La musica nei libri – Poesie, appunti e disegni di Kurt Cobain

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Il cantante dei Nirvana riempiva quaderni di poesie, disegni e riflessioni.

Il libro Journals, pubblicato nel 2002, è una raccolta di materiale originale del frontman della band grunge più famosa al mondo. Da questi scritti si possono comprendere alcune delle sfumature che definivano la personalità di Cobain. I principali temi sono la passione per la musica, le dinamiche interne ai Nirvana, i tentativi di ottenere spazio nella scena musicale contemporanea, ma anche le sensazioni e i pensieri che caratterizzavano la vita privata di uno degli artisti più influenti della musica del Novecento.

Abbiamo qui raccolto alcuni degli spunti più interessanti del libro.

“Oh, Il nostro nome definitivo è Nirvana”

Inizia così una delle lettere scritte da Kurt all’amico batterista Dale Crover (che per breve tempo fece parte dei Nirvana). L’entusiasmo nell’annunciare il nome della band è accompagnato da una serie di divertenti racconti sui recenti avvenimenti della vita dello stesso Cobain e del bassista Krist Novoselic.

“Io e Chris ci siamo fatti di LSD e poi abbiamo guardato il Late Show” (fregato da Johnny Carson) dove hanno suonato Paul Revere e i Raiders”. I due giovanissimi membri della band si divertono tra droghe e tv commerciale. Kurt, dopo aver scoperto che l’amico ha un disco dei Raiders, propone poi di andar a frugare nella sua collezione di dischi per trovare quelli che considera “dischi merdosi”.

Ed ecco dunque una pila di Eagles, Carpenters, YES, Joni Mitchell. I due rompono circa 250 dischi, finché Krist, dopo essersi liberato di tutta quella musica si dichiara ripulito e rivitalizzato.

“Mi stendo e mi metto a pensare finché non entro in uno stato semi-ipnotico di sub-coscienza, c’è chi lo chiama sognare ad occhi aperti, e chi un inebetirsi del cazzo.”

Kurt si dichiara stufo delle situazioni noiose e delle conversazioni inutili. Si sente più libero quando prima d’addormentarsi si sdraia e pensa in solitudine. Ma questo pensare viene sentito come qualcosa di più profondo, come un stato mentale in cui riesce a dimenticarsi di pensare.

“I Nirvana sono un trio che suona hard rock con sfumature punk. Normalmente non hanno un posto di lavoro. Quindi possono cominciare un tour in qualunque momento.”

Il leader definisce la band più rappresentativa del grunge come una variante punk dell’hard rock. In effetti i suoni della band, soprattutto nei primi brani incisi, hanno quell’energia e quella distorsione tipiche delle sonorità del rock aggressivo degli anni Settanta, con però una evidente componente punk.

Kurt scherza poi sulla disoccupazione dei membri della band e sul lato positivo della cosa, cioè che possono partire per un tour in qualunque momento.

“La televisione è la cosa più sinistra del nostro pianeta. Va’ subito a prendere la tua TV e buttala dalla finestra o vendila e compra uno stereo migliore.”

Kurt Cobain, che si dichiara in quel momento influenzato e con gli occhi che bruciano, esprime il suo disprezzo nei confronti della televisione e di tutta la spazzatura commerciale che ne consegue. Il mondo ha bisogno di più stereo e meno apparecchi televisivi. Ma la più grande colpa di questo mezzo di intrattenimento è la capacità di distrarre. Per Cobain il suo calo nell’impegno musicale e l’aumento della sua pigrizia sono da imputare alla cattiva influenza della televisione.

“Quello che voglio dire è che provare passione ed essere sincero mi piace, ma mi piace anche divertirmi e fare il cretino. Sfigati del mondo unitevi.”

Il giovane Kurt ci parla della sua scrittura dei testi, che sostiene sia un gran mucchio di contraddizioni. Le opinioni sincere e i sentimenti si fondono al sarcasmo e all’umorismo nel confutare e raccontare gli stereotipi da bohémien, oramai appartenenti al passato.

Passa poi rapidamente in analisi le tipologie di autore di canzoni.

Da un lato ci sono i “visionari tristi e tragici”, nella cui categoria vengono classificati Morrissey, Michael Stipe e Robert Smith.

Dall’altro ci sono invece i “ragazzini bianchi sgraziati” un po’ fuori di testa, come i Van Halen e gli esponenti della musica heavy metal.

Uno degli scritti più interessanti dei quaderni di Kurt Cobain è la lista improvvisata e in ordine casuale di “I like” del musicista dei Nirvana. Un elenco variegato di ciò che gli piace, espresso con la consueta ironia e profondità. Da una lettura completa si può comprendere molto della personalità del musicista, decisamente più divertente e spensierato di quanto si possa pensare.

Riportiamo qui sotto un estratto di questo testo.

“Mi piacciono stili diversi di musica. Mi piace prendere in giro i musicisti che secondo me plagiano o offendono la musica in quanto forma d’arte vendendo e sfruttando patetiche e imbarazzanti versioni del loro lavoro. Mi piace scrivere poesie. Mi piace ignorare gli altri che fanno poesie punk. Mi piace il vinile. Mi piacciono la natura e gli animali. Mi piace nuotare. Mi piace stare con gli amici. Mi piace stare da solo. Mi piace sentirmi in colpa per il fatto di essere un maschio bianco americano. Amo dormire.

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