5 film da vedere prima di morire

5 film da vedere prima di morire

Esistono film che possono essere definiti come “indispensabili” per il proprio bagaglio culturale. Opere così eccelse ed importanti che meritano sicuramente di essere viste prima di passare a miglior vita. In questa rubrica mensile vogliamo iniziare a consigliarvene qualcuno, in modo tale da spingervi a scoprire alcuni titoli, non poi così tanto ovvi, che meritano sicuramente la vostra attenzione. Ecco quindi 5 film da vedere prima di morire:

1) Tenshi No Tamago – Mamoru Oshii (1985)

Solitudine e inquietudine; queste sono le parole più adatte per descrivere il capolavoro di Mamoru Oshii e ciò che riesce a comunicare attraverso la sua messa in scena. Il mondo di Tenshi no Tamago è una landa desolata e desertica, dove tutto sembra essersi fermato per sempre e per dare vita ad un non-luogo, specchio dell’animo della protagonista. Una realtà spoglia e annichilita, dove le ombre si muovono e le strutture si contorcono su se stesse, quasi come per agguantare la ragazza ed il suo “tesoro” . Il fulcro delle vicende è una bambina, a tratti eterea, che difende un uovo misterioso, dai pericoli di un mondo decadente e apocalittico. Un’allegoria di quello che uno ha di più prezioso a questo mondo e di tutto ciò che lo minaccia nella sua integrità e nella sua appartenenza. 

Un’opera volutamente misteriosa e criptica, che punta a creare un’atmosfera cupa e nostalgica, che riesce a rendere ancora più pressanti gli ambienti e i silenzi struggenti che la caratterizzano. Un film che fa sentire soli ed inermi gli spettatori, braccati da un male invisibile e che a tutti costi tentata di stapparci tutto ciò che abbiamo di più caro a questo mondo. Tenshi no Tamago inoltre può essere definito anche come un’esperienza sensoriale ed immersiva, dove il pubblico può proiettare le proprie emozioni e specchiarsi nelle proprie paure.

Un capolavoro d’animazione, che non è altro che un quadro di Giorgio de Chirico in movimento, dove il male arriva silenzioso e la speranza sembra essere morta da sempre.

2) La Parola ai giurati – Sidney Lumet (1957)

La verità, in quanto tale, è un concetto illusorio e totalmente dipendente da chi la codifica. I fatti, anche quelli più inequivocabili, possono assumere riscontri diversi, se guardati e analizzati da angolazioni differenti. La parola ai giurati non solo è uno dei capolavori più grandi del cinema americano, ma è anche un trattato sulla giustizia e sulla fragilità dei temi che risiedono in essa. Quale uomo può giudicarne un altro per le sue azioni? Chi è veramente meritevole di essere responsabile delle sorti della vita di un suo simile? 

Queste sono alcune delle domande che solleva il regista Sidney Lumet nella sua opera, puntando il dito contro il sistema giudiziario, spesso troppo blando e superficiale. Una critica che va ad analizzare i vari aspetti della giustizia contemporanea, evidenziandone i problemi e le imperfezioni. Un film che racchiude il mondo all’interno di una stanza, rappresentandolo attraverso dodici personaggi differenti, ognuno simbolo di un pensiero comune. Figure spesso in contrasto tra loro e capaci di portare in scena non solo il pensiero dell’autore, ma anche un dibattito con svariate implicazioni morali e sociali. Un’opera in grado di coinvolgere lo spettatore attraverso la sua sceneggiatura e capace di farlo riflettere al tempo stesso

Sidney Lumet con questo suo capolavoro, mette in discussione il concetto di giustizia. Non fornisce risposte a tutti i quesiti che solleva, ma evidenzia i problemi del sistema che prende in considerazione e lascia allo spettatore le considerazioni finali. Se davvero un uomo qualunque, cresciuto con le proprie convinzioni, può arrivare a giudicarne un altro, lasciandosi influenzare da fattori poco rilevanti o secondari, allora il giudizio che esso somministra è falsato. Ed è proprio su questo punto che il regista, costruisce e sviluppa la sua creazione, scagliandosi contro la pena di morte e di tutto quello che comporta.

3) Videodrome – David Cronenberg (1983)

La realtà nella sua più asettica definizione non esiste. Il nostro mondo, quello di tutti i giorni, è costantemente manipolato, plasmato ed alterato da ciò che vediamo e desideriamo. La televisione, il più grande mezzo di comunicazione dello scorso secolo, diviene in Videodrome uno specchio della depravazione umana ed infine suo catalizzatore. Uno strumento volto a catturare le menti, attraverso scene di violenza e di sesso, che porta le vittime a perdere prima la cognizione di sé e poi della società in cui essi vivono. Immagini che però non sono altro che esternazioni dei desideri più primordiali degli spettatori, di tutto quello che sono costretti a reprimere giornalmente per essere socialmente accettati.

La tecnologia per David Cronenberg non è mai totalmente negativa, ma sempre uno strumento usato in modo negativo dall’essere umano.

Il regista tramite quest’opera sembra quasi suggerire che le persone di oggi siano quasi destinate a diventare schiave dei mezzi che adoperano, entrando a far parte di un sistema biunivoco, dove il media influisce e si influire da loro. La televisione, oggetto della critica dell’autore in Videodrome, diventano amplificatori di idee e concenti predefiniti, talmente potenti, da andare a modificare la percezione della realtà di chi vi si sottomette. Nulla è concreto, tutto è frutto di una derivazione che altera e plasma l’essenza delle cose. Noi non siamo ciò che crediamo, ma siamo frutto di quel che guardiamo, pensiamo e desideriamo. 

Ora più che mai questo triste concetto diviene verità pura ed assoluta. Un capolavoro grottesco e viscerale, che non solo si dimostra essere avveniristico, ma anche premonitore di un futuro sempre più prossimo. La violenza e il sesso, che hanno fatto sempre da padroni all’essere umano, prendono il sopravvento nei media, diventando sempre più influenti e predominanti. David Cronenberg con Videodrome, mette in guardia il fruitore, ricordandogli di quanto la sua realtà possa essere fragile ed illusoria d’innanzi al prodotto da cui attinge. Il regista vuole ricorda che la televisione, oltre che ad essere un mezzo d’intrattenimento, è anche il riflesso oscuro e distorto dei suoi desideri più morbosi e reconditi.