“Auguri per la tua morte”: buone le intenzioni ma il film non funziona

La Blumhose dà alla luce un nuovo film che stavolta strizza l'occhio allo slasher pur non acquisendone a pieno l'estetica sangunolenta. Pochissime le pretese ma il risultato non è affatto soddisfacente nonostante la bellissima (e brava) Jessica Rothe.

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recensione auguri per la tua morte

Recensione in anteprima

RECENSIONE AUGURI PER LA TUA MORTE – “Vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo“. A ripetizione. In poche parole, la trama dell’ultimo film prodotto dalla Blumhouse, si può scrivere in questa massima un po’ trita e ritrita oggigiorno. Jessica Rothe, intravista in La La Land, interpreta egregiamente un’irritante Tree, una teenager al college vittima di una sorta di maledizione: rivive il suo compleanno in loop finché un pazzo assassino non la uccide. E via ancora con il brusco risveglio e la stessa giornata che si ripete fino al brusco epilogo. Tree è la sola che vive in questo loop spazio temporale e non riesce ad uscirne (viva). Un po’ come quello che capitava al povero Ian Stone nel mediocre film di Dario Piana. Insomma, ci troviamo di fronte  all’ennesimo assassino macherato che rincorre l’ennesima scream queen.

recensione auguri per la tua morte

RECENSIONE AUGURI PER LA TUA MORTE – La casa di produzione di Jason Blum sta fagocitando tutto ciò che concerne l’horror moderno fatto di storie non molto originali ma ben  dirette, con i soliti jumpscare che tanto piacciono agli spettatori di oggi. Indimenticabili (nel bene e nel male) i vari “Paranormal Activity” e la saga “Insidious“, senza tralasciare “La Notte del Giudizio“. Recentemente aveva anche dato alla luce l’ottimo “Scappa-Get Out“, un pregevole thriller horror dai forti connotati politici. Con questo “Auguri Per La Tua Morte”, la Blumhouse si lancia nel teen horror a tinte slasher ma il risultato non è affatto dei migliori. Alla regia troviamo Cristopher B. Landon, sceneggiatore di “Disturbia”, che qui si diletta nel coniugare l’elemento tipico dello slasher anni ’90 a “Ricomincio da capo“, citato anche dai protagonisti del film.

 

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RECENSIONE AUGURI PER LA TUA MORTE – Il trailer accattivante, così come la storia in sé, solletica molto la curiosità per vedere come si riesce ad uscire da un loop narrativo perenne oltre che alla perenne domanda “chi è l’assassino?”. I ritmi sono serrati, la suspence c’è ma non la fa da padrona. E peggio ancora, di sangue ce n’è ben poco, un male se consideriamo la volontà di fare uno slasher . Ciò che fa latitare non poco il film è senz’altro la scrittura, approssimativa e confusionaria come ad esempio nell’improbabile finale. Intuile dire che anche in questo caso, le scelte sbagliate della protagonista sono pressoché continue e contri ogni senso comune. Ancora, lo sviluppo psicologico di Tree appare altrettanto approssimativo ed inserito solo per allungare il brodo per arrivare ai canonici novanta minuti. La Blumhouse ha saputo far di meglio nel suo piccolo e qui ha sbagliato completamente.

 

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