Refn attaccato dalla PETA per aver un ucciso un maiale sul set

Il regista Nicolas Winding Refn è stato attaccato dalla PETA per aver presumibilmente ucciso un maiale sul set della sua serie Netflix

Nicolas Winding Refn
Credits: YouTube/ Kino+ | Interview with director Nicolas Winding Refn
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Nicolas Winding Refn è uno dei registi più apprezzati dell’attuale panormana cinematografico mondiale. Tuttavia negli ultimi giorni è salito agli onori della cronaca non per le sue doti registiche ma per le accuse mosse dalla PETA nei suoi confronti. L’associazione che si occupa di salvaguardare i diritti degli animali ha infatti puntato il dito contro il cineasta dopo aver saputo che presumibilmente un maiale è stato ucciso sul set della sua nuova serie Netflix senza nome.

Uccidere un essere senziente e sfruttare quella morte per divertimento è inaccettabile e dovrebbe essere illegale – si legge nel comunicato. Nessun animale dovrebbe soffrire o morire per l’intrattenimento umano, e PETA chiede a Netflix di lasciare sul pavimento della sala di montaggio qualsiasi filmato che possa glorificare l’inutile e insensato massacro di questo maiale.

Refn  ha fatto irruzione sulla scena a Hollywood con il suo film del 2008 Bronson, con Tom Hardy nei panni del pericoloso criminale noto come Charles Bronson, che ha guadagnato notorietà come il prigioniero più violento in Gran Bretagna.

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In seguito è salito alla ribalta definitiva con Drive, Film indipendente con protagonsita Ryan Gosling realizzato con soli 15 milioni col quale il regista di origini danesi è guadagnato una reputazione ben oltre le sue più rosee aspettative. Il film è stato un enorme successo sia al Festival di Cannes che commerciale, incassando 81 milioni di dollari al botteghino mondiale.

Il regista è lontano dal grande schermo ormai da 5 anni. Il suo ultimo lavoro infatti, The Neon Demon, è arrivato in sala nel 2016. In quell’occasione Refn non è riuscito a bissare il successo del precedente lavoro arrivando a mala pena ai 3 milioni di incassi globali a fronte dei 7 di budget.

Per ora il cienasta non ha risposto alle accuse delle PETA, vi terremo aggiornati.

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