Monografia Refn: Bleeder – Recensione

L'esperienza di vita del nostro redattore al servizio di un film indimenticabile

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STORIA VERA

Kim Bodnia in Bleeder

Due anni fa stavo fuori, a Torino, lontano dalla mia città, per un raduno con un gruppo di amici che non vedevo da tanto tempo. “Ottima occasione per parlare e divertirti con loro!”, direte voi. Invece no, ero stanco e non avevo tanta voglia di parlare. Così, quando andiamo in pizzeria, mentre la mia faccia sembra cadere nel piatto per la noia, ripenso a un film che ho sul telefono. Si chiama Bleeder, se non sbaglio, di Nicolas Winding Refn, regista danese di cui ho visto Drive, Bronson e Solo Dio perdona, senza capire niente di quest’ultimo. Non sapendo cosa fare per ingannare l’attesa per la pizza, stando attento a non farmi notare, decido di guardare il film, solo le immagini, non mi importa cosa si dicono i personaggi. Rimango subito colpito dai primi minuti. Sarà l’intro inusuale per un lavoro venduto come scioccante, seguita dalle immersive inquadrature delle VHS della videoteca in cui lavora Lenny, uno dei protagonisti, ma tutto mi sembra totalmente nuovo: non c’è nulla in Bleeder che abbia mai visto prima; una volta resomi conto della situazione però, ecco che arriva la pizza. Mangio male, (stranamente) deluso per non aver potuto concludere il film. Così, una volta tornato in albergo, riprendo in mano il telefono e me lo vedo dall’inizio alla fine.

Zlatko Buric e Mads Mikkelsen in Bleeder

Qualunque cosa che leggerete da adesso fino alla fine del paragrafo la scriverò senza il timore di risultare esagerato, ma con il costante dubbio che molti non crederanno alle mie parole.
Tornando a noi, a fine visione sono confuso. Il giudizio maturato velocemente in pizzeria si è rivelato molto simile all’arrivo dei titoli di coda. Come detto, tutto della pellicola mi è sembrato nuovo, visivamente e nell’atmosfera, non a caso sono rimasto sorpreso e non poco dai venticinque minuti finali. Eppure, c’è qualcos’altro che ha reso Bleeder il mio film preferito in meno di una nottata, scavalcando pietre miliari come Pulp Fiction e 2001: Odissea nello spazio. Dovete sapere che nel film ci sono due storie, unite tra loro da alcuni nessi narrativi. Nella prima, Leo (Kim Bodnia) e Louise (Rikke Louise Andersson) sono una giovane coppia di Copenaghen apparentemente lontana dalla ricerca di un’esistenza migliore. Tutto cambia quando nella vita di Leo arrivano due grosse notizie: la gravidanza di Louise e la conseguente invadenza di Louis, il fratello di lei. Il protagonista, che col tempo scopriremo non volersi abbandonare a una monotona vita da padre, sembra in difficoltà nel sorbire una tale situazione, e la sua esplosione non tarda ad arrivare. Nel frattempo il già citato Lenny (Mads Mikkelsen), amico di Leo, si innamora perdutamente di Lea (Liv Corfixen). Nonostante abbia superato i vent’anni, quella per la ragazza è la sua prima cotta.
La mattina dopo, appena sveglio, tutto mi è più chiaro: è stato Lenny il motivo principale per cui ho amato Bleeder, quella sua goffaggine nel parlare con l’altro sesso, l’amore incondizionato per il cinema, uniti alla disillusione generale che si respirava durante la pellicola. Tutto rispecchiava al millesimo la mia vita in quel periodo.

APOTEOSI DELLA SOGGETTIVITÀ (Outro)

Mads Mikkelsen con Liv Cofixen, attuale moglie di Nicolas Winding Refn

Adesso vi starete chiedendo perché ho deciso di raccontare fedelmente una mia esperienza personale. La risposta è semplice: questo è l’unico modo per recensire positivamente il film di Refn. Non c’è nulla, dalle luci al neon alla colonna sonora, che possa far pensare allo spettatore di star guardando qualcosa di sorprendente tecnicamente (es: i neon sono semplice illuminazione, la colonna sonora semplice musica). Non a caso, per Bleeder non c’è niente di certo nemmeno nel giudizio, per il critico e per lo spettatore comune, tanto che in molte parti del mondo non è nemmeno uscito. Tutto è soggettivo, stavolta. Io sono rimasto affascinato dalle analogie tra la mia vita e quella di Lenny. Ecco allora dove il film diviene veramente speciale e unico, e riesce a distinguersi da molti lavori per certi versi analoghi. È l’emozione a primeggiare, a rendere il film vivo. Sicuramente non piacerà a tutti, a nessuno di quelli che non rimarranno attratti da uno dei protagonisti. Ciò che posso dirvi, da appassionato, è dare a Bleeder almeno una possibilità, potrebbe persino piacervi.

Puntata precedente (TRILOGIA PUSHER) qui

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