Salmo – Recensione Playlist

La playlist del rap italiano 2018 è esattamente come una playlist dovrebbe essere: a tratti azzeccata, ma non innovativa.

La vera bestia nera della musica italiana degli ultimi anni, croce della vecchia guardia e delizia delle nuove leve che sentono già i soldi tintinnare in tasca, è forse una sola: il fiuto per la hit. La capacità sviluppata dagli artisti musicalmente e liricamente validi di capire cosa dire, come dirlo e con chi dirlo per sfondare al pari dei compagni teen idols. Chiaramente lasciando da parte, momentaneamente, la loro effettiva capacità artistica.

Cosa c’è nel nuovo disco di Salmo, chiamato Playlist? Un sacco di hype, dovuto principalmente a due cose: Salmo è uno dei rapper più apprezzati in Italia, perché nelle sue barre dirette e crude, a volte più dei suoi colleghi “hardcore”, i sentimenti riescono sempre ad infilarsi senza sembrare testi scritti da Ed Sheeran. E ha caricato su Pornhub un video promozionale. Fin qui, potremmo quasi affermare che non ci sia nulla di strano: Salmo ha capito come rendere il proprio disco una specie di oggetto di culto, e far diventare il 9 novembre una sorta di festa nazionale. Onore al merito, perché la trovata rasenta il geniale.

Cosa c’è invece di nuovo nel nuovo disco di Salmo? Per quanto potessimo sperarci, l’equivalente musicale del video promozionale su Pornhub non c’è, e la colpa è proprio della bravura che ha sviluppato Salmo nel capire come vendere anche senza fare qualità.

Se c’è qualcosa che al rapper sardo non è mancato, è stato il famigerato fiuto.

Non si giudica un libro dalla copertina. E infatti, più che la divertente copertina, è la tracklist a lasciar presagire male: featuring con Fabri Fibra (il punto più alto del disco), il nordico Nitro reduce da un disco finalmente maturo, la voce profonda e vellutata di Nstasia, e gli hitmaker italiani per eccellenza, i signori Coez e Sfera Ebbasta. Sentite già l’odore di milioni e milioni di streaming al solo leggere “Cabriolet feat. Sfera Ebbasta” o “Sparare Alla Luna feat. Coez”?

Playlist non solo non aggiunge nulla di nuovo, ma addirittura torna indietro, più del tritatutto di The Island Chainsaw Massacre, il capolavoro hardcore del Salmo che guardandosi allo specchio vedeva un brutto ceffo mascherato; più del neoclassico rap Mr. Antipatia, del Salmo con la voce strascicata da MC di Brooklyn e il g-funk. Anzi, arriva ad un punto che Salmo non aveva mai toccato: vuole piacere a tutti. Ed è evidente nell’improvviso crollo della capacità lirica di Salmo, che nel cercare di fare barre intimiste e violente ma che possano piacere a tutti finisce col non essere più credibile, anzi col sembrare un meme vivente.

“Voi non siete milionari non siete Gerry Scotti, non siete Travis Scott, sembrate Travis Scotti”, un mix di nomi che qualsiasi ascoltatore di rap sopra i dodici anni avrà letto su Facebook almeno cinquanta volte. Scusateci, ma sentire “Sono fico, sono bello, fotomodello” in Ricchi E Morti ci fa un po’ male (e sì, lo sappiamo che il titolo è un riferimento alla serie TV Rick e Morty. Il che non fa che confermare la tesi). Così come descrivere l’Italia srotolando luoghi comuni con superficialità non fa bene a nessuno, anche se sai che ti ascolteranno comunque.

Il potenziale disco della maturità di Salmo è un esperimento di anarchia intellettuale, non musicale.

Cosa c’è di male nel chiamare Sfera Ebbasta nel tuo disco? Nulla, a meno che nello stesso disco non attacchi i rapper di oggi che “si vestono male e cantano male”, come sbraita Salmo in Perdonami, uscito qualche mese fa. Fabri Fibra si dimostra ancora una volta intellettualmente onesto, ammettendo in Stai Zitto:“Mi vorrei reincarnare in un trapboy per poter dire solamente ‘Ye ye’, senza offesa anche a me piace la trap, poi a diciotto anni mica scopi se ascolti gli Slayer” e prendendo le distanze da qualsiasi diatriba, come in ogni sua strofa. Salmo, invece, si getta nella mischia ma non sa chi scegliersi come nemici: i compagni della vecchia guardia o i novelli trapboy? Nessuno dei due. E allora perché non starne fuori?

Salmo si muove su beats che non spiazzano ma vestono perfettamente il testo del brano, dal romantico con i piattini trap di Il Cielo Nella Stanza all’emo trap di Lunedì e alla fatidica Cabriolet che suona come suonerebbe un carillon: prevedibile, melenso, a tratti fastidioso. Playlist è fedelissimo al suo nome: non è il disco definitivo del Salmo uscito dall’adolescenza, è la sua playlist. Sarà divertente, ma rimane una raccolta di brani.

Brani che potranno totalizzare dieci milioni di streaming in un giorno (ed è realmente accaduto), ma rimangono sostanzialmente esercizi di stile che non solo non stanno né con la trap né con la new school, ma rubano da entrambe tutto quello che non c’era più bisogno di rubare. Di sicuro non è un disco maturo, ma confidiamo nella capacità lirica di Salmo, sperando che lasci da parte il mercato delle star. Perché i fenomeni passano, i colpi nei denti provocati da due barre crude come poche restano.

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Anno di pubblicazione: 2018
Genere: Rap

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