Inception, Spiegazione del film di Christopher Nolan

La nostra Spiegazione di Inception (2010), il film di Christpher Nolan che ha inchiodato i cinefili di tutto il mondo intorno a una trottola.

Spiegazione di Inception
Proviamo a spiegare Inception.

Uno dei più famosi film diretti da Christopher Nolan è certamente Inception. La fama acquisita è però nel tempo diventata elemento secondario rispetto alla passione che gli spettatori di tutto il mondo hanno manifestato nei confronti delle possibili interpretazioni del film. La spiegazione di Inception e cosa nasconda il suo finale è diventata la scommessa cinefila per eccellenza, a tal punto che le interpretazioni affollano internet come solo le immagini di gattini erano prima state capaci di fare.

Eppure, tra un’esegesi e un’interpretazione, spesso la ricerca ha preso direzioni talmente perverse da creare letture tanto interessanti quanto incredibili.

A risollevare l’annosa questione è stato non molto tempo fa proprio un membro del cast, Michael Caine, il quale ha proposto una sua versione, cercando di far ordine al labirinto delle numerose decodifiche presenti sul web. Non solo il finale però è meritevole di attenzione, poiché l’intera pellicola offre spunti e riflessioni che si rivelano ad un’attenta analisi dei suoi componenti.

Proviamo dunque a spiegare Inception, squadernando ciò che le sue immagini narrano allo spettatore.

Inception si spiega nel Sogno

Sin dalla sua uscita Inception (2010) ha catturato l’immaginazione di molti spettatori, inserendosi tra le produzioni fantascientifiche più visionate degli ultimi anni. Soggetto e sceneggiatura portano la firma del regista, Christopher Nolan, il quale già nel 2001 compose un breve racconto di ottanta pagine sul furto di idee attraverso i sogni. L’idea centrale, realizzata poi nel film, è ispirata proprio dal concetto di incubazione del sogno lucido, portato al suo estremo in un racconto che si lascia interpretare come sogno contenitore di tutti gli eventi.

Proprio come per i sogni, anche la spiegazione di Inception necessita dunque che tutti i suoi dettagli vengano innalzati a indice di senso. I nomi, i luoghi, i fatti condividono così la stessa importanza, collaborando nel definire la narrazione per ciò che è. Un esempio di questo è dato dall’apparizione in scena di alcuni elementi ricorrenti (esattamente come accade nei sogni), tra cui spicca nel prologo e nel suo svolgersi il ruolo del treno.

Inception , la sua spiegazione ci rivela un film sul Cinema

In Inception, i treni sono simboli dell’enorme potere autogenerante di pensieri e idee. Quando inizialmente Cobb (Leonardo di Caprio) e i suoi scendono nel sogno di Robert Fischer, un treno merci si solleva per strada, a comunicarci il fatto che Robert Fischer ha mobilitato il suo subconscio. Allo stesso modo nel subconscio di Cobb, Ariadne (Ellen Page) osserva il passaggio di un treno e ciò manifesta il suo rapporto con i processi mentali in atto. Dopotutto è proprio sui binari del treno che Cobb e Mal (Marion Cotillard) si sdraiano, cercando di risvegliarsi nell’impatto con un vagone.

Il treno altro non sarebbe che il simbolo del pensiero, della sua velocità, ma anche del sua possibilità di connettersi e trasportare realtà antitetiche. L’esatta esemplificazione di come la scrittura di Nolan segua i meccanismi dei sogni, i quali comunicano attraverso immagini, oggetti e volti (confusamente abbinati) un senso più complesso del loro valore nella realtà.

È così che Nolan trasforma Inception in una dichiarazione di intenti e in una lettera d’amore al Cinema. Per lui infatti ciò che entra nell’inquadratura non è il risultato del caso, e a questo non rimanda mai. È invece la realtà che si riversa nell’immagine per acquisire senso, per dichiararsi come madida di senso.

Una spiegazione di Inception non può dunque prescindere dall’osservare come i suoi oggetti acquisiscano un valore superiore a quello posseduto nella realtà. Qui un treno è il sogno che racconta se stesso, una trottola è l’indice della realtà e un calcio è il ritorno ad essa. Ancora una volta, esattamente come nei sogni, niente si slega dalla funzionalità della narrazione. Tutto è sogno, tutto è vero, tutto è immagine.

Spiegare Inception attraverso Mitologia e Religione

I budget su cui Christopher Nolan è riuscito nel tempo a mettere mano per i suoi film non hanno mai davvero intaccato l’attenzione riposta nei più minimi dettagli. Nonostante le sue pellicole (letteralmente tali dal momento che non ha mai ceduto al fascino del digitale) siano veri e propri blockbusters capaci di intercettare i gusti del pubblico di massa, raramente viene meno l’approccio autoriale del regista.

La sceneggiatura, scritta interamente da Nolan, è infatti foriera di quella complessità che poi Inception manifesta con le sue immagini ambigue. Tra le righe è così possibile scoprire un mondo a sé, attraverso cui Inception continua il proprio gioco di enigma palese. Tanto si nasconde, tanto si disvela. A confermarlo sono addirittura i nomi dei protagonisti, i quali alludono al proprio ruolo all’interno delle vicende.

Il nome e il ruolo di Ariadne (Ellen Page), l’architetto onirico attraverso cui scopriamo questo mondo, sarebbe ad esempio ragionevolmente associabile al noto labirinto di Cnosso. Nel mito del Minotauro Arianna è infatti colei che aiuta l’eroe Teseo a uscire dall’intricata costruzione architettonica per mezzo della brillante idea del filo, oltre che essere ancor prima la responsabile del labirinto.

Allo stesso modo Ariadne in Inception fornisce le informazioni agli onironauti per muoversi nel mondo dei sogni, e così è anche l’informatrice dello spettatore. Il filo rosso che assegna al pubblico è addirittura tra i pochi punti di riferimento della sceneggiatura, ed è nella dissoluzione di questi che il film costruisce la propria rilettura del mito.

Possiamo forse affermare che Cobb (Leonardo di Caprio) è dunque Teseo? La risposta si lega alla spiegazione del finale di Inception. Se infatti crediamo che il luogo a cui giunge nella conclusione del film sia un Limbo, possiamo tranquillamente concludere l’associazione mitologica. Poiché come l’eroe mitico anche Cobb viene punito per aver infranto le barriere del regno dei morti, ossia i luoghi del sogno.

Il legame tra nomi e narrazione si conferma anche nel personaggio di Yusuf (Dileep Rao), il medico all’interno dei viaggi onirici, il quale farebbe riferimento all’omonimo personaggio narrato nel Corano, la cui storia inizia proprio con un sogno.

Inoltre, se Cobb sta sognando da tutto il tempo è facile credere che il legame tra nomi ed eventi sia il risultato dell’inconscio sull’immaginario collettivo a cui la sua mente attinge. Dopotutto i miti fanno parte di noi e il loro legame con la realtà si riversa proprio nell’atto del sogno.

Proiezioni del subconscio

Una possibile spiegazione di Inception vede infatti Cobb unico personaggio reale, e gli altri tutti proiezioni del subconscio. L’indizio per comprendere questa interpretazione è posto all’inizio, quando Cobb, Saito (Ken Watanabe) e i suoi si trovano nell’appartamento all’esterno di cui si muove una rivolta. Cobb afferma che le proiezioni non attaccano mai il sognatore, bensì gli altri, apparentemente percepiti come intrusi. Tuttavia, se così fosse, i rivoluzionari avrebbero dovuto attaccare Cobb e Saito; ma non lo fanno, attaccano Nash (Lucas Haas), che dovrebbe essere il sognatore in questo livello.

Cobb rappresenta, in un certo senso, ogni uomo. Lui ci viene infatti presentato come letteralmente arginato sulla riva del suo subconscio. È frammentato e separato, esiliato dagli Stati Uniti (a cui vuole tornare), ma in verità staccato da ciò che è. La terra a cui vuole tornare non è reale, solo una proiezione di ciò che ha perso.

La spiegazione di Inception e l’inganno della trottola

Ciò che più ha interrogato gli spettatori di Inception è però il suo criptico finale. Se infatti ciò che accade riguarda Cobb e il suo ritorno a se stesso, e perciò potrebbe essere una proiezione, le immagini sembrano alludere ad altro, fuorviando il pubblico in questo gioco tra realtà e sogno. Nel finale Dominic Dom Cobb, l’uomo al centro della vicenda, capace di entrare nei sogni delle persone per introdurre idee ed estrarre segreti, torna negli Stati Uniti d’America, come promessogli dal mandante della sua ultima missione, il magnate Saito.

Qui sembra poter finalmente riabbracciare i suoi due figli, da cui era stato allontanato dopo essere stato accusato dell’omicidio della moglie. A questo punto, quando ormai l’intricato incastro di sogni disteso su infiniti livelli narrativi sembra giungere a conclusione, Cobb gira il proprio totem (una trottola) per scoprire se ciò a cui sta assistendo sia davvero reale. Nel momento del responso viene però distratto dai figli, impedendoci di scoprire la verità. Allo spettatore rimane così solo un’inquadratura interrotta, con il totem, la famosa trottola, che gira e sussulta.

Inception

Se c’è Michael Caine…

Il finale dunque è più aperto che mai, e ciò grazie alle informazioni di cui il film ci fornisce lungo la pellicola. Il funzionamento è in realtà semplice, ma la maniera con cui Nolan ne applica i meccanismi lascia sempre margine per dubbi e interpretazioni. Se la trottola gira all’infinito, Cobb sta dormendo. Se la trottola cade, Cobb è nella realtà. Lo stacco di Nolan sul momento saliente è così la radice di ogni analisi, il cui eccesso spinge però a fuorvianti riletture di ciò che davvero le immagini comunicano.

La trottola gira ancora? Secondo Michael Caine, qui nei panni di Miles, mentore di Cobb, la risposta è mal posta, e questo perché non è mai stata lei a differenziare sogno e realtà. Le numerose interpretazioni, fondate interamente sul sussulto del totem, sarebbero infatti errate, poiché ignorano un passaggio chiave del finale.

Quando Cobb viene distratto dai bambini e corre per abbracciarli, Christopher Nolan stacca sull’inquadratura di Michael Caine che entra in casa per lasciare il padre al suo momento. Quest’inquadratura di pochi secondi è l’ultima prima del lento movimento di macchina che mostra la fatidica trottola, fonte (errata) di ogni analisi. Perché come sostenuto dall’attore in una recente intervista, sarebbe la sua presenza la vera chiave per distinguere il vero dal falso, e per ciò sarebbe la penultima inquadratura a darci la risposta definitiva. Ai microfoni della BBC Radio ha infatti dichiarato: La scena [dell’incontro con i bambini, ndr] è vera, perché io sono presente mentre nei sogni non ci sono mai.

Inception

La conferma indiretta di Nolan

Tale certezza trova fonte proprio in Christopher Nolan, che invece non ha mai voluto dichiarare alcunché riguardo il finale. Caine avrebbe infatti raccontato che alla consegna della sceneggiatura dovette chiedere a Nolan una spiegazione di alcune scene di Inception.

In particolare quelle in cui la facile distinzione tra realtà e sogno veniva meno. La risposta sembra confermare proprio l’inutilità della trottola nell’interpretazione del finale: quanto tu appari in scena, ci troviamo nella realtà. Ecco allora dunque che nessun meccanismo onirico sarebbe in atto nell’agognato ritorno di Cobb, e così quell’abbraccio ai figli sarebbe più vero che mai.

Inception

In Inception la spiegazione è l’incertezza

L’unica verità concessa dal film è però forse un’altra, e il sommarsi di liti sul roteare del totem ne ha nel tempo nascosto il valore. Lo spettatore, distratto da un lento movimento di macchina che si rivolge verso la trottola proprio per confondere, perde il focus sul fondo della scena, dove Cobb riabbraccia le figlie e sorride come aveva (letteralmente) sognato.

Probabile è dunque che per Nolan importasse comunicarci che a volte si sceglie di non sapere, e che dunque il distrarsi di Cobb fosse la volontà di rendere reale ciò che per lui doveva esserlo. Dopo tutto, come già affermato, questo è il suo viaggio, un’esplorazione tra sé e se stesso.

La volontaria soggettività di Cobb è infatti sostenuta da Nolan stesso, il quale nel 2015 invitò i laurendi di Princeton a non inseguire i propri sogni, bensì la propria realtà. Perché le astrazioni di cui ci si innamora sono dei sottogruppi della realtà. Dunque la trottola non andrebbe nemmeno guardata, ecco perché staccare proprio su di lei nel momento della risposta definitiva. Gira per Cobb, e non importa altro.

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