Fabrizio De André e PFM: Il Concerto Ritrovato, Recensione

Per l'ottantesimo anniversario della nascita di De André, dal 17 al 19 Febbraio vi aspetta al cinema un documentario che è anche un evento storico. Ovvero, Fabrizio De André e PFM : Il concerto ritrovato, che porta per la prima volta su grande schermo il live di Genova del 3 Gennaio 1979.

Fabrizio De Andrè Concerto Ritrovato Recensione
De André in concerto (1998), fonte: Wikipedia

18 Febbraio 2020. Fabrizio De André e PFM : Il concerto ritrovato ha raggiunto gli schemi di 350 cinema d’Italia da solo un giorno, eppure ha già polverizzato ogni record. L’ennesima conferma di quanto la memoria di Fabrizio De André resti viva e vitale, espressa oggi tramite un grande esperimento di cinema del reale, capace di battere istantaneamente i 2 titoli del momento, Gli anni più belli di Gabriele Muccino e Parasite di Bong Joon-Ho, conquistando la posizione Numero 1 al Box Office.

Fabrizio De André e PFM : Il concerto ritrovato porta per la prima volta su grande schermo le immagini di un film che credevamo perduto. Piero Frattari è il regista che, in occasione del concerto di Genova, seppe vincere le molte resistenze di Fabrizio De André. Perché acconsentisse a una registrazione video, il cantautore ha accordato la presenza di sola camera, una Sony Trinicon DXC 1600, posizionata in modo che fosse invisibile agli spettatori come alla band.

Per nostra immensa fortuna, attraverso quell’occhio cinematografico tanto piccolo e discreto, Piero Frattari ha saputo catturare le sfumature infinitesimali di un momento storico. Poi, si è premurato anche di salvare le cassette dal macero, preservarle dalle ingiurie del tempo. Quel filmato resterà l’unica testimonianza video di una tournée che ha cambiato il corso della Musica italiana. E ora che possiamo finalmente ammirare la sua versione restaurata, sarà bene ricordare la natura di quel progetto. Ovvero, sfidare i pregiudizi consolidati di un paese che separa ancora nettamente Rock e cantautorato.

Dagli organizzatori ai vertici delle case discografiche, tutti concordavano su un fatto: l’idea di un tour in comune era assolutamente folle. Tra La canzone di Marinella e il rock progressivo il limite sembrava armato, spesso e forse invalicabile. Ma in quella cortina di ferro De André e i suoi giovani, arditi compagni, noti col nome di PFM – Premiata Forneria Marconi, vedevano invece una sfida irmpossibile da resistere.

Sappiamo come De André odiasse la tecnologia del suo tempo, in particolare la TV italiana e il suo linguaggio. Per questo, quei materiali audiovisivi erano letteralmente un bene inestimabile, prezioso e irripetibile. Procedere a un degno restauro, che restituisse la complessità e le evoluzioni di quel concerto, anche questa era una sfida insidiosa. Matteo Ricchetti ha curato la parte video e l’upscale in HD, mentre Paolo Piccardo e Lorenzo Cazzaniga ci hanno regalano un’incredibile versione Dolby 5.1 delle tracce audio, incise su piste analogiche tramite una Sony U-Matic connessa direttamente alla console.

Chiude il cerchio Walter Veltroni, che ha curato la regia e la struttura narrativa di Fabrizio De André e PFM : Il concerto ritrovato. E il risultato è un documentario in grado di riportarci fisicamente al 3 Gennaio 1979, nel Padiglione C dell’ex Fiera di Genova.

Il film centra in pieno il suo obiettivo.

Se quella tournée era già impressa in un album, esiste una vasta schiera di estimatori, generazioni di fan cresciuti nel culto di quel disco, che credevamo di conoscere in ogni solco. Eppure, Il concerto ritrovato si impone come una storia nuova, che nasconde altri dettagli e una serie inesauribile di emozioni.

Il 18 Febbraio 2020 è stato anche l’ottantesimo anniversario della nascita di Fabrizio De Andrè. Non a caso nessuno dei protagonisti del documentario, da Dori Ghezzi a David Riondino, da Franz Di Cioccio a Patrick Dijvas, Franco Mussida e gli altri membri della PFM, pronuncia mai formule retoriche e scontate.

Non sentirete mai frasi quelle ovvie frasi di rito, come “sarebbe stato l’ottantesimo compleanno di Fabrizio”. Perché mai come in questo film vedremo quanto De André percepisse il peso delle proprie parole, la direzione di un’opera proiettata avanti nel tempo, che pure scardina il presente, ne cerca il cuore e poi lo mostra impietoso.

Ogni nota, nel sorriso sarcastico e lo sguardo grave di Fabrizio De André c’è la percezione dell’eterno, la consapevolezza di chi interpreta un passaggio epocale, accetta la sfida e affronta solo territori inesplorati. Ma non abbandona mai quell’atteggiamento lucido e disincantato dell’onesto menestrello, un cantastorie moderno, devoto alla sua galleria di uomini donne e avventure, cantate senza trascurare la pietà e l’amore.

Quando parlava dell’esperienza del “Cantagruppo”, De André parlava di “pezzi vecchiotti riverniciati di nuovo”. Di contro, la PFM racconta di giorni trascorsi a cercare musicalità diverse per ogni canzone, per dare ancora più colore alle sue parole.

Grazie alle parole di Frank Di Cioccio e Franco Mussida comprenderemo alcuni dettagli fondamentali di quel progetto di ricerca. Uno su tutti: la scelta di spostare la batteria sulla sinistra, perché tutte le chitarre fossero vicino a Fabrizio.

E in quel cerchio magico coglieremo tutti i sorrisi dei musicisti della PFM, gli sguardi d’intesa con il cantautore, che conserva fissa la sua posizione sulla scena, circondato da quei giovani artisti e saltimbanchi, che sembrano mettere in campo ogni arma, ogni strumento e abilità che posseggano.

Anche la macchina da presa restano fissi su De André, mentre lo zoom cerca il resto del gruppo, il divertimento e l’emozione dei ragazzi. Nelle testimonianze di oggi, il film racconta così un pezzo di Storia che non conosce fine. Negli occhi di Patrick Dijvas o Franco Mussida, vedremo anche il dolore e la perdita, la nostalgia irrimediabile per un uomo come Fabrizio De André, che ci ha lasciato a 59 anni, l’11 Gennaio del 1999.

Ma come sempre, saranno in pochi a non commuoversi di fronte al sorriso di Dori Ghezzi, compagna di vita che ha scelto di essere anche memoria vivente, raccontando storie che non conoscono tristezza, ma parlano sempre al presente.

“Dopo 40 anni siamo ancora qui a parlarne, significa che la cosa non è finita e non credo proprio che finirà.”

Così Flavio Premoli della Premiata Forneria Marconi riassume il senso profondo di Fabrizio De André e PFM : Il concerto ritrovato. Un docufilm che parla al cuore degli appassionati di De André ma anche a chi forse, di quella storica tournée non sa ancora nulla.

La struttura del film comprende un’introduzione composita, che sceglie la formula di un viaggio in treno per condurci alle immagini restaurate della serata. Un incipit denso di voci e di ricordi, che ricorda l’emozione e l’esperienza collettiva di un concerto live, compresa l’attesa, la frenesia e l’emozione di sentire il concerto che effettivamente inizia.

Se la parte del restauro video ha il fascino di un’estetica low-fi, lontana dall’idea contemporanea di alta definizione, che anzi esaspera colori fluo e luci psichedeliche, la parte più stupefacente del documentario è certo quella del restauro in Dolby 5.1.

Il concerto ritrovato è un film imperdibile per chiunque voglia riscoprire gli arrangiamenti della PFM e il lavoro sul repertorio storico di De André, il tutto con una definizione crystal clear.

Grazie all’efficacia minuziosa del restauro audio, molti avranno la sensazione di sentire ogni brano come fosse la prima volta. Cogliere ogni sfumatura nella voce di Fabrizio De André, tastiere, chitarre e violini e ogni singolo suono generato da uno sfrenato ensemble, che sembra spaziare dal Medioevo, l’improvvisazione di una banda di musici di strada e arrivare a scenari futuribili, che sono oltre lo spazio e il tempo.

Inevitabilmente, non possiamo dare il classico voto a questo film, che siano numeri o stelle. Possiamo semplicemente consigliarvi di prendere il treno al balzo, e vivere un’esperienza che in fondo è indescrivibile.

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