Tenet: Spiegazione del film di Christopher Nolan

Avete visto Tenet, il nuovo film di Christopher Nolan, e ora vi sentite vagamente disorientati? Niente paura., arriva la spiegazione (o meglio "lo spiegane") de La Scimmia Pensa.com

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Locandina di Tenet

Dopo aver visto Tenet, il nuovo film di Christopher Nolan, il 99% degli spettatori dichiara: “Non ho capito nulla.” E il restante 1% mente. Ironia a parte, dopo avervi proposto la nostra recensione di Tenet, proviamo ora a dirimere i molti punti oscuri di un film che si presenta come un autentico rompicapo.

(Se non avete ancora visto il film, Tenet: spiegazione contiene spoiler)

Cos’è Tenet?

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Tenet: spiegazione. Christopher Nolan sul set con la sua amata camera IMAX

Il titolo è ispirato al leggendario Quadrato di Sator: iscrizione latina composta da 5 parole, che non ha mai trovato una spiegazione univoca, ma rappresenta il palindromo perfetto, già che può essere letta in ogni direzione, sia in linea orizzontale che verticale. Se volete conoscere la sua storia, qui trovate un approfondimento completo.

Christopher Nolan ha disseminato abilmente i termini nella trama. Sator (Kenneth Branagh) è il villain del film, un cattivo d’altri tempi, che ricorda i classici di 007: il suo scopo è infatti la distruzione dell’umanità intera.

Thomas Arepo è invece il falsario, forse legato a sua moglie da una relazione extraconiugale, che ha realizzato il falso disegno di Goya. Se Kat (Elisabeth Debicki) pensava di aver truffato Sator, vendendogli il Goya per 9 milioni di euro, gli ha invece offerto una perfetta arma di ricatto, trovandosi praticamente sua prigioniera.

Tenet è invece la parola chiave del film, l’unica “arma” che possiede il protagonista (John David Washington) per scongiurare la Terza Guerra Mondiale.

L’Opera di Kiev è la location della sequenza d’apertura del film. “Ti piace l’Opera?” è anche la frase che il protagonista usa per creare un legame con Sator. Quell’attentato, infatti, aveva come vero obiettivo una delle 9 parti dell’algoritmo che consente di invertire il corso del tempo.

Ed eccoci al cuore di Tenet. Nel futuro è stata costruita un’arma micidiale, fondata sulla fissione nucleare, in grado di operare un’inversione dell’Entropia e quindi della naturale progressione del tempo.

Come funziona l’inversione temporale?

Al centro della trama di Tenet c’è un algoritmo, sviluppato nel futuro. All’inizio vedremo solo degli oggetti, nella fattispecie dei proiettili, procedere in senso inverso rispetto alla progressione lineare del tempo.

Quindi, scopriremo che Sator è riuscito a sviluppare dei dispositivi (nella traduzione italiana vengono chiamati tornelli) in grado di proiettare anche le persone in senso inverso. La sua società, denominata Rotas (l’ultimo termine che compone il Quadrato magico) ha creato dei Freeport, presentati semplicemente come dei depositi free tax in aree aeroportuali.

I Freeport sembrano semplici depositi, costruiti per i multimilionari che vogliono conservare preziose opere d’arte senza pagare le tasse d’importazione del proprio paese. Ma in realtà, sono le porte che consentono quest’inedita forma di “viaggi nel tempo“.

È certamente il maggiore elemento di fascinazione visiva di Tenet: il protagonista e chiunque attraversi il varco temporale, potrà sì viaggiare indietro nel tempo, ma si troverà in condizione di entropia inversa.

Per essere più chiari: chiunque viaggi a ritroso nel tempo deve indossare un respiratore, perché in inversione l’ossigeno non entra nei polmoni. Per la stessa ragione, deve indossare una tuta progressiva. In caso entrasse in contatto diretto con “l’altro se stesso”, morirebbe istantaneamente.

Questa misteriosa tecnologia si ispira a un vero teorema matematico – ovvero la Teoria della casualità inversa di Feynman, anche detta Teoria dell’elettrone– ed è stata sviluppata nel futuro da una scienziata, che come il protagonista di Tenet resterà senza nome.

Una volta compresa l’entità della sua scoperta, la donna si è tolta la vita, e ha spezzato l’algoritmo in 9 differenti parti, incapsulate e nascoste nei luoghi più blindati al mondo: i depositi nucleari delle più grandi potenze internazionali.

Andrei Sator, che sembrava all’inizio “solo” uno spietato trafficante d’armi, in realtà è in procinto d’entrare in possesso dell’ultima parte dell’algoritmo, nascosta a Kiev. Il protagonista e il suo fido alleato Neil (Robert Pattinson) iniziano una “manovra a tenaglia” che avverrà contemporaneamente avanti e indietro nel tempo.

Perché Sator possiede l’algoritmo?

Tenet: spiegazione. Kenneth Branagh è Sator
Tenet: spiegazione. Kenneth Branagh è Sator

È lo stesso Andrei Sator a spiegare con un flashback come sia entrato in contatto con l’algoritmo. Sator, infatti, è nato povero in uno sperduto paesino della Siberia settentrionale. La sua era una delle molte cittadine senza nome dell’Unione Sovietica, teatro di segreti esperimenti nucleari.

Dopo un incidente alla centrale, il giovane Sator accetta una missione apparentemente suicida. Ma tra i detriti, dopo l’esplosione, trova la capsula che contiene la prima parte dell’algoritmo. È la scoperta che gli cambia la vita, che lo renderà ricco e potente, ma lo condannerà anche a morte.

Perché il mondo deve finire?

È sempre Sator a svelare l’arcano, chiamando il protagonista quando crede di essere prossimo alla “vittoria”. Perché qualcuno dal futuro ha deciso di innescare quest’arma micidiale, che per altro possiede un potere retroattivo, e cancellerà non solo il presente, ma l’intero corso della razza umana?

La risposta è atroce ma anche piuttosto realistica: il mondo del futuro si trova sull’orlo del collasso. Gli oceani hanno invaso la terra ferma, e l’unica soluzione sembra azzerare quel passato che ha devastato le risorse del pianeta.

Se quello presentato da Tenet è un mondo crepuscolare, quello del futuro prossimo è un pianeta senza più speranza, che tenta una soluzione apocalittica perché è destinato comunque a morire.

Cos’è il “Paradosso del nonno”?

A questo punto, il protagonista e Neil si trovano a riflettere sul cosiddetto Paradosso del nonno. Se torniamo indietro nel passato, uccidendo nostro nonno, non eliminiamo il presupposto della nostra stessa esistenza? E su larga scala, non vale lo stesso per il mondo?

La teoria suonerà certo familiare ai fan della serie Dark, ma questa è un’altra storia.

Dopo la rivelazione di Sator, comprenderemo che l’umanità del futuro ha scelto di ignorare il paradosso, perché non esiste altra alternativa. L’unica speranza è fare tabula rasa e ripartire da zero.

Perché Sator accetta di distruggere il mondo?

Kat, salvata dal protagonista e da Neil proprio da una missione in inversione temporale, svela l’ultimo pezzo di verità: Sator è affetto da un tumore al pancreas in stadio terminale. Il protagonista realizza così che il braccialetto che porta al polso non è un banale cardiofrequenzimetro.

Sator ha deciso di suicidarsi, portando con sé il mondo intero. Quel braccialetto è connesso all’algoritmo e, una volta che il suo battito sarà fermo, innescherà l’algoritmo e la fissione nucleare. Kat dovrà allora tornare indietro nel tempo, impedendo che si uccida prima della conclusione della missione di Kiev.

Una voragine nella sceneggiatura?

L’intreccio narrativo di Tenet è strutturato per disorientare continuamente lo spettatore, che ad ogni dialogo esplicativo ha la sensazione di comprendere sempre meno. Non è certo una novità per un regista come Christopher Nolan, che chiude così la sua Trilogia sul tempo, iniziata con Inception e Interstellar.

Eppure, la complessità dell’intreccio sembra sottendere una struttura narrativa oltremodo classica: il viaggio di un eroe integerrimo, affiancato da un fido alleato, impegnato contro un perfido antagonista, che contestualmente alla sua missione trova anche una “fanciulla da salvare”.

Ma non solo il personaggio di Kat, la moglie di Sator, può risultare vagamente didascalico. Nell’arco del personaggio possiamo rintracciare un’incongruenza, che qualcuno potrebbe definire perfino “buco di sceneggiatura”.

Kat, come tutti, crede che il marito sia un trafficante d’armi. Non è minimamente a conoscenza dell’algoritmo, né della missione affidata dal futuro. Scoprirà tutto questo solo nel finale, grazie alle spiegazioni del protagonista.

Eppure, Kat è a conoscenza di un altro segreto: il cancro terminale del marito. Perché all’inizio del film accetta allora di aiutare il protagonista, in cambio della liberazione da un uomo che definisce come un mostro, pronto a portarle via suo figlio?

Perché si allea con un perfetto sconosciuto, rischiando più volte la vita, se le sarebbe bastato semplicemente assecondare Sator (come aveva sempre fatto) e attendere che morisse di morte naturale?

Chi è davvero Neil?

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Tenet: spiegazione. Robert Pattinson e John David Washington in una scena

Più riuscito è certamente il personaggio interpretato da Robert Pattinson, che sembra aver convinto più di qualunque altro membro del cast.

Nella prima sequenza, quella dell’attentato all’Opera, il Protagonista era stato salvato da un militare a volto coperto. Aveva però notato un dettaglio sul suo zaino: un elastico rosso con un cerchiolino di metallo.

Nel corso della “manovra a tenaglia”, quando la squadra condotta dal protagonista e Ives (Aaron Taylor-Johnson) raggiunge Kiev per recuperare l’ultimo pezzo dell’algoritmo, vedrà lo stesso laccio sullo zaino dell’uomo che si sacrifica per salvargli la vita. Il laccio compare un’ultima volta a missione conclusa, e lo zaino si rivela essere quello di Neil.

Il Protagonista scopre così di non essere una semplice pedina, ma il vero motore della storia. È lui che nel futuro ha creato il progetto Tenet, ed è sempre lui che ha reclutato Neil, un personaggio che a volte sembra sfuggente e misterioso, ma si rivelerà essere il suo più fido alleato.

Neil, infatti, non solo gli ha salvato la vita due volte: il suo sacrificio ha scongiurato la fine del mondo. Ma quando il protagonista e l’amico si salutano, in realtà devono ancora conoscersi nel futuro.

La “manovra a tenaglia” e il significato della parola Tenet

La “manovra a tenaglia temporale” che chiude il film sembra nascondere un possibile, nuovo significato per la parola Tenet, oltre a quello legato al Quadrato di Sator.

La tattica prevede infatti che due squadre militari, la squadra blu e quella rossa, si muovano avanti e indietro nel tempo. In questo modo le squadre possono sfruttare il vantaggio di poter condividere le esperienze (la squadra che ha appreso le informazioni necessarie potrà riferirle alla squadra che viene invertita). La manovra avviene in un periodo circoscritto di 10 minuti. Il significato del titolo potrebbe allora essere un perfetto palindromo, dove la parola Ten, Dieci, può essere letta anche al contrario.

Tenet: spiegazione del finale

Tenet: spiegazione. Pattinson in una scena del film

Che la sceneggiatura di Tenet presenti o no incongruenze e punti oscuri, la “manovra a tenaglia temporale” chiude il film nel segno di un debordante spettacolo audiovisivo.

Nel finale, tutti i pezzi sembrano tornare a combaciare. Kat è tornata indietro nel tempo, sullo yatch dove ha trascorso l’ultima vacanza col marito. Si è vendicata e ha ucciso Sator, contando sul fatto che nel frattempo, il protagonista abbia compiuto la sua missione disinnescando l’algoritmo.

Il sacrificio di Neil ha effettivamente consentito al Protagonista di recuperare tutti i pezzi dell’algoritmo, che ora verrà di nuovo scomposto e nascosto.

Il Protagonista, Ives e Neil, che non si rivedranno mai più, promettono di suicidarsi perché nessuno venga mai in possesso di queste informazioni. E il mondo procederà sereno, inconsapevole, senza sapere di aver sfiorato l’apocalisse.

La scommessa è vinta, i pezzi dell’algoritmo vengono di nuovo separati, e per chiudere il cerchio (o il quadrato magico) il protagonista elimina anche la trafficante d’armi Pryia (Dimple Kapadia), intenzionata a uccidere Kat perché in possesso di troppe informazioni.

Il finale segna così la definitiva “liberazione” della donna e suo figlio, la presa di consapevolezza dell’eroe, e la configurazione di una missione che in realtà, nel futuro, deve ancora iniziare.

Naturalmente, in Tenet la fine non può essere che l’inizio (o la metà, come afferma Neil). E l’ossessione di Christopher Nolan per i paradossi temporali trova forse la sua opera più ambiziosa, almeno in termini di intreccio narrativo. Ma si tratta anche del suo film migliore?

Ai posteri l’ardua sentenza.

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