Sfera Ebbasta: il gusto è una colpa? Ma cosa ascoltavamo noi a 14 anni?

Le vittime di Corinaldo avevano… brutti gusti? Perché, voi cosa ascoltavate a quattordici anni?

Sapete tutti di cosa si sta parlando in questi giorni. Si sentono in giro (sul web) frasi orribili, che sostengono che ciò che è accaduto alle vittime della tragedia di Corinaldo sarebbe stato meritato, dato che erano lì ad ascoltare… un artista, Sfera Ebbasta, non considerato da questi commentatori rispondente ai propri criteri qualitativi. Diciamo così. La contro-domanda che un po’ ovunque sta sorgendo, rivolta specialmente proprio a questi commentatori, è la seguente: “Perché, voi che musica ascoltavate a quattordici anni?”. Si sa infatti che diverse delle vittime erano ragazzini attorno a quell’età. E si sostiene, da più parti, che la loro “colpa” sia stata quella di ascoltare musica “non buona”.

Che questa sia un’assurdità, lo sappiamo, e non occorre soffermarcisi oltre. Ancora più un’assurdità, ovviamente, è augurare la morte a qualcuno solo perché ha gusti differenti dai nostri. Questo è un sintomo di un tempo, quello che viviamo, nel quale i consumi si sono sostituiti ai valori, e decidono degli atteggiamenti che assumono via via sempre più il carattere di scontri ideologici.

Sfera ebbasta

Detto questo, abbiamo cercato, in maniera molto semplice, di rispondere alla domanda posta qui sopra, per fare tutti un bel bagno di umiltà e cercare di guardare a questi avvenimenti con meno arroganza: che musica ascoltavamo noi a quattordici anni? Spoiler: vi diciamo subito che nessuno di noi ascoltava John Cage, in pochi ascoltavamo i Led Zeppelin, quasi nessuno ascoltava Frank Zappa.

Poi certo, ognuno aveva i proprio ascolti seri e meno seri. Ma bisogna pensare al contesto, che è anche ciò che va fatto nel caso di Sfera Ebbasta. Per quanto ci riguarda, noi della redazione musica siamo persone nate tra il 1986 e il 2000, ma per la maggior parte negli anni ’90. La maggioranza di noi aveva quattordici anni attorno alla metà degli anni ’00, diciamo tra il 2006 e il 2009.

Situazione: non esistevano ancora i servizi di streaming musicale, o erano poco utilizzabili. MTV, All Music e le radio decidevano cosa dovevamo ascoltare. Se vivevi in città potevi avere un negozietto di dischi che ti consigliava buona musica, o un amico che ti faceva arrivare il cd masterizzato con il meglio dei Sonic Youth. Ma per il resto, mancando ancora l’informazione e le possibilità d’ascolto musicale oggi disponibili grazie a Internet, il massimo della trasgressione all’epoca era ascoltare i Korn, o i Prodigy. Oltre a questo, diciamo in superficie, c’erano tutta una serie di fenomeni musicali che, inevitabilmente, finivano nelle nostre orecchie. E con l’ingenuità data dalla nostra giovane età, ebbene sì, li ascoltavamo.

Vogliamo parlare, per esempio, di Dragostea Din Tei, capolavoro disco italo-rumeno del 2004? All’epoca la conoscevamo tutti – tutti – e chi dice il contrario è un vile bugiardo. O vogliamo richiamare dalla memoria il mitico Mondo Marcio, con Dentro alla scatola, il vero antesignano di tutti i rapper oggi in circolazione? Era poi tanto differente da Sfera Ebbasta? (E tra l’altro, che fine avrà fatto?). Della sua canzone, tanto per dire, nessuno capiva le parole, ma nel 2006 tutti la sapevano a memoria. E ancora: che dire del rock and roll all’acqua di rose dei Finley, i quali, in un periodo poco ispirato per il rock italiano, ci sembrarono i Nirvana? Diventerai una star, un’altra canzone universalmente nota.

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Tornando un po’ indietro, e restando in ambito rap, bisogna ricordarsi anche di Ragazze acidelle, capolavoro trash dei Flaminio Maphia. Nominateci qualcuno che nel 2001 aveva quattordici anni, e non conosceva questa canzone. Se invece quattordici anni li avevate nel 2005, ricorderete sicuramente I bambini fanno “ooh…” di Povia, canzone che si racconta da sola. Potete negare fino allo stremo, lo sappiamo che era nei vostri lettori mp3. Così come c’era Semplicemente degli Zero Assoluto, Cleptomania dei Sugarfree, Il grande Baboomba di Zucchero feat. Mousse T..

E sappiamo anche che, tra voi che state leggendo, c’è qualcuno che nel lettore mp3 aveva anche l’immortale Wale (tanto wale) dei Dari. Tranquilli, nessuno vi vede, ma sappiamo che ci siete. Non dimentichiamo poi, fondamentale, la italodisco anni ’90 con Gigi D’Agostino e gli Eiffel 65. Quella, per gli “amanti della vera musica”, era sozzeria. Ma poi tutti ci si andava a ballare per rimorchiare, e oggi alle serate revival c’è sempre il pienone.

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Potremmo fare molti altri esempi, partendo da Paolo Meneguzzi, passando per i Blue e arrivando a Paola e Chiara, ma siamo sicuri che arrivati qui ognuno di voi avrà ormai rispolverato i proprio personali “guilty pleasures” da quattordicenne. Certo, sappiamo che c’è chi tra voi insorgerà, affermando: “No, io a quattordici anni ascoltavo Rachmaninov!” Ma spiacenti, si tratta di una minoranza. Perché anche noi che scriviamo, come voi che leggete, non siamo diversi dai ragazzini che sono morti sabato scorso, in una serata che per loro sarebbe dovuta essere di gioia e divertimento.

E ci preme specificare che tutto quanto abbiamo detto dovrebbe essere scontato, e banale. Ma nel momento in cui qualcuno attribuisce ad una simile tragedia il carattere di una grottesca punizione divina (peggio ancora se lo si fa dietro allo scudo patetico del “black humor”), qualcosa bisogna replicare, sia pure una banalità.

 

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