I Radiohead e la terribile stroncatura di Kid A: “Guarda mamma so succhiarmi il ca**o da solo”

Radiohead
Thom Yorke dei Radiohead. Credits: angela n. / Flickr
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Alla sua uscita, non tutti considerarono Kid A un capolavoro e qualcuno ci andò giù particolarmente pesante

Oggi tutti consideriamo Kid A dei Radiohead un capolavoro. Punto di svolta fondamentale nella musica a cavallo tra i due millenni, super-classico sperimentale colmo di innovazioni e intuizioni incredibili le cui influenze si colgono ancora oggi a 360 gradi. Insomma, uno di quei lavori sulla cui qualità non c’è da discutere.

Peccato che all’epoca, chiaramente non potendo prevedere l’enorme riscontro che il disco avrebbe avuto e lo status leggendario al quale sarebbe assurto, non tutti ne tessano le lodi. Qualcuno, addirittura, si “permette” di bocciarlo in maniera particolarmente spietata; come del resto era tipico dei critici musicali di un tempo, che pensavano che la cattiveria gratuita fosse un sintomo di intelligenza.

Parliamo di Mark Beaumont, oggi cinquantenne e autore per The Guardian, The Times, Uncut e New Musical Express. Il giornalista è anche particolarmente famoso per l’intervista del 2007 nella quale Keith Richards dei Rolling Stones asserisce di aver “sniffato” le ceneri di suo padre; dichiarazione la cui veridicità è tuttora in dubbio.

Quello che ci interessa qui, però, è la recensione di Kid A scritta da Beaumont per Melody Maker (pubblicazione ora estinta) il 20 settembre 2000. Cominciamo con il voto: 1.5 stelle su 5. Piuttosto impietoso, ed è solo l’inizio. Potete trovare la recensione originale in inglese qui; nel resto dell’articolo traduciamo per voi le parti migliori (o peggiori, a seconda del punto di vista).

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Si comincia con sarcasmo rampante: “IMPORTANTE? Questo, fratelli monaci della Nuova Musica, è il secondo Big Bang; è la nave madre aliena che veleggia sopra la torre delle Nazioni Unite del rock preparandosi a far esplodere tutto ciò che conosciamo e apprezziamo in pezzettini termonucleari”.

“Importante? Il suono stesso del cd che gira sibila rivoluzione, il titolo è un portento di scienza genetica sorpassata dal suono, la copertina puzza sicuramente di odore corporeo di genio”. L’ironia è chiara, ma si passa presto a toni più diretti. Il disco viene presto definito: “Grossolano, ostentato, auto-congratulatiorio, vecchia schifezza lamentosa da guarda-mamma-so-succhiarmi-il-cazzo-da-solo“.

Una delle recensioni più impietose mai scritte su un disco dei Radiohead

“[Il disco] è il suono di Thom Yorke che s’infila fermamente la testa su per il suo proprio culo, ascoltando i brontilii dei suoi venti intestinali e decidendo di condividerli con il mondo. Facciamo due calcoli: OK Computer, fino ad oggi il più sopravvalutato album mai registrato, conteneva quattro canzoni vere e proprie, due delle quali (Karma Police e No Surprises) erano quasi identiche”.

Kid A riesce a strizzarne fuori circa due e tre ottavi [di canzoni], ed esse si sforzano di respirare sotto valanghe di mix elettronici, fastidioso vocoder senza senso e babbuini stuprati. […] I Radiohead hanno creato un monumento di effetto sopra il contenuto, un soffocante cataclisma di suoni e furia che significa precisamente: fanculo a tutto“.

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Qualche info sulle singole canzoni. Everything in Its Right Place viene definita: “Tutto ciò che non è necessario in qualunque posto possano infilarlo”. The National Anthem è “L’inno nazionale per qualche bizzara nazione che ama il jazz governata da un circo di gente demente”. Idioteque: “Thom Yorke trova una grande nuova scatola che vomita beat tipo Depeche Mode nel 1984″.

“E poi c’è Morning Bell nella quale non succede proprio un cazzo. Niente! Davvero uno spreco cazzo!” Le conclusioni: “Siete rimasti storditi, perlessi e meditabondi sui motivi di Kid A. I Radiohead stanno cercando di allargare la zona del rock, senza sapere che stanno semplicemente percorrendo solchi tracciati da DJ Shadow e Brian Eno prima di loro?”

Groundbreaking?” concude Beaumont, con ironia al fiele “Come Thom cantava in Pop Is Dead, di gran lunga il singolo dei Radiohead più ispirato fino ad oggi [!]: “In realtà l’imperatore non ha vestiti indosso / E la sua pelle sta venendo via”. E importante? Come il grande poeta, filosofo e non-robot anti-globalizzazione Jim Royle potrebbe dire: ‘Importante, il mio culo’“.

Fonte: Wayback Machine

Scrivo di musica, cultura, arte, spettacolo e cinema. Ho pubblicato su Cinergie, Digressioni, Radio Càos, Rock and Metal in My Blood.