Blade Runner Soundtrack: il capolavoro di Vangelis

Vangelis ha aiutato Blade Runner a trovare la propria e indelebile identità

Blade Runner

Il film cult di Ridley Scott ha un supporto sonoro che fa da preziosa cornice all’intera opera.

Blade Runner è uno dei film sci-fi più famosi e apprezzati nella storia del cinema. Non fu però così al momento della sua uscita nei cinema, polarizzando la critica e incassando poco in Nord America, schiacciato da film come La Cosa, Star Trek ed E.T. l’extra-terrestre. La colonna sonora affidata a Vangelis fu però da subito apprezzata per la sua capacità di fondere la modernità del sintetizzatore, la classicità del piano e l’immedesimazione delle voci.

Con gli anni il film capolavoro di Scott venne rivalutato e analizzato più a fondo. Legata a una trama per lo più semplice troviamo infatti una struttura narrativa molto stratificata che consente di approfondire diversi temi con pochi e ben congegnati personaggi. Vangelis è riuscito a ricamare, sopra questa complessità di livelli narrativi, una colonna sonora perfetta.

Un sound retro-futuristico che ci porta dritti nella distopia di Philip K. Dick.

Blade Runner
Vangelis mentre visiona la pellicola e compone la colonna sonora di Blade Runner

Le immagini di Blade Runner raffigurano una Los Angeles cupa, caotica e socialmente classista. Le luci che illuminano le notti della città sono date dalle gigantesche pubblicità e i grattacieli seminati ovunque sembrano inarrivabili per chi si muove tra le strade costellate da venditori ambulanti e negozi etnici.

Tutto questo si può tranquillamente ritrovare ascoltando la sola colonna sonora. Una sfida incredibile. Togliendo le immagini e assimilando solo le composizioni verremo trasportati tra le strade di quella Los Angeles distopica. Ogni singola nota emana malinconicità, rafforzando l’idea di quell’inevitabile futuro. Al suo interno possiamo chiaramente percepire la differenza tra le scene urbane e quelle più introspettive.

Vangelis si è affidato a una grande mole di strumenti molto diversi tra loro. L’uso del sintetizzatore, principalmente lo Yamaha CS-80, porta il film degli anni ’80 nel futuro, rendendo questo strumento la chiave di volta dell’intera produzione. All’interno del suo Nemo Studios, il compositore sincronizzava le parti arpeggiate con i tempi della pellicola. Per immergere ancora di più lo spettatore ha inserito al suo interno alcuni suoni diegetici, rumori di strade, pioggia ed elementi che si sovrapponevano alle immagini del film. Per legarlo poi a una composizione multietnica di questa Los Angeles futuristica, si è avvalso di strumenti come i gamelan, il glockenspiel, campane tubolari e molti altri strumenti provenienti dall’est.

Blade Runner e la bipolarità di un suono.

Gli anni ’80 sono stati un decennio particolare dove ci sono state rivoluzioni in ogni campo artistico e produttivo. Anche nel lato musicale ci furono grossi cambiamenti, trainati dalle ricerche sonore iniziate alla fine degli anni ’70. L’uso di arpeggiatori e sintetizzatori fu letteralmente sdoganato su ogni tipo di musica e, come disse Brian Eno a David Bowie ascoltando I Feel Love composta da Giorgio Mododer, quello era il suono del futuro. La particolarità è che le sonorità dei sintetizzatori venivano recepite come futuristiche nel periodo in cui invece sono diventate iconiche.

Una caratteristica difficile da replicare visto che la “ricerca del futuro” è svanita nei decenni successivi. Vangelis ha dunque inserito all’interno di Blade Runner un suono che è sia simbolo del futuro che della contemporaneità della pellicola.

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