Sanremo 2020 – I 10 momenti migliori

I 10 momenti fondamentali per chi ha perso Sanremo 2020, ma anche per chi vuole riviverlo.

Sanremo 2020 : teatro ariston
Fronte del Teatro Ariston a Sanremo. Credits: Jose Antonio

Un Sanremo indimenticabile, questo del 2020. Ecco i dieci momenti da ricordare.

In molti si sono vantati di non averlo seguito, ma la verità è che l’eco di Sanremo 2020 risuonerà per parecchi anni nella cultura, non solo musicale, del nostro paese. “Questa non può essere la realtà”: questa frase, sfuggita ad uno dei nostri colleghi alle ore 1:46 della notte della finale, rende benissimo l’idea dei livelli di assurdità e di confusione toccati dalla kermesse di quest’anno. Ma ci sono stati momenti di tutti i tipi: emozionanti, divertenti, commoventi, imbarazzanti, e ovviamente anche, sì, noiosi. C’è stato del cringe, è vero, e molto #OkBoomer; ma ci sono stati anche, filtrati, innovazione, rischio, provocazione e un pizzico di anarchia. Ecco a voi quindi, per chi se lo è perso ma anche per chi vuole riviverlo, i dieci momenti migliori di Sanremo 2020.

10. Premio agli Eugenio in Via di Gioia – “Abbiamo il microfono!”

Visto tutto quello che è successo nel corso delle varie serate (vedi sotto), non c’è da stupirsi che gli Eugenio in Via di Gioia siano passati in sordina. La loro esibizione tra i giovani è la primissima del Festival (video qui sotto), ma la loro canzone, Tsunami, è fin troppo eccentrica per la media Sanremese. Il quartetto torinese viene eliminato alla prima manche, lasciando il posto alla pur brava ma certo non altrettanto rimarchevole Tecla.

Il momento memorabile, però, arriva alcune sere dopo, quando la consolazione per i quattro giunge con il Premio della Critica Mia Martini, sezione nuove proposte, che viene assegnato proprio a loro. E gli Eugenio mostrano prontamente di trovarsi ben oltre Sanremo: Eugenio Cesaro entra sul palco urlando come il Pagliaccio Baraldi, e infischiandosene altamente del premio che Amadeus porge loro afferra invece il gelato e urla: “Abbiamo il microfono!”

9. Fiorello/coniglio – “Mi si stanno sciogliendo le orecchie”

Diversi dei migliori momenti della kermesse sono da ricondurre, ovviamente, al carisma e alla capacità d’improvvisazione di Rosario Fiorello. Uno di questi inizia con un’imitazione/parodia di un popolare programma di Rai Uno: trattasi de Il Cantante Mascherato. Con una trovata un po’ alla Donnie Darko, Fiore compare il cima alla scalinata del palco con una maschera da coniglio, scendendo a quanto pare senza neppure vedere gli scalini.

Certo, non siamo ai livelli di Roberto Benigni che insegue Pippo Baudo per “toccare con mano” dove non si dovrebbe. Tuttavia, la comicità straripa e Fiorello porta all’Ariston quel minimo di anarchia e atmosfera grottesca che ne assicurano il buon andamento al di fuori della gara. Ciliegina sulla torta, sorpresa: per la seconda volta, sotto la maschera, Fiore indossa la parrucca bionda di Maria De Filippi.

8. Eminem, Lose Yourself, ma è Diletta Leotta con un rap in siciliano

Serata finale. Il vincitore seguita a non venire annunciato, gli organizzatori e i presentatori prendono tempo. All’improvviso, dal nulla, partono le famose note introduttive di Lose Yourself di Eminem. Chiunque avesse un minimo di dieci anni nel 2002, se la ricorderà: è la canzone che fa da colonna sonora al film 8 Mile, celebre biografia cinematografica sul rapper di Detroit. Una dei quelle canzoni che, specie in ambito rap, è spesso vista come sinonimo di qualità. Che Eminem venga “uscito” all’improvviso, come inaspettata sorpresa finale?

Ma no. Si tratta della buona vecchia Diletta Leotta, la quale si presenta vestita da MC in mezzo a un corpo di ballo maschile, cominciando una sorta di rap in siciliano, che nel ritornello si sovrappone tra l’altro, piuttosto spiacevolmente, alla base originale di Eminem. L’ora è tarda, non si capisce cosa stia succedendo o perché, ma in fondo non importa. Vige il disordine, la gara sembra essere stata dimenticata e ogni esibizione vale. Quale che sia il messaggio della presentatrice, serve di sicuro a tenere svegli gli spettatori.