Dire che Battisti su Spotify è un flop significa vivere in una realtà parallela

Parlare di Battisti su Spotify come top/flop è una perdita di tempo

Lucio Battisti
Credits: Lucio Battisti / Wikipedia / Cesare Montalbetti

Oltre 20 milioni di ascolti complessivi in un mese e mezzo per Battisti su Spotify

Battisti e il suo successo su Spotify stanno facendo molto discutere. Cerchiamo di analizzare bene la situazione. Una premessa da fare. Questo articolo è stato scritto con il desiderio di stimolare una riflessione su come la distinzione tra top e flop, successo e fallimento sia poco utile e interessante quando si parla di musica (o di qualsiasi altro tipo di forma espressiva). Articoli di questo tipo – molto diffusi – stimolano solo dei “polveroni” social, in cui gli utenti si dividono in tifoserie di fan ed hater. Creano interazioni, ma non raccontano quasi nulla della musica e del contesto in cui nasce.

In questo solco sono comparsi nelle scorse settimane articoli che parlano dei numeri di Lucio Battisti su Spotify. L’artista è comparso sulla piattaforma di streaming lo scorso 29 settembre – in seguito ad una disputa legale – con 12 album. La notizia è stata accompagnata da una discreta risonanza mediatica, visto il peso culturale-artistico dell’artista.

Due realtà differenti

A circa un mese e mezzo di distanza, i brani hanno superato  i 20 milioni di ascolti totali. In testa Il mio canto libero con 1 milione e 596 mila, seguito da La canzone del sole con 1 milione e 196 mila e Un’avventura con 1 milione e mille ascolti. Numeri rilevanti, ma lontani da quelli dei mattatori delle classifiche nazionali di Spotify. Per intenderci 23 6451 di tha Supreme – uscito  venerdì 15 novembre – ha raccolto con 17/20 brani oltre il milione di ascolti, senza considerare gli estratti che raccolgono decine di milioni di ascolti.

Il punto è che non è pertinente fare paragoni di questo tipo. Innanzitutto perché i milioni di ascolti di tha Supreme – ma vale per tutte le uscite recenti – comprendono un numero enorme di persone che ascoltavano i suoi brani per la prima volta, mentre chi ascolta Battisti lo ha sempre fatto su altri supporti e non ha la necessità impellente di streammarle. In secondo luogo, Spotify in Italia è utilizzato prevalentemente da ragazzi sotto ai 25 anni ed è naturale e sano che non abbiano come riferimento – musicale e non – un artista degli anni ’70. La fascia under 25, essendo quella più presente su Spotify, è comunque quella che ha totalizzato la percentuale più alta di ascolti con circa il 24%.

I dati non rispondono alla domanda centrale. Ha senso misurare gli ascolti di un artista di culto, già ascoltato e ri-ascoltato per decenni su altri supporti?

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