia e davvero curatissima.

Un capolavoro mancato

Ovviamente, Cyberpunk 2077 non è un gioco perfetto. Non è impazzito il pubblico a giudicarlo ingiocabile su console, ne siamo impazziti noi a tesserne le lodi così spassionatamente. C’è da dire che il gioco su PC sia più straordinario di quanto non lo fosse al day one su console, ma non è esente da difetti.

E non stiamo parlando di bug e crash, per altro totalmente assenti durante la nostra run. Parliamo di un’intelligenza artificiale che ci fa rimpiangere quella Ubisoft di alcuni capitoli di Assassin’s Creed. Il livello dell’AI è così basso da far precipitare talvolta la difficoltà di gioco, anche se giocata al livello più alto. I boss e i cyberpsicopatici sono sì riusciti, ma la maggior parte delle volte i nemici non saranno assolutamente alla vostra altezza.

Sorprende poi, a fronte dell’impressionante livello dei dettagli, la qualità di alcune animazioni, che davvero lascia a desiderare. Così spesso una stessa animazione presta il fianco a situazioni differenti, e il risultato è che il combattimento corpo a corpo non restituisce assolutamente lo stesso feeling della componente di shooting.

A questo si aggiunge una fisica di gioco che spesso rasenta il grottesco. Il controllo dei veicoli è legnoso, gli incidenti davvero poco realistici e incredibilmente spesso senza alcun effetto sulla carrozzeria. E tutto ciò stupisce, vista la cura di che CD Projekt ha profuso nell’inserimento di un parco veicoli e ampio, variegato e dettagliato: un gioco che è minato quindi nelle fondamenta da alcune apparenti contraddizioni.

Conclusioni

Tirando le somme, se vogliamo chiudere un occhio di fronte alla scarsa qualità dell’intelligenza artificiale, non possiamo che annoverare Cyberpunk 2077 tra le migliori esperienze single player mai realizzate. I ragazzi di CD Projekt Red hanno attinto a piene mani sia dai classici del cyberpunk videoludico, sia da un nutrito immaginario filmico che dall’ovvio Blade Runner arriva ad Akira e Ghost in the Shell, passando al contorno da Mad Max Fury Road.

Tuttavia, hanno chiaramente eletto a loro riferimento assoluto The Witcher 3. Enumerare le simmetrie con l’ultimo episodio delle avventure di Geralt sarebbe un inutile esercizio, perché dall’esperienza di entrambi i giochi sarà evidente ad esempio il calco dell’impianto ruolistico, della costruzione della lore e della scrittura nel suo complesso, sempre di ampio respiro.

Riuscendo a sgrassare The Witcher 3 nei suoi passaggi meno riusciti, hanno adattato il loro marchio di qualità ad un’opera di estrazione e ispirazione completamente diversa. CD Projekt Red con Cyberpunk 2077 ha dimostrato di saper versare il proprio talento in contesti completamente differenti l’uno dall’altro.

Al netto di tutto ciò rimane però il disastro compiuto da CDPR nei confronti del suo pubblico. Noi, di contro, non possiamo che consigliarvi di recuperare questo quasi-capolavoro se avete occasione di giocarlo su un ottimo pc, ma ricordatevi sempre che su Stadia il gioco si sta dimostrando un’esperienza all’altezza. Sperando che con qualche patch di quelle promesse riescano a tenere fede ad anni e anni di attesa e hype.

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