Kurt Cobain: la commovente lettera d’addio [FOTO]

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Kurt Cobain insieme ai Nirvana nel video ufficiale di "Smells Like Teen Spirit"
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Kurt Cobain si è tolto la vita il 5 aprile 1994. Ecco la struggente lettera che è stata ritrovata come ultima eredità della sua sofferenza

5 aprile 1994. Kurt Cobain compie l’estremo gesto. Il cantante si toglie la vita di fronte all’enormità di una sofferenza che nessuno ha mai compreso fino in fondo e che nessuno sensibile e intelligente quanto lui avrebbe mai potuto affrontare appieno. Assieme a lui venne trovata una lettera a testimonianza delle ragioni alla base della sua decisione.

Ve la riportiamo qui sotto tradotta in italiano, con il testo in inglese e una foto della copia originale in mezzo all’articolo. La lettera è indirizzata all’amico immaginario di Kurt, Boddah. Nel testo l’artista esprime tutta la sua incapacità nel provare entusiasmo con la musica e di fronte a un pubblico, vedendosi così venir meno la sua stessa ragione di vita.

Ovvio che un gesto del genere non vada approvato né tanto meno idealizzato o romanticizzato. Ma in qualche modo la fine tragica di Kurt è divenuta parte stessa della sua poesia: quella di un uomo solo di fronte all’enormità della complessità della vita e delle trappole che essa tende a ogni angolo. Ma pensiamo: quanti di noi vi sono sopravvissuti negli anni grazie a questa stessa poesia?

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La lettera di suicidio di Kurt Cobain

“A Boddah. Vi parlo dal punto di vista di un sempliciotto un po’ vissuto che preferirebbe essere un bimbo lamentoso. Questa lettera dovrebbe essere abbastanza semplice da capire. Tutti gli avvertimenti della scuola base del punk rock che mi sono stati dati nel corso degli anni, dai miei esordi, come l’etica dell’indipendenza e della comunità si sono rivelati esatti.

Non provo più emozioni nell’ascoltare musica e nemmeno nel crearla e nel leggere e nello scrivere da troppi anni ormai. Questo mi fa sentire terribilmente colpevole. Per esempio quando siamo nel backstage e le luci si spengono e sento alzarsi forte l’urlo del pubblico, non provo quello che provava Freddie Mercury, che si sentiva inebriato dalla folla, ne traeva energia; e io l’ho sempre ammirato e invidiato per questo.

Il fatto è che non posso imbrogliarvi, nessuno di voi. Semplicemente non sarebbe giusto nei vostri confronti né nei miei. Il peggior crimine che mi possa venire in mente è quello di fingere e far credere che io mi stia divertendo al 100%. A volte mi sento come se dovessi timbrare il cartellino ogni volta che salgo sul palco.

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Ho provato tutto quello che è in mio potere per apprezzare questo (e l’apprezzo, Dio mi sia testimone che l’apprezzo, ma non è abbastanza). Ho apprezzato il fatto che io e gli altri abbiamo coinvolto e intrattenuto tutta questa gente. Ma devo essere uno di quei narcisisti che apprezzano le cose solo quando non ci sono più. Sono troppo sensibile.

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